Riconoscere le emozioni mentre stai fotografando

Vi siete mai fermati prima di scattare una fotografia a pensare e cercare di riconoscere che tipo di emozione state provando? Io l’ho fatto pochissime volte ora sinceramente penso sia la cosa più importante da fare prima di compiere qualsiasi azione non solo scattare una foto. E’ anche  la cosa più difficile che abbia mai fatto, serve tempo, è più facile ascoltare le proprie emozioni alla fine quando si vede l’immagine sullo schermo del computer oppure come capita a me, quando sto stampando in camera oscura la fotografia, come ho detto sapere riconoscere le emozioni non è cosa semplice come si pensa, troppo spesso presi dalla nostra vita frenetica non facciamo assolutamente  caso ai nostri stati d’animo, parlo di quelli veri, quelli interiori nascosti sotto uno spesso strato di superficialità che permea le nostre menti, passiamo intere giornate se non settimane nelle quali, non facciamo veramente attenzione a quello che proviamo nello strato più profondo della nostra anima.

sorpresa ed emozione davanti alla proprio lavoro
sorpresa ed emozione

Passiamo buona parte della nostra vita a non capire che le emozioni come i colori, hanno molteplici sfumature, le emozioni primarie che tutti sanno riconoscere sono: rabbia, aspettativa, gioia, fiducia, paura, sorpresa, tristezza e disgusto, sappiamo riconoscerle ma mai ci interroghiamo veramente sul perché in quel momento proviamo una determinata emozione, ho capito dopo molto tempo che ci sono molti modi in cui si attivano e quasi tutti sappiamo riconoscerle solo quando vengono attivate da stimoli esterni cercando invece di ignorarle quando saltano fuori all’improvviso dal nostro interno, a me capita molto spesso di essere in uno stato ansioso o molto nervoso senza sapere da dove veramente proviene quello stato d’animo, non è facile andare a fondo e scoprirne la vera origine, difficile ma non impossibile, certamente è più semplice analizzarla se l’emozione provata in quel dato momento è molto forte e persistente, le nostre emozioni però ho scoperto possono essere anche lievi o comunque nascoste ad un livello così profondo della nostra coscienza da essere avvertite solo in minima parte.

Cercare di capire e saper apprezzare queste sfumature con un profondo lavoro su noi stessi ci permette di amplificare le possibilità d’espressione questo per un fotografo è molto importante. Imparare a riconoscerle diventa quindi uno strumento indispensabile soprattutto per capire come poter trasmettere le stesse emozioni che proviamo nel momento dello scatto nel risultato finale delle nostre fotografie.

Uno dei metodi migliori che ho scoperto per allenare questa sorta di consapevolezza è quella di tenerne traccia su un diario, in pratica ogni volta che mi rendo conto di provare una qualsiasi emozione che sia in giro a fotografare o no, prendo in mano il mio diario e cerco di descrivere le sensazioni, cercando di scoprire da dove sono venute se da fattori esterni o interni, cercando di osservarle da vicino, cerco di descrivere come si è manifestata, che reazioni ha prodotto nel corpo e come è svanita, quest’ultima ritengo sia una descrizione imprescindibile e importante per andare a fondo nella comprensione.

il ladro d’immagini

Scrivere sul diario ci permette di fissare le nostre sensazioni non solo su carta, mentre si scrive si rielabora e questo aiuta a comprenderne meglio il loro vero significato.

Se pensate che esplorare le emozioni sia un lavoro al quanto complicato vi accorgerete già dal primo scatto che cercare di trasmettere le emozioni in foto è tutt’altro che facile, anche se sarete arrivati a scavare veramente a fondo dentro di voi questa impresa rimarrà sempre e comunque difficile e non ci sono tutorial, libri o vie semplici, nessuno se non voi potrà portare a compimento questo lavoro che consiste in una perfetta simbiosi tra fotografo e macchina fotografica,. Personalmente, per cercare di arrivare ad uno scatto che possa essere considerato degno di nota, divido in tre ciò che mi circonda, tempo, spazio, narrazione come se fossero gli estremi di un triangolo con me posizionato al centro cercando di tenere bene a mente che le fotografie e le emozioni sono legate da un filo indissolubile, ogni qual volta che immaginiamo di produrre un’immagine, stiamo provando un’emozione che vogliamo trasmettere a qualcun altro, e tutto questo inizia molto prima dello scatto.

