LA STREET ART

La street art come movimento espressivo si palesa per la prima volta negli Stati Uniti d’America, più precisamente a Filadelfia alla fine degli anni ’60.Per lo più si tratta di semplici scritte sui muri prodotte con semplice vernice da muro in cui vengono raffigurati ironicamente e con tratti fumettistici alcuni momenti della vita quotidiana oppure alcuni prodotti locali, come una sorta di pubblicità. Degno di nota potrebbe essere il primo  vero graffito che farebbe spostare le lancette ancora più in dietro sulla nascita di questo movimento sto parlando del famoso Kilroy was here.

“Kilroy è stato qui” era un graffito che molti soldati americani durante la seconda guerra mondiale, lasciavano sui muri delle città che liberavano dall’invasione tedesca negli anni ’44 e ’45 aggiungendo un disegno di un pupazzo calvo che sbircia al di sopra di un muro a testimonianza del loro passaggio. Ma restando invece nel tema principale la street art dopo le prime prove se così le vogliamo chiamare si è praticamente diffusa in tutti gli Stati Uniti come vero e proprio movimento di protesta partendo dalle periferie di New York nei primi anni 60 dove vengono usate per questa forma di espressività le vernici spray.

Partendo quindi dalla nascita di questa forma di espressione che tendeva solo al deturpamento degli arredi urbani per giungere ai giorni nostri dove queste due anime di questa espressività artistica convivono ma devono essere necessariamente ben distinte, difatti non dobbiamo confondere il “graffitismo” con la “street art”. Gli intramontabili graffiti sono una forma di disprezzo e deturpazione dell’arredo urbano un vero e proprio atto di barbarie e vandalismo che ha come unico scopo quello di imbrattare gli arredi urbani, e quindi si tratta di veri atti di delinquenza . Ciò che noi chiamiamo oramai comunemente “street art” o meglio arte di strada, invece,  non è altro che una nuova forma d’espressione veramente artistica libera dai soliti preconcetti che spesso vengono affermati nella critica della classica arte permettetemi il termine da “galleria d’arte” o da “museo”. In pratica è comunque una forma artistica che si manifesta esclusivamente in luoghi pubblici e quasi sempre senza alcuna autorizzazione.

Molti giovani artisti si cimentano in questa forma di espressione artistica perché la vera steet art non deturpa il paesaggio ma lo arricchisce con i loro splendidi murales che comunque raffigurano un disagio o comunque una forma di lotta che può essere una lotta politica contro le discriminazioni o una formale denuncia artistica contro il potere amministrativo. Purtroppo questa forma artistica moderna non gode ancora di pubblica e benevola opinione, ma i tempi stanno cambiando e non è insolito vedere dipinti a cielo aperto anche nei pressi del centro città, anche il mainstream si è finalmente accorto di questa potente forma artistica e non è insolito vedere nelle pubblicità i lavori di questi sconosciuti artisti.

Alcune immagini della Steet Art a Parma

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STIAMO PER TORNARE SULLA LUNA?

Ebbene si stiamo per tornare sulla luna

Filmato in alta risoluzione

Ebbene sì stiamo per tornare sul nostro satellite ma questa volta per fortuna o disgrazia ci saremo anche noi italiani, e non sarà un viaggio di andata e ritorno in tempi brevi ma atterreremo sulla luna con l’intento di rimanerci, infatti questa  visione a lungo termine viene dal fatto che serve una base per portare l’uomo ancora più lontano e cioè arrivare su Marte. Dopo una ricerca tra le dichiarazioni ufficiali sembra che non questo progetto non sia solo sulla carta ma si tratta di un vero e proprio progetto già iniziato (googlate programma ARTEMIS).

Programma Artemis Luna/Marte

Questo programma mira a costruire una base permanente sul suolo lunare entro il prossimo ventennio, gode di un’ampia cooperazione internazionale logicamente a trazione principale USA che con il suo ente spaziale NASA guiderà il programma in collaborazione con le agenzie spaziali di Canada, Giappone e l’Europea ESA (European Space Agency) nello specifico all’interno della composizione dell’agenzia ESA l’Italia avrà un ruolo di primo piano che andrà al di fuori della semplice e già esistente filiera dello spazio. L’Agenzia Spaziale Italiana infatti sta già collaborando con molte industrie Italiane che hanno il compito di realizzare molteplici componenti non che i veri e propri moduli abitativi. Il primo punto del programma è costruire una stazione orbitale che orbiti attorno al nostro satellite e utilizzare la stessa come base d’appoggio, una sorta di magazzino spaziale per poi in un secondo momento costruire veri e propri moduli abitativi autosufficienti sul suolo lunare.

Il “lunar gateway”, così sarà chiamato la copia in formato ridotto della attuale stazione spaziale orbitale (ISS), avrà il compito di ospitare gli astronauti prima della discesa sulla luna, i primi lanci per la costruzione di questa stazione orbitale lunare sono in programma per il 2024. Si tratta di una sfida epocale e per l’Italia non sarà sicuramente un compito facile, d’altronde tutto questo programma impone uno sforzo ingegneristico fuori dal comune, percorrere i 400.000 chilometri che ci separano dal nostro satellite garantendo la sicurezza dell’equipaggio non solo nella traversata ma anche nella permanenza orbitale all’interno di una capsula sicuramente non sarà cosa da poco ancora oggi visto le difficoltà riscontrate, molti si chiedono se sia vera la storia che l’uomo abbia già calpestato il suolo lunare, il seme di questo avveniristico programma è stato piantato ora dovremo solo aspettare per vedere i risultati che arriveranno nei prossimi anni.

