L’uomo sente l’urgenza tanto di creare quanto di distruggere

La frase che recita “L’ESSERE UMANO DIVENTA QUELLO CHE PENSA” la ritieni vera?

Il pensiero non è altro che un’immagine che mandiamo nel mondo immateriale, molti studiosi della filosofia buddhista ritengono che nutrendo i nostri pensieri con le nostre emozioni più profonde rispettando le “tre tappe fondamentali” si possa trasportare i nostri pensieri sul piano materiale.

Pur rimanendo scettico sull’argomento visto che tentar non nuoce proviamo a scoprire quali sono questi tre passaggi:

  1.  Comincia dal piano mentale, lascia andare la tua immaginazione e cerca quello che veramente senti come un bisogno profondo
  2.  Passa al piano emozionale cercando di percepirlo come fosse già reale
  3.  Passa al piano fisico reale, compiendo delle azioni che ti avvicinino al tuo obbiettivo

Logicamente prima di impegnarti in questo che sembra un semplice procedimento chiediti se quello che cerchi di rendere manifesto nella vita reale risponde veramente ad un tuo bisogno interiore, i nostri pensieri talvolta sono talmente inconsci che potremmo portare in superfice non solo cose desiderate ma anche pensieri che possono essere spiacevoli e dannosi, se così dovesse andare non darti per vinto e non attribuire la colpa a situazioni esterne, ricerca la necessaria concentrazione e scava dentro le tue emozioni fino a che l’obbiettivo non ti sia veramente chiaro.

A volte bastano pochi secondi per visualizzare la felicità e in altre occasioni se il tuo animo è troppo vincolato a situazioni esterne che non dipendono dalla tua volontà ci vorrà molta pazienza e concentrazione per capire che siamo esseri unici e quindi non condizionabili dal pensiero o dalle situazioni altrui, quindi lascia andare la recita del “povero me come sono sfortunato nessuno mi ama o quelli là pensano male di me” perché così facendo ti crei solo danni ulteriori, sicuramente non sarà facile cercare la bellezza dentro la bruttezza oppure cercare l’amore e le buone intenzioni dentro le critiche ma anche solo il fatto di provarci ti farà veramente fare un bel salto in avanti verso il tuo benessere interiore.

Da un momento all’altro potresti capire che sei tu con i tuoi pensieri che cambi la tua vita e che ti crei il tuo percorso a seconda di quello che decidi di vedere con gli occhi del tuo io più profondo, la vera e unica evoluzione umana del nostro pensiero è diventare essere spirituali, non siamo sulla terra per vivere nella ricchezza o nella povertà, nella popolarità o nell’anonimato, nel lavoro oppure nella disoccupazione, siamo sulla terra per sviluppare la nostra individualità il nostro “sé superiore”.

Sicuramente questo ultimo concetto potrebbe essere un po’ difficile da assimilare anche perché il costrutto della nostra società ci porta ad avere bisogni materiali molto superiori alle nostre disponibilità economiche e da qualche tempo sul mainstream globale si sta affermando come nuova tendenza, che parte dai ragazzi più giovani, il culto dell’apparire a tutti i costi, il diventare famosi, avere la tanta agognata popolarità e ricercando quest’ultima non si guarda in faccia a nessuno, spinti da un bisogno che non ha nulla di sensato. Le cronache odierne mostrano vere e proprie tragedie, vite spezzate per creare un video e cose del genere.

Fermati un breve istante e rifletti, guarda dentro di te e osserva quanto di quello che hai appena letto ti è rimasto dentro oppure cerca di elaborarlo se l’ho hai vissuto in prima persona, si diventa quello che si pensa non dimenticarlo, quindi quando i tuoi pensieri non sono “intelligenti” ti crei una vita spiacevole soprattutto se dal pensiero porti nella realtà atteggiamenti che possono arrecare danno a te stesso e alle altre persone.

La consapevolezza e la responsabilità sono i nostri unici mezzi per riuscire a rendere manifesta “l’intelligenza” nella nostra vita.

Ora ti consiglio un piccolo esercizio che ho messo in pratica, prima di tentare di rendere materiali i tuoi pensieri.

Scrivi su un foglio tutto quello che ti ricordi di aver fatto questa settimana e come ciò che hai fatto ti ha fatto sentire, descrivi le cose che sei sicuro di aver fatto bene, il tempo o le cose che hai fatto per te e che ti hanno  aiutato a sentirti bene, annota se hai fatto qualcosa per altre persone specificando se eri o ti sei sentito obbligato ad esempio se ti sei comportato in un certo modo per evitare di sentirti in colpa o perché eri spinto da qualche paura.