Questi concetti base si possono applicare a qualsiasi tipo di scatto, la tristezza di un evento, la bellezza di un paesaggio, la potenza di un incontro oppure anche un semplice momento catturato al volo, comunque in ogni caso esiste sempre un legame tra lo scatto e l’emozione provata.

Senza mai dimenticare che la vera difficoltà sarà fare una fotografia che trasmetta le sensazioni che avete provato voi anche a chi la guarda, ma mai rimanere delusi se questo non accade anche perché viviamo in un mondo che va veloce e la maggioranza delle persone è totalmente inconsapevole di apprezzare solo la finzione.

I punti che io ho deciso di seguire in questo viaggio per tornare ad apprezzare la fotografia sono:

Riconoscere l’emozione sia quella dentro di me che quella che mi circonda, così diventando consapevole di ciò che mi accade attorno, questo è porsi al centro del triangolo

Cercare di essere più coinvolto possibile nel momento presente questo è l’estremo lato destro del triangolo, lo spazio.

Il tempo è l’angolo sinistro del triangolo il punto più importante, indica non avere fretta, è molto importante padroneggiare la pazienza per meglio interagire con le impostazioni della nostra fotocamera per meglio catturare e fissare il momento che ci interessa trasmettere è molto importante conoscere e padroneggiare perfettamente la tecnica fotografica solo l’istinto purtroppo non basta, si deve necessariamente utilizzare le regole principali, la foto composizione della scena, la gestione dei colori e della luce senza questo trasmettere le emozioni che abbiamo provato in maniera comprensibile al nostro scatto sarà impossibile.

La narrazione non è altro che avere già chiaro in testa ciò che vogliamo rappresentare con lo scatto, istintivamente riconosceremo non solo le nostre emozioni ma anche in linea di massima quelle dell’ambiente circostante, questo ci permetterà di scattare nel momento più opportuno.

La condivisione con un vasto pubblico del nostro lavoro deve comunque partire dalla consapevolezza che le critiche arriveranno comunque e in ogni caso infatti le persone pronte a criticare sono la terza cosa sicura dell’esistenza umana le altre due sono la morte e le tasse, padroneggiare le emozioni serve anche a migliorare il rapporto con le critiche che ci pioveranno in testa dandoci modo di capirle e suddividerle; la cosa perfetta sarebbe ricevere critiche costruttive ma non sarà mai così, molti sulla rete criticano solo per passare il tempo, altri criticano perché sono invidiosi del vostro scatto ma siate certi di una cosa se hanno perso anche solo un minuto del loro tempo per criticare o commentare il vostro scatto significa che ciò che hanno visto ha generato in loro emozioni.

COME RISCOPRIRE IL PIACERE DI FOTOGRAFARE

autoscatto, riflesso da una vetrina di un negozio
autoscatto

Vi siete mai chiesti perché scattate delle fotografie?

E non sto parlando delle fotografie che scattate con lo smartphone, non è di quel tipo di immagini di cui oggi voglio parlare anche perché le immagini e video prodotti con il telefono introducono non solo un altro argomento ma anche un fenomeno sociale che forse approfondirò in un altro articolo, ora parlo di quelle persone che come me sono appassionate di fotografia e hanno una macchina fotografica, da neofita o professionale a rullino o digitale poco importa, voi,  come ora sto facendo io, vi siete mai chiesti qual è il vero motivo che vi fa decidere di prendere in mano la fotocamera, ma soprattutto perché decidete di scattare, vi siete mai chiesti perché lo state facendo e se questo vi rende veramente soddisfatti?