LA LUNA DEL LUPO

Questa notte sarà visibile la Luna piena del lupo

Foto scattata il 28/01/2021 località Parma con telescopio Ts Optics 70mm f/6 Rifrattore ED APO editazione con software Pixinsight

Nel linguaggio comune, la Luna può essere definita piena per alcuni giorni, però in termini astronomici, diventa piena in un preciso momento e cioè quando si trova direttamente in opposizione al Sole; quindi anche se il disco lunare intero sembra visibile per almeno un paio di giorni, in realtà la luna sarà “piena”, parlando sempre in termini astronomici, solamente oggi 28 gennaio 2021, alle 19:16 GMT, esattamente in quel ora specifica si potrà osservare uno scostamento tra il Sole e la Luna pari a 180°. Il luminosissimo disco lunare illuminerà la parte orientale del cielo tra le stelle della costellazione del Cancro. Alle 23,54 del 28 gennaio, appena prima della mezzanotte la Luna piena chiamata anche “luna del lupo” raggiungerà il suo punto più alto nel cielo chiamato “zenith” e nel suo percorso notturno sulla volta celeste si potrà vedere la Luna che brilla anche a occidente appena prima dell’alba.

Dalle prossime notti, la Luna apparirà sopra la linea dell’orizzonte un’ora più tardi ogni giorno.

Perché si chiama Luna piena del lupo?

Tutti i nomi delle lune piene derivano dai nativi americani, tali nomi sono associati ai tratti caratteristici di una determinata stagione. I nativi americani diedero alla Luna piena di gennaio questo nome prendendolo direttamente dall’ululato dei lupi; il motivo specifico infatti è questo: il loro ululato in questo periodo può essere udito molto più spesso che in qualsiasi altra stagione.

Cieli limpidi e buona osservazione delle stelle.

STRANE LUCI SUL SUOLO LUNARE

“fenomeni lunari luminosi transitori”

La Luna è il nostro unico satellite naturale, ha da sempre affascinato e inspirato tutti gli abitanti della Terra non solo gli uomini, di fatto ci sono correlazioni con il comportamento degli animali che adottano particolari comportamenti a seconda delle fasi lunari, questa sua influenza scientificamente provata ha dato anche origine a miti e leggende. Dopo decenni di studi, esperienze e viaggi sul suolo lunare la Luna è uno dei corpi celesti che celano meno segreti.

Sr.Patrick Moore

“Celare meno segreti” non significa però che l’essere umano abbia di fatto capito tutto di questo satellite, infatti sono presenti dei fenomeni ancora scarsamente conosciuti ma molto ben documentati. Sto per parlarvi dei fenomeni lunari transitori: acronimo “TLP” .  Questo termine è stato coniato da Patrick Moore e compare nel Rapporto tecnico Nasa R-277, dove vengono catalogati cronologicamente gli eventi lunari e badate bene non solo quelli spiegabili scientificamente, questo rapporto è stato pubblicato nel 1968. Patrick Moore ha solo preso coscienza e catalogato quello che era noto da molto tempo, infatti le prime notizie di “brillamenti” sul suolo lunare risalgono ad almeno un migliaio di anni fa. Venerdì 8 gennaio alle ore 5,36 ho potuto assistere in diretta ad uno di questi fenomeni e constatare con i miei occhi che esistono realmente, purtroppo come molti astronomi “dilettanti” indipendenti non ho un adeguato metodo di controllo scientificamente approvato per distinguerne le diverse ipotesi che vanno a spiegare la natura esatta del fenomeno a cui ho assistito.

TLP osservato il 09/01/2021

Ho letto molte pubblicazioni soprattutto della Julius Maximilians Universität Würzburg, che sta impiegando risorse per cercare di carpire i segreti di questi bagliori, questi studiosi hanno anche notato che non esistono solo i fenomeni luminosi transitori ma anche il loro opposto cioè hanno segnalato un effetto contrario che provoca l’oscuramento di porzioni piccole e grandi di superficie lunare, hanno anche accertato che questi fenomeni transitori, bagliori o oscuramento si verificano più volte durante la settimana  la loro durata è sempre brevissima da un decimo di secondo ai due secondi mai di più.

Al vaglio per spiegare questi fenomeni ci sono molte ipotesi, sebbene comunque su una percentuale di 100 fenomeni luminosi che compaiono sulla superficie lunare ben l’80% rimangono di fatto sconosciuti. Hakan Kayal, professore di tecnologia spaziale presso l’università  Julius Maximilians Universität Würzburg, ha affermato “Le attività sismiche sono state osservate anche sulla luna, quando la superficie si muove, potrebbero fuoriuscire gas dall’interno della crosta che riflettono la luce del sole”. Ciò spiegherebbe solo i fenomeni che hanno una durata superiore al minuto, per ciò che concerne invece i fenomeni che hanno una durata inferiore a due secondi per il momento è possibile solo escludere l’impatto di un meteorite, tali fenomeni devono ancora essere opportunamente studiati per chiarirne il mistero.