Elenca tutte le persone che potresti aver criticato o giudicato, senza dimenticare quelle persone che pensi abbiano fatto o detto delle cose spiacevoli nei tuoi confronti, scrivi anche come avresti voluto che le situazioni fossero diverse con queste determinate persone o come pensi che avrebbero dovuto comportarsi e non dimenticarti di annotare se durante queste situazioni tu stesso hai criticato con parole o pensieri, insomma scrivi tutto ciò che ti ricordi di questa ultima settimana.

In pratica stai tirando fuori emozioni negative è un duro lavoro annotare tutto, in pratica è un piccolo esame di coscienza, ti sarai sicuramente reso conto, se hai già iniziato a scrivere, che anche sforzandoti non riesci a ricordare tutto e magari che molto spesso hai agito solo in modo inconsapevole, non ti preoccupare in media l’essere umano è cosciente solo al dieci percento di ciò che fa, significa che per il novanta percento del suo tempo è a malapena consapevole di parlare o pensare e agisce meccanicamente alle situazioni, questo porta ad un problema molto grande, stai molto attento in questa pratica perché spesso il nostro cervello sulle situazioni spiacevoli genera dei falsi ricordi quindi vaglia tutto ciò che hai scritto in modo onesto e responsabile, nel prossimo articolo proseguiremo il discorso introducendo il conscio, subconscio e super conscio

Non dimenticarti di farmi sapere nei commenti come ti sei sentito rileggendo ciò che hai scritto!

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ODIO IN RETE: I FAMIGERATI LEONI DA TASTIERA

Mi sono imbattuto in un articolo che parlava, in modo devo dire molto generico, sui tanto oramai decantati HATE SPEECH, meglio italianizzare per i non “globalizzati” i tanto famigerati LEONI DA TASTIERA. Chi di noi non si è mai trovato a commentare anche in modo civile un post o pubblicare un “cinguettio” per poi ritrovarsi coperto da gratuiti insulti? Attacchi personali che talvolta esulano anche dalla natura specifica di ciò che avete scritto o postato. Bene, penso che nessuno di noi oggi giorno possa non sentirsi vittima di questi bulli da tastiera, io dopo l’ultima litigata virtuale ci penso almeno tre volte prima di pubblicare e mi sono anche messo in discussione valutando se ne valesse veramente la pena continuare a pubblicare contenuti sui miei profili social per poi essere non solo criticato ma offeso, minacciato, fino a sentirmi veramente perseguitato, e non penso di esagerare perché spesso questi litigi sotto i post si spostano di social in social, cioè il leone da tastiera di turno in pratica dopo aver intasato il tuo post con offese spesso fa anche una ricerca e preso dalla frustrazione perché magari tu gli hai risposto per le rime, va su ogni tuo profilo e sotto ogni post inizia una vera e propria delazione infischiandosene delle leggi appena approvate che dovrebbero limitare l’odio in rete.

“Molti si chiudono nel social, perché incapaci di vivere e reagire nella vita reale, si sono dimenticati l’importanza di vivere la vita con gli occhi, ed ascoltare con il cuore!”

Una vera e propria spinta verso l’interazione globalizzata con veri e propri ignoranti, maleducati e frustrati l’ha data proprio questa pandemia che ha fatto emergere digitalmente il peggio della disumanità, eppure sarebbe semplice evitare di litigare, basterebbe ignorare un post che non ci piace, e se la sola vista ci fa salire il sangue al cervello basta bloccare la persona che ha pubblicato quello specifico post, perché la cosa interessante è che nessuno ci obbliga! Sui social ci andiamo liberamente e sempre liberamente decidiamo a quale discussione partecipare, sempre noi decidiamo a cosa mettere like e cosa condividere e se non ci piace una pagina o un profilo basta scorrere o bloccare e tutto sparisce in pochi secondi, statistiche alla mano dicono che un buon 94% degli utenti delle pagine social si dimentica di queste due semplici operazioni, è  un po’ come se leggendo un post che non ci aggrada scattasse un meccanismo di difesa e veniamo presi dall’incontenibile voglia di censurare e regolare cosa gli altri possono dire e non dire a seconda di quale sia il nostro pensiero in merito ad uno specifico argomento, senza pensare che così facendo invadiamo spazi che dovrebbero essere deputati ad un confronto civile con vagonate di odio che non fanno solo emergere le frustrazioni del leone da tastiera di turno, in pratica il litigio sul web alla fin dei conti è solo un sintomo che qualcosa dentro di noi non va trasportato nel digitale che viene usato come valvola di sfogo trasformando i social network in veri e propri campi di battaglia e per i più “intelligenti” invece in grandissime palestre di self control, dicendo questo non voglio banalizzare un fenomeno che andrebbe studiato sul singolo individuo per via della complessità della natura umana, sintetizzando vorrei porre l’accento su due parole che tutti dovrebbero conoscere: Dissentire e Litigare, mentre la prima significa mostrare un punto di vista diverso argomentando una propria opinione giusta o sbagliata che sia, Litigare è l’equivalente di arrendersi durante una battaglia rifugiandosi dietro le linee nemiche annullando quei pochi neuroni rimasti sparando veri e propri attacchi tesi solo ad annientare l’interlocutore.