Ho iniziato a pormi queste domande che possono sembrare banali ma scavando dentro di me ho capito che avevo bisogno di fare chiarezza su come intendo approcciarmi ancora alla fotografia, tutto questo ragionamento introspettivo è nato da svariate discussioni con mio padre, lui è un fotografo amatoriale con delle idee ben precise su cosa e come deve essere la fotografia, in pratica per farla breve ripudia i programmi di editazione per lui l’immagine finale deve rispettare il più possibile la realtà come era una ventina di anni fa prima di avere tra le mani queste macchinette digitali e tutti questi costosi e sofisticati programmi che trasformano l’immagine appena scattata in qualcosa di diverso di ciò che ere realmente, dal mio punto di vista almeno  fino ad un mese fa, non ho mai dato troppo peso alle immagini ricreate artificialmente anzi talvolta ne ho prodotte alcune, pensando che questa sia solo l’ennesima evoluzione, siamo partiti dal dipingere con la terra e il carbone dentro una grotta per arrivare ad oggi in cui ci si può sbizzarrire con la fantasia creando immagini di ogni tipo e ritenevo il pensiero di mio padre quello di un nostalgico, questo fino a qualche mese fa, poi ho fatto l’errore di mettermi in discussione, ho fatto svariate ricerche visionando centinaia di immagini sui social soprattutto di fotografi famosi e anche delle fotografie che ottengono più commenti e like navigando qua e là sui forum che parlano di fotografia e tra i tanti siti internet in cui ti spiegano come alterare la realtà di una immagine senza perdere in qualità, ho visto immagini bellissime con colori vividi, fotografie di street photography veramente eccezionali, ho divorato queste immagini come un drogato in crisi d’astinenza, più le guardavo più dentro di me cresceva l’insoddisfazione e la frustrazione della consapevolezza che ogni immagine vista in realtà non era altro che finzione e ho accertato con i miei occhi che più l’immagine era sapientemente creata con i programmi di editazione più al pubblico piaceva.

post incomprensibile di falsa fotografia
post di facebook

Scorrendo i commenti sotto un’immagine che ritraeva un paesaggio marino con un improbabile tramonto ho letto un commento che mi è rimasto impresso nella mente come un chiodo piantato sulla lapide della nostra intelligenza il commento recitava così: “splendida foto sei super, dove è stata scattata? In che periodo dell’anno posso andare per vedere questo tramonto, inverno o estate?”, non voglio criticare l’intelligenza di nessuno ma forse un tramonto così lo si potrebbe vedere solo dopo una esplosione nucleare a patto di essere sopravvissuti.

Da qua ho iniziato a capire che qualcosa non va, come fotografo mi chiedo se sia giusto chiamare questa  fotografia, non si tratta di aumentare un po’ il contrasto oppure di migliorare sensibilmente l’esposizione, ora si trasforma, si aggiungono sfondi e colori inimmaginabili, questa non è più la fotografia! Solo ora capisco il pensiero di mio padre.

Ed è proprio dalle parole di mio padre che mi si sono palesate queste domande:

Perché scatto delle fotografie?

In quale momento mi sento veramente soddisfatto del mio lavoro?

Qual è il vero motivo per il quale decido di prendere la fotocamera, e scattare se poi per renderla fruibile al pubblico modifico l’immagine snaturandola?

Ha veramente importanza sapere che chi vede il mio scatto ne rimanga colpito e decida di commentare?

Attualmente la frustrazione è maggiore della soddisfazione che un tempo provavo nell’inserire l’ennesimo rullino nella macchina fotografica, ora mi sento svuotato vedendo le immagini che ho recentemente modificato cambiando lo sfondo, aggiungendo particolari aggiungendo colori come fossi un pittore impazzito, tutto questo mio pensare su cosa sia effettivamente diventata la moderna fotografia mi lascia senza uno scopo preciso ed in uno stato di negatività prossima all’esplosione.