Prof. Dr.-Ing. Hakan Kayal

Professor of Space Technology
Julius-Maximilians-Universität Würzburg
Department of Computer Science

Hakan Kayal, ammette “La scienza non sa esattamente come si verificano questi fenomeni sulla luna” però cerca di spiegarli con diverse ipotesi: Questi lampi possono verificarsi quando particelle del vento solare caricate elettricamente reagiscono con la polvere lunare, senza mai escludere l’ipotesi sicuramente meno complessa cioè l’impatto di una meteora, ma come abbiamo già annotato sopra tutti questi impatti, anche i più piccoli vengono registrati e catalogati, al momento non esiste alcuna spiegazione scientifica per i flash di luce più brevi.

Curiosità documentata: durante la missione Apollo 11 ci fu anche un avvistamento diretto che andrebbe a consolidare la teoria di fuoriuscita di gas dal sottosuolo lunare, Michael Collins astronauta statunitense al suo secondo volo spaziale in qualità di pilota del Modulo di Comando Apollo 11, riferì: “Ehi, Houston, sto guardando verso nord verso Aristarco adesso, e c’è un’area che è considerevolmente più illuminata di quella circostante. Sembra che abbia una leggera quantità di fluorescenza”.

Filmato registrato il 09/01/2021 con telecamera astronomica a bassa risoluzione rallentato per permettere la visione del “fenomeno lunare luminoso transitorio”

Catalogo spiegazioni plausibili per TLP di media e lunga durata:

  • Alcuni TLP possono essere causati dalla fuoriuscita di gas dalle cavità sotterranee. Si presume che questi eventi gassosi mostrino una caratteristica tonalità rossastra, mentre altri sono apparsi come nuvole bianche o foschia indistinta. A sostegno dell’ipotesi del degassamento, i dati dello spettrometro alfa delle particelle Lunar Prospector indicano il recente degassamento del radon in superficie.
  • Eventi di impatto che si verificano continuamente sulla superficie lunare. Gli eventi più comuni sono quelli associati ai micro meteoriti, come potrebbero verificarsi durante le piogge di meteoriti. I lampi di impatto sono noti e tutti documentati.
  • Effetti elettrodinamici legati alla fratturazione di materiali vicini alla superficie possono caricare di energia elettrostatica i gas già presenti sul suolo o appena fuoriusciti dal sottosuolo lunare innescando un breve rilascio di energia

È anche possibile che molti fenomeni transitori potrebbero non essere associati alla Luna stessa, ma potrebbero essere il risultato di condizioni di osservazione sfavorevoli o fenomeni associati al nostro pianeta.

Dopo aver selezionato e scartato ogni altra spiegazione ad oggi non ci sono spiegazioni scientificamente plausibili per i “fenomeni lunari luminosi transitori” di brevissima durata.

SE HAI DOMANDE CONTATTACI

FOTOGRAFIAMO LE STELLE

Mi è capitato molto spesso nelle notti d’estate di passare molto tempo ad osservare il cielo, fino a poco tempo fa però non mi sono mai cimentato in questa tipologia di scatti, diciamo che ho penato spesso che anch’io potevo realizzare delle belle immagini come quelle che spesso si vedono sui siti di astrofotografia ma un po’ per pigrizia un po’ per paura di fallire miseramente fino a poco tempo fa non ho mai avuto il coraggio di affrontare questa tipologia di fotografie.

Vi chiederete cosa sia cambiato nel frattempo per indurmi a provare queste tecniche fotografiche assai complicate, di fatto pochissimo tempo fa un mio amico mi ha proposto di aiutarlo con il telescopio e praticamente da subito mi sono ritrovato catapultato in questo mondo composto da tecniche fotografiche complicate e nuova strumentazione praticamente incomprensibile, sto parlando di montature equatoriali, astro inseguitori, telescopi apocromatici, software astronomici che ti permettono di editare fotografie facendo apparire particolari che sono invisibili se si utilizzano i soliti programmi fotografici in pratica questi programmi sono indispensabili per produrre una buona immagine, sto veramente parlando di un concentrato di tecnologia da studiare praticamente immensa e per me che mi sto avvicinando solo ora all’astrofotografia credetemi le nozioni da apprendere sono veramente molte, nel precedente articolo ho scritto della mia prima esperienza con la fotografia del nostro satellite se ve lo siete perso vi spingo alla lettura prima di proseguire con la lettura di questo che in pratica è la seconda esperienza con l’astrofotografia.

Andiamo per gradi: chi di noi aspiranti fotografi amatoriali o professionisti non ha mai pensato di provare a fotografare le stelle facendo degli scatti con la fotocamera digitale io avevo provato anche con uno smartphone, ma dopo aver visualizzato lo scatto mi sono reso conto che l’immagine non appariva come l’avevo pensata diciamo che la differenza da ciò che osservavo ad occhio nudo e il risultato dello scatto sia se fotografavo con una reflex digitale o semplice telefono non aveva nulla a che fare  con ciò che vedevo, dire che il risultato sia stato pessimo è veramente un eufemismo.

Quindi ho iniziato a leggere e studiare manuali complicati che purtroppo sono veramente di difficile assimilazione, per capire ciò che leggo mi sto aiutando con dei tutorial che ho trovato su yuotube ne ho visti veramente molti ma come ho scritto nell’articolo precedente manca quasi sempre il punto d’inizio, unico che a parer mio può veramente aiutare è AstroPills vi invito a seguirlo se come me siete interessati all’astrofotografia perché vi aprirà un mondo, le spiegazioni sono di facile comprensione (se si ha comunque una base fotografica solida). Torniamo a noi come detto mi sto avvicinando all’astro fotografia per gradi oggi presento tre scatti e cercherò di spiegare come li ho realizzati perché ho capito che senza una giusta tecnica il risultato sarà sempre pessimo. Ci sono regole fondamentale da rispettare che servono più di una attrezzatura tecnologicamente avanzata.