Ho stilato una classifica su dove vengono attirati i “frustrati da tastiera”

Eliminando oppure evitando questi post dai nostri contenuti social si evita il 99% di possibilità di incorrere in furibonde virtuali litigate.

Purtroppo la nostra attuale società che è basata sulla televisione ci ha inculcato questo modello di vita fatto da continui pubblici litigi in tutti i talk show dove nessuno è escluso:  politici, influencer o anche solo semplici opinionisti mostrano il peggio di questa disumanità globalizzata per non parlare poi della nuova evoluzione umana, anello di congiunzione diretta con la linea di sangue dei neanderthal, i famigerati “buonisti” sempre schierati sul politicamente corretto, basta una semplice nota di dissenso per vederli trasformare sia intellettualmente che fisicamente in veri e propri animali da battaglia senza regole morali (loro che si vantano di correttezza intellettuale sempre pronti a stigmatizzare ogni parola fuori posto, in pratica una vera e propria contraddizione culturale), tutto ciò accade perché sia in televisione che nei social network le polemiche distruttive accendono passioni da stadio infatti tutto ciò che c’è di peggio sul mainstream, viene riproposto sui social creando meme o brevi clip che spostano il litigio dalla persone così dette “pubbliche” alle persone normali che ripropongono e accendono la battaglia annullando anche quel minimo di civiltà mostrando in tutto e per tutto la nostra globale ignoranza rendendo talvolta virali contenuti spazzatura e tutto ciò accade perché oramai la nostra società è basata solo su visualizzazioni e like in pratica il peggio di questa umanità aiuta ad acquisire nuovi followers con veri e propri contenuti spazzatura ma si sa oramai è acclarato mantenere un comportamento corretto annoia e basta.

LE REGOLE DELLA BUONA CONVIVENZA SUI SOCIAL:

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LA STREET ART

La street art come movimento espressivo si palesa per la prima volta negli Stati Uniti d’America, più precisamente a Filadelfia alla fine degli anni ’60.Per lo più si tratta di semplici scritte sui muri prodotte con semplice vernice da muro in cui vengono raffigurati ironicamente e con tratti fumettistici alcuni momenti della vita quotidiana oppure alcuni prodotti locali, come una sorta di pubblicità. Degno di nota potrebbe essere il primo  vero graffito che farebbe spostare le lancette ancora più in dietro sulla nascita di questo movimento sto parlando del famoso Kilroy was here.

“Kilroy è stato qui” era un graffito che molti soldati americani durante la seconda guerra mondiale, lasciavano sui muri delle città che liberavano dall’invasione tedesca negli anni ’44 e ’45 aggiungendo un disegno di un pupazzo calvo che sbircia al di sopra di un muro a testimonianza del loro passaggio. Ma restando invece nel tema principale la street art dopo le prime prove se così le vogliamo chiamare si è praticamente diffusa in tutti gli Stati Uniti come vero e proprio movimento di protesta partendo dalle periferie di New York nei primi anni 60 dove vengono usate per questa forma di espressività le vernici spray.

Partendo quindi dalla nascita di questa forma di espressione che tendeva solo al deturpamento degli arredi urbani per giungere ai giorni nostri dove queste due anime di questa espressività artistica convivono ma devono essere necessariamente ben distinte, difatti non dobbiamo confondere il “graffitismo” con la “street art”. Gli intramontabili graffiti sono una forma di disprezzo e deturpazione dell’arredo urbano un vero e proprio atto di barbarie e vandalismo che ha come unico scopo quello di imbrattare gli arredi urbani, e quindi si tratta di veri atti di delinquenza . Ciò che noi chiamiamo oramai comunemente “street art” o meglio arte di strada, invece,  non è altro che una nuova forma d’espressione veramente artistica libera dai soliti preconcetti che spesso vengono affermati nella critica della classica arte permettetemi il termine da “galleria d’arte” o da “museo”. In pratica è comunque una forma artistica che si manifesta esclusivamente in luoghi pubblici e quasi sempre senza alcuna autorizzazione.

Molti giovani artisti si cimentano in questa forma di espressione artistica perché la vera steet art non deturpa il paesaggio ma lo arricchisce con i loro splendidi murales che comunque raffigurano un disagio o comunque una forma di lotta che può essere una lotta politica contro le discriminazioni o una formale denuncia artistica contro il potere amministrativo. Purtroppo questa forma artistica moderna non gode ancora di pubblica e benevola opinione, ma i tempi stanno cambiando e non è insolito vedere dipinti a cielo aperto anche nei pressi del centro città, anche il mainstream si è finalmente accorto di questa potente forma artistica e non è insolito vedere nelle pubblicità i lavori di questi sconosciuti artisti.

Alcune immagini della Steet Art a Parma

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