Ci sono volute settimane di autodiagnosi e comprensione per capire che quella che ora viene chiamata fotografia non è altro che l’ennesimo passo involutivo della nostra specie, anche se alla maggioranza delle persone piace vedere immagini e video finti di una realtà che non esiste io al contrario ho riguardato tutti i miei scatti e anche se un po’ ho cancellato tutte le immagini che avevo editato più le eliminavo dell’hard disk più sentivo dentro di me un’energia che mi chiedeva di ricominciare a produrre immagini vere, istantanee di quello che è la realtà, in pratica produrre immagini in modo consapevole, partendo da quello che mi fa stare bene, non mi importa più dei like, dei commenti dei follower perché tutto questo fa parte della finzione che ci porta a modificarci per piacere agli altri quando la prima cosa importante è piacere a noi stessi.

Da qua riparte il mio viaggio per tornare a stare bene con la fotografia ma soprattutto con me stesso e magari finalmente riuscire veramente a comprendere cosa mi spinge a creare immagini.

Applicando alcuni dei principi di mindfulness appresi anni prima, ho deciso di iniziare scoprendo ciò che si nasconde dentro di me alla scoperta e alla comprensione di tutte le sfaccettature del mio io più profondo, un fotografo non è diverso da ogni altro artista, e un vero artista è indistintamente riconosciuto come tale solo se ci mette tutta l’anima nel creare la propria arte, questo punto di partenza non è solo un viaggio alla scoperta della bellezza perché ogni essere umano ha sempre almeno un paio di  lati oscuri o per meglio dire cose che si negano anche alla propria mente, quindi sono pronto a scontrarmi soprattutto con le mie debolezze.

Una cosa che ho capito dopo aver compreso che la moderna fotografia non mi appartiene è che mi sono avvicinato al mondo della fotografia senza conoscere il vero motivo che mi portava ad uscire ogni giorno con la macchina fotografica a tracolla, per il momento so che mi fa stare bene e che debbo indagare a fondo dentro di me ciò che mi spinge in questa direzione.

Non penso di essere l’unico, il 90% delle persone che si avvicinano al mondo della fotografia, lo fa senza conoscerne il vero motivo, sappiamo solo che ci fa bene, senza capirne il perché e tutti quanti consapevoli o no diamo priorità allo scatto pensando solo al risultato finale, sempre alla ricerca di approvazione sui social ignorando tutto ciò che ci succede dentro prima e dopo lo scatto, e se la foto da noi scattata non riceve abbastanza apprezzamento l’unico risultato che ne otteniamo è solo un senso continuo di frustrazione, quando invece la priorità dovrebbe essere data a noi stessi, in pratica noi fotografi siamo sempre alla ricerca di consenso, troppe persone traggono il loro unico appagamento dai like ricevuti su internet creando immagini in una continua compulsiva ricerca di follower e personale appagamento e quando non ottengono il risultato sperato la frustrazione prende il sopravvento spingendoli ad acquistare migliaia di contatti per farne bella mostra con i pochi veri che apprezzano il loro lavoro come a dirgli: vedi non siete gli unici a cui piacciono i miei scatti creandosi attorno un virtuale finto mondo, il peggio è quando non ci si rende nemmeno conto di tutta questa finzione anche se siamo stati noi a crearla.

Altri invece traggono la loro finta soddisfazione acquistando materiale fotografico di ultimissima generazione pensando che solo così la loro fotografia diventerà semplice e perfetta, senza capire che possono accrescere il loro corredo all’infinito ma la qualità delle loro foto sarà sempre la stessa e le difficoltà se non si hanno le giuste conoscenze saranno sempre le stesse.

Nonostante tutti gli sforzi possibili, non possiamo obbligare le persone reali ad apprezzare le nostre foto, più di quanto lo facciamo noi, come non possiamo comprare tutto il materiale fotografico disponibile nei negozi.