Attrezzattura impiegata per questi scatti:

FOTOCAMERA: Per questi scatti ho utilizzato una Canon Eos 5 D ma non dovete preoccuparvi avrei potuto ottenere lo stesso risultato anche con una qualsiasi fotocamera digitale, reflex compatta, o Mirrorless, l’unica cosa fondamentale è che abbia la possibilità di poter essere utilizzata in manuale. In questo modo possiamo impostare la sensibilità iso, determinare l’apertura del diaframma, ma soprattutto agire sui tempi di scatto, infatti la combinazione di questi tre fattori farà la differenza sulla buona riuscita delle nostre foto del cielo notturno in parole povere nulla che già un buon fotografo amatoriale non sappia. Ovviamente io utilizzando un sensore full-Frame ho avuto la possibilità di acquisire maggiore luce rispetto ad un sensore più piccolo esempio un APS-C, ottenendo il vantaggio di creare immagini con meno rumore digitale da subito acquisendo un file Raw di qualità superiore.

OBBIETTIVO: Come obbiettivo ho utilizzato un  Samyang da 20 mm F 1.8, è veramente importante utilizzare un buon obbiettivo, infatti una lente molto luminosa  permetterà al nostro sensore di catturare una maggiore quantità di luce in un minor tempo di esposizione riducendo la quantità di rumore che comunque rimarrà impressa nel fotogramma. Ho considerato che la luminosità ideale di una lente per questo tipo di scatti dovrebbe essere tra f/2,8 e f/1,4. Con queste aperture possiamo ottenere il giusto rapporto tempo/diaframma in modo tale da non dover utilizzare iso troppo elevati considerando il rapporto dell’apertura massima di diaframma, in questo particolare caso non ho tenuto l’apertura massima che mi consentiva la mia lente ma ho abbassato di uno stop.

TREPPIEDE: Dato che in questa tipologia di scatti si andrà ad utilizzare tempi di scatto “relativamente” lunghi occorre avere la fotocamera ben stabile durante la fase di ripresa, onde evitare il micro mosso, maggiore sarà la sua robustezza minore saranno le vibrazioni trasmesse sul corpo della fotocamera, questi scatti non si possono fare con un treppiede da viaggio.

INTERVALLOMETRO: Ho utilizzato un intervallometro perché per realizzare questi scatti non ho dovuto effettuare una singola posa ma ben 85 scatti e comunque anche se avessi dovuto fare un singolo scatto anche con la fotocamera  ben fissata sul treppiede, premendo in pulsante di scatto avrei potuto creare delle micro vibrazioni se vuoi provare a replicare scatti simili devi adottare almeno uno scatto remoto.

ASTRO INSEGUITORE: Recentemente quindi ancora privo di ogni qualsivoglia conoscenza astronomica mi sono fatto prestare lo Star Adventurer prodotto dalla Skywatcher (fatto prestare è una definizione impropria, siamo tre amici che si stanno approcciando a queste tecniche e ci siamo comprati questo strumento per completare la strumentazione indispensabile per iniziare, in pratica abbiamo ripartito la spesa) ora nel dettaglio non ho ancora compreso a pieno il funzionamento, sicuramente come primo approccio è stato al quanto difficoltoso, perché lo strumento faccia il suo lavoro ha bisogno di alcune regolazioni che se fatte in modo approssimativo rischiano di far buttare via tutto il lavoro creato, sto parlando della corretta messa in polare ecc ecc, l’astro inseguitore se correttamente posizionato giusto per dare una spiegazione semplicistica non fa altro che muoversi con la stessa velocità delle stelle andando ad eliminare l’effetto strisciata nelle lunghe esposizioni, farò prossimamente un articolo dettagliato solo su questo strumento che è solo uno di quelli indispensabili per approcciarsi in modo corretto a questo tipo di fotografia, scriverò prossimamente di questo strumento nel dettaglio anche perché sinceramente ora essendo le prime volte che prendo in considerazione il suo utilizzo potrei scrivere delle castronerie pazzesche o comunque dare informazioni non corrette sul suo utilizzo, comunque la cosa importante da sapere ora come ora è che è stato utilizzato per creare questi scatti.

Arriviamo nello specifico alle prime regole guida che ho appreso per iniziare a creare le prime immagini di astrofotografia: REGOLA DEL 600

Partiamo con i primi calcoli da fare: in questo caso specifico utilizzando una lente con focale di 20 mm ho dovuto calcolare il tempo corretto di scatto che potesse darmi il miglior risultato rispetto all’obbiettivo impiegato quindi ho diviso 600 per la lunghezza focale della lente che stavo per impiegare nello scatto (600:20=30) il risultato sono i secondi massimi che si può esporre come tempo di scatto la dicitura tecnicamente corretta è Tempo= 600/lunghezza focale, ovvero 600/20= 30.

N.B:La regola del 600 è applicabile solo alle full-frame se state utilizzando una APS-C utilizzare come valore 500 in quanto su questa tipologia di sensori esiste un fattore di moltiplicazione anche comunemente chiamato “fattore di crop” da tenere sempre in considerazione.

Sinceramente utilizzando un astro inseguitore potevo anche non tenere conto di questa regola in quanto questa impostazione fa egregiamente il suo lavoro utilizzando anche solo un buon cavalletto in più stavo fotografando una porzione di cielo non troppo distante dalla stella polare, da tenere presente che il moto apparente delle stelle è rotatorio e più ci si avvicina a fotografare una porzione di cielo vicina alla stella polare più il loro moto apparente risulterà minore, consentendoci di diminuire i tempi di scatto.

Software per editazione: Come programma per editare questi scatti ho utilizzato PixInside, anche su questo argomento non mi espongo troppo perché c’è veramente molto da studiare e appena potrò scriverò un articolo semplice con le funzioni base da cui partire, esistono dei tools gratuiti molto semplici che permettono una buona editazione uno dei molti che potete scaricare é DeepSkyStacker (http://deepskystacker.free.fr/english/index.html).

Ora che ho definito nero su bianco tutto ciò che ho utilizzato passiamo al lato tecnico/pratico che molti fotografi come me fino a poco fa ignoravano, lo scatto di per se è stato semplice, la notte era molto buia con un SING molto basso, le stelle si presentavano già molto luminose, questo mi ha permesso di utilizzare un fattore di ISO veramente basso infatti ho scattato a 400 iso con un tempo di esposizione di 25 secondi per ogni singolo fotogramma che è andato a comporre il corredo di 80 scatti, la cosa veramente difficile è stato impostare tutta la piattaforma di lavoro quindi cavalletto perfettamente in bolla, inseguitore stellare allineato alla stella polare, più avanti preparerò una checklist da seguire così da rendere più semplice il lavoro evitando di saltare passaggi fondamentali, una delle maggiori difficoltà riscontrate è sicuramente quella di un difetto sulla progettazione dello Star Adventurer cioè più di una volta cercando di inserire tutti gli strumenti sulle basi dell’astro inseguitore ho preso contro alle gambe del cavalletto facendomi perdere lo stazionamento polare corretto, perché affermo che secondo me è un difetto di progettazione: perché una volta montato tutto se sbagli prendendo contro al cavalletto oppure la tua strumentazione è abbastanza pesante causando una microscopica flessione della montatura questo manda il tutto fuori allineamento e devi iniziare tutto da capo smontando tutto perché non è possibile rifare un corretto centramento della polare con le staffe montate.

Per produrre queste immagini ho effettuato 80 pose (Light Frame, parolone che sta a significare le foto del nostro soggetto niente di più) posa Bulb, utilizzato un’apertura focale di 2.8, iso impostati a 400 i file di acquisizione Raw, bilanciamento del bianco impostato su luce diurna, impostazioni sul intervallometro 25 secondi di posa 2 secondi di distanziamento tra uno scatto e l’altro 100 scatti totali, live view spento, ho commesso un errore da novizio cioè dando solo 2 secondi tra uno scatto e l’altro questo ha fatto sì che il sensore della reflex si scaldasse facendo sì che gli ultimi 20 scatti sono totalmente inutilizzabili per via di dominanze di colore strane ma soprattutto un rumore di crominanza inaccettabile in pratica l’immagine si presentava sotto forma di pixel colorati “a caso”.

Spoiler… Parte noisa (più di prima)

Dopo tutto il lavoro che ha comportato provare le varie impostazioni effettuando scatti di prova e regolazioni dell’astro inseguitore (ancora oggi non so se erano corrette) ho passato circa due ora in attesa che la macchina facesse tutto il suo lavoro, quando ha finalmente finito sono passato al vero lavoro che permette di editare correttamente le immagini.

DARK FRAMES, FLAT FRAMES, BAIS FRAMES, se come me non avevate mai sentito parlare di questi scatti non spaventatevi è più semplice di quanto pensiate

Partiamo dai DARK FRAMES: per eseguire questi scatti non dovrete fare altro che mettere il tappo all’obbiettivo lasciare tutte le impostazioni utilizzate per i LIGHT FRAMES e iniziare a scattare sempre con intervallometro perché è essenziale che tutto rimanga come precedentemente impostato quindi tempi, aperture, diaframma, iso, tutto come se steste ancora scattando al soggetto principale.

A cosa servono i Dark Frames: ricordate che sopra vi ho scritto dei software essenziali in astrofotografia, questi scatti immessi in questi complicati programmi di editazione serviranno a sottrarre il rumore elettrico per calibrare un’immagine astronomica in modo che un pixel assuma un livello di luminosità pari a 0 ADU, per fare questo è necessario sottrarre all’immagine i rumori elettronici e il rumore termico.

In soldoni questo può essere effettuato solo con il Dark Frame perché tutte queste informazioni sono contenute in questo preciso scatto, il programma di editazione farà in modo che la media dei singoli dark frame assuma il livello di luminosità di ciascun pixel

In parole tecniche: Livello di Luminosità = valore assunto dal pixel – master dark frame

N.B: una regola non scritta recita che ogni 5 Light Frame bisogna scattare 1 Dark Frame

BIAS FRAME: Semplificando molto per ottenere questi scatti basta lasciare il tappo sull’obbiettivo, e cambiare il solo il tempo di scatto, apertura diaframma e iso dovranno essere gli stessi utilizzati per i Light Frame, invece il tempo di scatto possiamo metterlo come vogliamo meglio se è il più veloce che ci consente la nostra reflex, l’utilizzo principale del BIAS FRAME è quello di ricavare il Thermal Frame che è l’unica componente dell’immagine che è direttamente proporzionale al tempo d’esposizione e alla temperatura d’esercizio del CCD. Da questo è possibile “riscalare” (moltiplicando i pixel per un’opportuna costante) di un dato tempo d’esposizione per ricavarne un altro frame con un differente tempo d’esposizione equivalente.