Quello che ci accomuna tutti non solo nella fotografia è che la responsabilità della nostra soddisfazione la deleghiamo ad eventi esterni, rincorrendo un ideale di perfezione che mai si realizzerà e quelle poche volte che succede di scattare un’immagine che ci dà veramente soddisfazione non capiamo che è solo un punto di partenza per capire realmente cosa ci spinge a fotografare.

Il primo punto da cui inizio il mio nuovo rapporto con la fotografia è proprio questo, eliminare la continua ricerca di consenso, tornando alla vera fotografia quella dove prendi la macchina e scatti senza editare le immagini, un modo di fotografare più consapevole creato solo dal rapporto fatto di conoscenza tecnica e di saper osservare, aspettare, avere pazienza, spostando l’attenzione soprattutto all’interno trovando la concentrazione necessaria per conoscere le emozioni, solo conoscendo bene le nostre emozioni possiamo riconoscerle nel mondo che ci circonda, ma soprattutto quando non siamo più soggetti alle cose che ci influenzano esteriormente possiamo cogliere quell’ attimo fuggente e renderlo eterno con uno scatto perfetto, se poi si impara anche a non giudicarsi se non sempre il risultato sarà per noi emozionante il piacere di produrre immagini anche non perfette può arrivare fin da subito.

Quando impariamo a fotografare seguendo i nostri valori, non dipendiamo da nessuno e riusciamo con facilità a esprimere noi stessi, raggiungendo un livello di consapevolezza fotografica che ci permette, di non essere dipendenti dagli altri, ma dal solo piacere che proviamo, sapendo di stare seguendo la giusta direzione.

Lo so non ho risposto alle domande.

Non l’ho fatto perché ancora non lo so, so però cos’è vero e cosa è finto ed oggi tutto il mondo che ruota attorno alla fotografia è finto, davvero vogliamo che sia così per sempre?

Partendo da queste domande e cercando di dar loro una risposta inizia il viaggio tra mindfulness e fotografia……….

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FOLIAGE AUTUNNALE SULLA COLLINA REGGIANA

L’autunno è la stagione più colorata dell’anno, non c’è di meglio che viverla immersi nel silenzio dei boschi, in compagnia dei suoi profumi e colori, deliziati dai profumi delle foglie bagnate di rugiada e dagli animaletti che di tanto in tanto escono dalla loro tana, in pratica passare del tempo tra i campi e i boschi in autunno è un’esperienza quasi mistica in grado di rigenerarci come non avremmo mai pensato. Oggi vorrei parlarvi del foliage autunnale, in gergo “tecnico” indica il cambiamento del colore delle foglie degli alberi in autunno. Queste foglie, prima di cadere, da verdi diventano gialle, poi arancioni, rosse e marroni a causa della fine del ciclo vitale della clorofilla, preziosa sostanza che cattura la luce del sole, in pratica quando le foglie si stanno avvicinando alla fine del loro ciclo, la clorofilla diminuisce e il giallo-arancione del carotene degli altri pigmenti, che normalmente sono nascosti dal verde della clorofilla vengono finalmente esposti, in pratica è la storia di una morte annunciata che però ci regala meravigliose visioni di panorami variopinti.