Come scritto in precedenza, facendo tendere il tempo di esposizione a zero si ha una riduzione drastica del rumore termico che diventa quindi trascurabile, il valore in ADU teorico è 0, dato che non saranno presenti elettroni. Quindi tecnicamente diventa: Livello di Luminosità = offset + rumore elettronico casuale + rumore elettronico non casuale.

N.B: vale sempre la regola di 1 Bias Frame ogni 5 Light Frame

FLAT FRAME: questa tipologia di scatto serve a correggere qualsiasi difetto che può essere presente sulla nostra lente o nel nostro sensore, andrà a correggere: macchie, graffi, vignettatura in pratica qualsiasi cosa che vada a deteriorare l’immagine, il metodo di acquisizione è relativamente semplice basta munirsi di una lavagna luminosa o comunque di una fonte di luce UNIFORME

Per acquisire queste immagini basta mettere la nostra reflex su priorità apertura e impostare la stessa apertura di diaframma utilizzata nei Light Frame avendo cura di mantenere gli stessi iso che non devono mai variare in tutte le tipologie di questi scatti presentati (niente di più semplice)

N.B: servono almeno 10 scatti

Queste operazioni di scatto Dark,Bias e Flat vanno fatte sempre sul posto dello scatto perché è molto importante mantenere tutto più simile possibile, uno dei fattori che non ho citato è la temperatura ambientale anch’esso molto importante per ottenere un buon risultato, diciamo che ora ho dato solo una piccola infarinatura ma farò un singolo articolo per ogni argomento trattato.

Alla fine delle operazioni rientrando a casa ci troveremo almeno 160 scatti, ora entra in gioco il software di editazione che a saperlo impiegare al massimo delle sue potenzialità (attualmente non è il mio caso) vi renderà entusiasti del molto lavoro fatto in precedenza.

In questo articolo ho toccato molti punti senza andare nello specifico se ci fossero dubbi o incertezze contattatemi pure sarò lieto di aiutare dove posso, dopo tutto sto iniziando a studiare questi argomenti con molta passione, so che molti astrofotografi possono storcere il naso perché so che ci sono errori nelle fotografie che presento in questo articolo ma soprattutto ho fatto errori sul campo non tenendo conto della temperatura ambientale e del surriscaldamento del sensore, in ultima analisi ritengo che come primo lavoro sia abbastanza buono, il prossimo articolo lo dedico alla mia prima esperienza con gli astro inseguitori e le montature equatoriali specificando sempre tutti gli errori che ho commesso e soprattutto le difficoltà riscontrate.

Gli argomenti da trattare in questo campo sono veramente tanti.

Buona luce e soprattutto come si dice in questo campo cieli sereni a tutti.

La notte della cometa

Cometa C/2020 F3 Neowise

La cometa C/2020 F3 Neowise, Il video è stato realizzato il 22 luglio

La notte della Cometa:
Questa cometa è una visitatrice solitaria, proviene dai confini più estremi del nostro sistema solare, sta incantando con il suo passaggio anche chi non è del settore in pratica tutto il mondo è col naso all’insù per poter vedere questo straordinario evento.
La cometa C/2020 F3 Neowise compiendo il suo percorso di avvicinamento al Sole raggiungendo la distanza minima di 104 milioni di chilometri dal nostro pianeta.

La cometa C/2020 F3 Neowise

Questo spettacolo della natura non è riservato solo a strumenti avanzati: tutti possono osservare questa vagabonda dello spazio, e possono anche fotografarla con una normale macchina fotografica, in quanto la distanza dal pianeta terra di 104 milioni di chilometri permette una ampia visibilità anche ad occhio nudo.

La cometa C/2020 F3 Neowise ha un diametro di cinque chilometri è composta principalmente di ghiaccio e polveri, in gergo chiamate “Palle di neve sporca”. La sua composizione fa sì che, avvicinandosi al Sole, si formi la caratteristica coda, estesa per migliaia di chilometri. Si presume indicativamente che la sua formazione risalga all’alba del Sistema Solare, circa quattro miliardi e mezzo di anni fa.
la cometa C/2020 F3 Neowise che brilla nel cielo di questi giorni ha un’orbita fortemente ellittica, secondo i calcoli, la farà tornare dalle nostre parti non prima di 6.800 anni quindi corrette a vederla.

La cometa C/2020 F3 Neowise

TIMELAPSE

Oggi va molto di moda, effettuare riprese lente, meglio chiamate timelapse, ricordo che già con la mia Telecamera Canon si poteva aggiungere un telecomando con intervallometro, mi sono cimentato spesso a quell’epoca a filmare paesaggi accelerati. Non parliamo di 100 anni fa, ma degli anni ’90. Fortunatamente oggi con il digitale è diventato tutto più facile, non si consumano metri di pellicola, e la realizzazione è diventata più semplice, non occorrono più calcoli di velocità e di esposizione.Per chi non sapesse ancora di cosa stiamo parlando, avete mai visto quei filmati dove le nuvole corrono ad una velocità doppia, tripla, quadrupla rispetto alla realtà? Ecco questo è un filmato accelerato, detto in inglese timelapse.In pochi secondi di filmato può passare un’intera giornata di ripresa, creando così particolari effetti temporali, spesso usati appunto per far scorrere velocemente il tempo in un film o per evidenziare particolari fenomeni naturali altrimenti invisibili dal vivo.