)Siete pronti a perdervi tra i colori dell’autunno in un weekend di Fall Foliage sulle colline Reggiane? Allora perché non visitare la prima collina di Reggio Emilia, preparate gli obiettivi di macchine fotografiche e perché no pure gli smartphone! Il periodo migliore per realizzare scatti unici e irripetibili è tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, è in questo periodo che sulle colline Reggiane e non solo, il verde lascia il posto a mille sfumature dal marrone al rosso porpora, dal giallo all’arancione. Un vero spettacolo per gli occhi e per l’anima, basta veramente poco per realizzare immagini di sicuro effetto, infatti anche senza inoltrarsi nel bosco in lunghe camminate, il territorio delle prime colline Reggiane in particolare la val d’Enza offre scenari magnifici già percorrendo le strade che conducono ai borghi posti sulle pendici del monte Staffola da lì si aprono scenari autunnali di sicuro impatto visivo il mio suggerimento è di lasciare le vie principali della fondovalle per inoltrarsi sulle strade provinciali e comunali che da Cerrezzola o Currada si arrampicano sulla collina in pochi minuti si passa da una quota di 230 metri slm della fondovalle ai 693 slm del monte Staffola, dalla sua cima rivolgendo lo sguardo a sud il panorama che si apre alla vista è della montagna Reggiana da questo punto si vede da prima la Pietra di Bismantova e alzando lo sguardo o l’inquadratura tutta la catena montuosa degli Appennini Tosco Emiliani che nel periodo autunnale regalano scatti di sicuro impatto visivo. Rivolgendo lo sguardo a sud sempre dalla cima del monte Staffola si apre la valle creata dal fiume Enza, nelle giornate di cielo limpido si possono distintamente vedere in lontananza le Prealpi Venete, infatti superata la vallata del fime Enza la vista dalla cima del monte Staffola crea una sorta di cono con le colline che separano nettamente dalla distesa piatta della pianura Padana al centro dello sfondo e di questo ipotetico cono primeggia il monte Baldo.

Nelle mattinate autunnali dalle ore 6,00  alle ore 10,00 non è raro vedere le nebbie create dall’inversione termica della pianura salire come un mare in direzione della collina. Va detto però che questi panorami sono visibili tutto l’anno: l’Appennino Tosco Emiliano, e in particolare quello Reggiano, vanta una posizione geografica d’eccezione, nel suo complesso è compreso tra due grandi aree, quella Mediterranea e quella Europea, con oltre 40 specie di alberi, in pratica una vera e autentica esplosione di colori e di sfumature differenti, che rendono questo paesaggio nel periodo autunnale una naturale tavolozza di colori molto vividi e accesi.

In tutta l’area dell’Appennino Tosco Emiliano sono presenti vaste foreste di faggi,  a quota inferiore boschi di aceri, tigli, olmi, tutti ad alto tasso di foliage autunnale ci attendono e non posso non menzionare luoghi specifici, tutti visibili in lontananza dalla cima dello Staffola, dove il foliage autunnale è più variegato: il bosco di abeti e larici di Pratizzano nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, il Passo del Lagastrello nel reggiano, il Lago del Ventasso, denominato anche Lago Calamone dove sono presenti faggi, querceti e castagneti in pratica sia sulla collina che sull’appennino compreso nella provincia Reggiana c’è solo l’imbarazzo della scelta di luoghi e sfumature da cui lasciarsi incantare!

Galleria Fotografica:

Vecchio fienile tapezzato di due varietà di Ampelopsis veitchii anche chiamata Edera Rossa, presso Solara Roncaglio Reggio Emilia

Una nuova vita

In questo periodo storico per vivere con un minimo di serenità l’unico modo che conosco è l’auto isolamento.
Da oggi basta covid, basta mascherina, basta lasciapassare, basta discussioni inutili ma soprattutto basta TV con i palinsesti preconfezionati e talk show pollaio improntati solo a creare paure, divisioni e alienazione.
Come vedete dalle foto il sole anche oggi è sorto e sorgerà anche domani con una piccola differenza, il mio domani sarà più sereno……..

L’alba è una specie di sbiancare del cielo; una specie di rinnovamento.
Un altro giorno; un altro venerdì; un altro venti di marzo, di gennaio, o di settembre. Un altro risveglio generale.