Il timelapse quindi è una tecnica di ripresa cinematografica che può essere utile nel racconto, in un film o documentario. vi propongo alcuni esempi celebri di timelapse li potete vedere in Microcosmos del 1996.

Come sfruttare il coronavirus per migliorare la “fantasia” fotografica realizzando immagini creative

Nel corso di questi mesi di isolamento ho visto scorrere sui social fiumi di idee ed iniziative, purtroppo la maggior parte poco interessanti oltre che scarsamente originali, in pratica solo foto di gatti, cani, bambini immortalati in tutte le pose possibili (la noia spesso fa brutti scherzi). Una casa è che ci crediate o no è a tutti gli effetti un campo di allenamento per qualsiasi principiante fotografo. Tutti imparano l’arte della fotografia scattando foto di ciò che li circonda, in casa non hai bisogno di cercare modelli, oggetti di scena o luoghi interessanti. Tutto è sempre a portata di mano puoi facilmente modificare la scena in base all’equipaggiamento che hai o al risultato che stai cercando di ottenere. A volte l’ispirazione per esplorare modi nuovi e interessanti per scattare foto richiede un po’ di sforzo ma non bisogna deprimersi.

Fotomontaggio

Molti fotografi di vecchia data anche noti tendono a ritrovarsi incastrati in vecchie abitudini e soggetti triti e ritriti solo per abitudine, mi spiego meglio, ho sentito un’affermazione purtroppo condivisa da molti che sono diventati famosi con la fotografia, l’idea è che ogni fotografo debba essere contrassegnato per uno stile, da un soggetto che lo contraddistingua. A dirlo è Oliviero Toscani durante una registrazione del reality Master of Photography. Non dovete credere a chi la pensa così anche perché rischiate di soffocare gli impulsi creativi, i fotografi migliori che ho conosciuto non si sono mai vantati di avere uno stile o un soggetto preciso infatti non importa quale stile fotografico scegliate e se in tutta la vostra vita non ne troverete uno poco importa, di fatto la fotografia è come la mente umana può spaziare su molti fronti tutti interessanti, la vera magia avviene quando si sente chiudere l’otturatore.

Qua la parola d’ordine soprattutto se siete dei principianti è “sperimentare”.

Il mio pensiero è che la fotografia sia un po’ come andare al ristorante. C’è un intero menu di pietanze e non saprai cosa ti piace se non ne provi alcune. Quindi, ecco un paio di suggerimenti che chiameremo esperimenti per la fotografia creativa. Siediti e preparati a far spaziare la mente mentre ti accompagno in un tour del menu fotografico creativo che mi sono inventato durante la clausura da coronavirus. Andiamo con ordine, in pratica partiamo da dove cominciano un po’ tutti “LA FOTOGRAFIA D’INTERNI” (io la trovo abbastanza noiosa) iniziando con una breve descrizione di punti comuni per qualsiasi ambiente (in pratica “robe da pensare prima di scattare qualsiasi foto”.

Punto numero uno: Identificare i punti migliori per la fotografia. Poiché la casa di ogni persona è diversa, è impossibile dire che i posti migliori saranno gli stessi in tute le abitazioni, ci sono però alcune caratteristiche comuni che si possono ricercare nella vostra casa per aiutare a determinare se un ambiente è adatto per la fotografia. Quindi il tuo primo passo è quello di analizzare l’ambiente circostante, dovrai determinare diversi punti, se vuoi un consiglio inizia scrivendo su un taccuino.

1) Disponibilità di luce naturale alle diverse ore del giorno. 2) Caratteristiche uniche o piccoli scorci che riesci ad individuare. 3) Imparare a visualizzare lo spazio con e senza fotocamera 4) Riorganizzare lo spazio (in caso servisse) a volte, non avete un grande spazio per lavorare con la macchina fotografica in casa, ma questo non deve scoraggiarvi. Il problema più grande solitamente viene dal disordine. Riordinando si creerà di un po’ di spazio di respiro tra gli elementi della vostra scena (e magari farete felice pure vostra moglie!)

Ci sono sicuramente altre cose che possono essere aggiunte a questa lista, quindi sentiti libero di far volare la fantasia e prendi nota di ogni cosa ti sembri importante. In caso l’aspetto della stanza sia molto moderno “come usa oggi” con tanto nero, grigio e bianco o comunque monocolore dovrete aggiungere qualcosa di nuovo con un tocco di colore per renderlo più piccante, anche una sola piccola aggiunta può fare la differenza!

Piccola aggiunta di colore

Non fissatevi su grandi ambienti tutti immacolati molto spesso i “nuovi” fotografi sono ossessionati dal pensare che un intero ambiente debba essere fotogenico, quando invece in realtà con i vostri scatti scoprirete di avere la capacità cambiare completamente l’aspetto di un luogo. Dopo che avrete fatto questo grande lavoro sicuramente conoscerete meglio l’ambiente che vi circonda e sarete pronti a farvi venire idee creative. Non hai davvero bisogno di una fotocamera per iniziare a visualizzare le tue foto, inizia a scattare istantanee solo nella tua mente questa è una tecnica che ci aiuta a pensare a tutte le cose che vogliamo tenere a mente quando lavoriamo ad un servizio fotografico – dalla posa, la disposizione di un luogo, l’illuminazione, e così via. Vi svelo un segreto io non sono assolutamente appassionato di fotografia di interni, ora vedo sui vostri visi calare un velo di perplessità e mi sembra quasi di sentirvi “Ma come dopo tutto sto spiegone, non parli di fotografia di interni?”. La parte divertente è che in casa non ci sono limiti, fatti guidare sempre da questo semplice principio, se si può immaginare, si può farlo accadere. Ora dovrete solo scegliere da dove iniziare.