Virginia Woolf

BUTTERFLY WATCHING

Fotografare le farfalle

Quest’estate mi sono cimentato con un genere di fotografia che non avevo mai approfondito veramente, ho provato più volte a correre dietro a questi graziosi insetti ma mi è sempre mancato un particolare stato d’animo per poter immortalare le farfalle in tutto il loro splendore, mi è sempre mancata la pazienza necessaria per saper aspettare il momento giusto, la voglia di corrergli dietro per ore, in pratica la pigrizia mi ha sempre bloccato.

Trovandomi in una situazione personale un po’ più tranquilla quest’estate mi sono rimboccato le maniche, ho preparato l’attrezzatura e mi sono messo a fare lunghe passeggiate nei campi dietro casa scoprendo che un prato ricolmo di fiori è un vero splendore, una vera gioia per gli occhi, quindi non ancora conscio di quello che avrei dovuto fare, ho iniziato a fotografare tutto ciò che colpiva il mio occhio iniziando proprio dai fiori concentrandomi su tutto ciò che si muoveva, lì nell’immensamente piccolo infatti ho iniziato a scrutare più da vicino fra l’erba e gli steli dei fiori, e scoperto una grande varietà di insetti curiosi e colorati, su tutti però spiccano le farfalle e proprio a loro che ho rivolto l’obiettivo macro della mia fotocamera.

Durante differenti escursioni fotografiche lungo il Parco Fluviale del Taro e sulle colline di Reggio Emilia, più nello specifico nella zona delle colline Matildiche ho iniziato questa nuova avventura fotografica scoprendo che le farfalle e i fiori sono una realtà estremamente fotogenica.

La prima giornata non è stata molto proficua anzi devo dire al quanto deludente, sono riuscito a portare a casa molti scatti di fiori, immagini scattate tra i campi e i giardini delle abitazioni che ho incontrato sul mio cammino ma immagini apprezzabili di farfalle no, mi mancava ancora la conoscenza giusta per poter creare immagini di questi insetti volanti, la prima cosa che ho capito è che la mattina presto e il tardo pomeriggio sono i momenti ideali per fotografare le farfalle perché il clima è più fresco e gli insetti sono meno attivi.

Non essendo uno studioso non mi sono soffermato a studiare l’habitat preferito di ogni varietà anche se per ottenere perfette immagini di farfalle, sia dal punto di vista estetico che da quello tecnico, è meglio conoscere le abitudini e la condotta di ogni specie, in pratica bisognerebbe conoscere alla perfezione dove gli piace “scorrazzare”, ogni specie ha il suo habitat che sia prato, brughiera, cespugli, boschi, pascoli, io mi sono limitato a prendere il mio obbiettivo macro e girovagare per le colline tra le provincie di Parma e Reggio Emilia.

Ho capito subito che non è facile infatti avvicinarsi a una farfalla quindi ho agganciato al corpo macchina uno zoom, un tele-macro ti permette di fotografare gli insetti ad una distanza di sicurezza, senza disturbarli o spaventarli.

In merito all’attrezzatura fotografica che ho utilizzato, avevo con me: un obiettivo macro con lunghezza focale di 100mm F 2,8 e uno zoom da 70/200 F 2,8 (quest’ultimo è sicuramente la scelta migliore, più versatile e si presta molto bene per scatti veloci senza doversi avvicinare troppo, infatti il vantaggio principale offerto da questa ottica è proprio la distanza di scatto).

Il solo utilizzo del teleobbiettivo però non mi ha garantito una zona di lavoro ottimale, a mie spese ho capito (dopo diverso tempo speso a rincorrerle) che non si deve calpestare la vegetazione adiacente ai loro posatoi, che bisogna muoversi molto lentamente e non bisogna proiettare l’ombra su di loro perché si spaventano e fuggono subito, è meglio fermarsi osservare i loro movimenti capire dove preferiscono posarsi e aspettare il loro arrivo.

In pratica ho passato ore seduto nell’erba e attendendo che fossero le farfalle a venire da me e non il contrario, ho capito che in genere tornano sullo stesso posatoio o su uno nelle immediate vicinanze entro i dieci, quindici minuti.

Congelare la scena in uno scatto perfetto non è l’unica difficoltà che ho riscontrato, dopo diversi scatti ho preferito mettere a fuoco manualmente perché non sempre la messa a fuoco dell’obbiettivo era abbastanza rapida, parlando sempre di tecnica e impostazioni ho notato che un diaframma di f/5,6 è un valore che mi ha permesso di avere l’intero animale nitido e lo sfondo sfocato anche se per ottenere un’immagine nitida la fotocamera va tenuta parallela alle ali.

Il sole è stato un vero problema in quanto deve essere sempre alle spalle per avere la farfalla tutta illuminata e senza ombre, sembra un problema banale e di facile risoluzione ma con un soggetto quasi sempre in movimento credetemi stavo impazzendo perché le farfalle hanno la tendenza a prendere in giro il fotografo e si fermano sempre dove la fotografia diventa impossibile. Anche trovare farfalle con ali che non fossero rotte o comunque con parti mancanti non è stato facile.

Ho combattuto inoltre  con l’effetto mosso per ore in quanto: la farfalla si muove,  in più c’è il movimento del fiore su cui è posata,  il tremolio della fotocamera tenuta in mano, anche il vento deve essere tenuto in grande considerazione, anche la minima brezza può rivelarsi estremamente problematica(una velocità del vento superiore a 10-15 km/h ti creerà grosse difficoltà di messa a fuoco e di fermo immagine), per congelare l’azione e aumentare le possibilità di ottenere una foto nitida, ho impostato un tempo di scatto breve (es. 1/1000) e ho aumentato la sensibilità a seconda della posizione del sole, ISO da 200 a 400 invariante, impostando lo scatto continuo perché il passaggio di una farfalla sul fiore potrebbe durare solo pochi secondi.

Ho tentato anche di riprendere le farfalle in volo per creare immagini d’azione, confesso che non è assolutamente facile, ho cancellato il 99% degli scatti.

In tutto ho fatto cinque uscite solo per fotografare questi insetti, essendo state le prime sperimentazioni su questo genere d’immagini il risultato è sicuramente tecnicamente perfettibile, ho imparato molto dagli errori e soprattutto è stata una sfida mentale in quanto la pazienza gioca un ruolo estremamente importante come tutti gli animali selvatici, le farfalle non possono essere forzate ad andare dove vogliamo noi, ho ottenuto alcune immagini molto gratificanti, anche se non sorprendenti dal punto di vista estetico/tecnico la prossima estate cercherò di replicare l’esperienza sperando di migliorare la mia tecnica con quello che ho imparato in questa prima esperienza.

Cosa ho imparato da questo progetto fotografico:

Fotografa nelle ore più fresche della giornata.

Mantieni il sensore della fotocamera parallelo alle ali della farfalla.

Usa un obiettivo macro.

Anticipa i movimenti della farfalla.

Usa cavalletto monopiede o un treppiede.

Piccolo consiglio: poiché probabilmente avrai a che fare con una profondità di campo ridotta, l’unico modo per mettere a fuoco l’intera ala della farfalla è se tieni la fotocamera parallela alle ali. Detto questo, non abbiate paura di mescolare le cose, facendo scatti dall’alto, da davanti alla farfalla concentrandosi sul suo viso o da altre angolazioni uniche. Ma se vuoi il pieno effetto di dettagli nitidi e nitidi su tutta l’ala, devi essere “VERAMENTE” parallelo alla farfalla cosa assolutamente non facile da eseguire, fortunatamente con l’avvento del digitale gli scatti non determinano un costo quindi preparati a sbagliare e non farti scoraggiare serve tempo, impegno e moltissimi scatti…………..

La farfalla, è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale. È la forma festosa, nuziale… di quell’animale che… era giacente crisalide e ancor prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile…Tale significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i popoli…È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno… È un simbolo dell’anima…


(Hermann Hesse)

Video delle immagini realizzate

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