Ebbene sì non parlerò di fotografia di interni ma di fotografare all’interno questi  erano solo punti comuni per iniziare a ragionare dentro e fuori dagli schemi anche perché mettendo ordine sarete costretti a prendere in mano un sacco di soprammobili oppure comuni oggetti che potranno tornarvi utili in seguito, come detto il menu fotografico creativo che mi sono inventato durante la clausura da coronavirus potrebbe risultare un po’ insolito e degno delle più torbide elucubrazioni mentali.

Voglio iniziare da una idea abbastanza semplice, fotografare l’acqua!!

Definiamo meglio: fotografiamo le goccioline di acqua e perché no anche gli schizzi, prima o poi tutti i fotografi anche quelli meno dotati di creatività ci si cimentano almeno una volta nella vita, non ditemi che non avete mai visto una foto così…

Qua davvero potete veramente spaziare con tutta la vostra fantasia le gocce d’acqua sono veramente molto versatili le potete mettere praticamente ovunque su un vetro su una pianta di interni su una superficie riflettente come un cd è semplice e divertente e si può fare tranquillamente dove volete non ci sono limiti. Però oltre a tanta pazienza servirà, un obiettivo macro, un treppiede, se ne avete uno anche un flash esterni ma non è indispensabile, ora dovete solo dare sfogo alla vostra creatività. Dalle goccioline che cadono alle bolle colorate, vi renderete conto che fotografare l’acqua non è poi così complicato e davvero potete dare libero sfogo alla vostra fantasia.

Ombrello: fotografia scattata sotto la doccia

Non sono solito ma visto che l’argomento acqua mi piace davvero molto e sinceramente ci ho perso nottate intere, vorrei darvi anche qualche consiglio pratico (lo farò solo in questa occasione perché l’unico modo per imparare è sperimentare) per iniziare a scattare, è sempre meglio impostate la fotocamera in modalità manuale mettendo a fuoco il punto in cui le gocce o l’oggetto colpiranno l’acqua per essere più sicuri di una buona messa a fuoco immergete qualcosa di simile a quello che volete far cadere nell’acqua o anche un dito giusto per darvi qualcosa su cui mettere a fuoco, scegliete un tempo veloce (circa 1/160 o meglio 1/200 di secondo) vi consiglio un’apertura di f4/f5 per una profondità di campo sufficiente. Utilizzando invece f/11 vi permetterà di mettere a fuoco solo la goccia e il rimbalzo della stessa, sfocando tutto il resto. Meglio passare ad un’apertura così spinta solo in un secondo momento in quanto mettere a fuoco la goccia non è proprio facilissimo con una profondità di campo così ridotta, va da sé che in ogni caso l’illuminazione debba essere sempre minima se utilizzerete il flash.

Gocce di olio di vasellina in acqua

Ti svelo un segreto nelle foto dei servizi professionistici, non utilizzano acqua ma olio di vasellina perché essendo più denso genera gocce di rimbalzo più definite e talvolta un movimento al di sotto della superficie che assomiglia all’effetto cavitazione mi raccomando non ditelo a nessuno in pochi ammetteranno di utilizzare olio!!! Ultimissimo consiglio sull’argomento acqua se dovete mettere gocce d’acqua su qualsiasi oggetto utilizzate uno spruzzino oppure in caso vogliate una sola goccia meglio utilizzare un conta gocce. Ogni liquido va bene per sperimentare. Ora non ti resta che provare e dare sfogo a tutta la vostra creatività sotto propongo alcuni scatti così tanto per accendere la scintilla della fantasia.

Ora invece veniamo alle mie elucubrazioni mentali da quarantena così solo per darvi un piccolo spunto creativo. In casa puoi anche ideare un progetto fotografico per raccontare una storia, io adoro utilizzare gli omini dei lego che si prestano benissimo a qualsiasi scena ma sicuramente puoi pescare dai giocattoli di tuo figlio o tuo nipote qua davvero l’unico limite è il cielo.

Piccoli consigli:

1) Scegli il soggetto e studia la storia 2) È bene pensare prima e scrivere sul solito taccuino poi, (talvolta rileggendo i miei pensieri scritti così a caso mi sono solo bloccato) 3) Pensa a cosa vuoi raccontare, questo sembra il passo più facile, ma in realtà credimi non lo è, provare per credere.

Si può raccontare tutto con la fotografia, basta metterci passione, fatti mille domande e datti delle risposte (come fossi ad una intervista da Gigi Marzullo) esempio, cosa speri di ottenere con questo progetto? Cosa ti aspetti? Vuoi pubblicarlo sui social? Vuoi stamparlo o realizzare un libro o una mostra? Vuoi solo divertirti poi non si sa mai? I miei migliori scatti sono usciti proprio da quest’ultima opzione.

Ultimo consiglio importante da non dimenticare mai: creare immagini deve essere un divertimento, ti prego non incastrarti solo in foto di nature morte, si sono belle ma anche queste non danno molto spazio alla fantasia infatti la fotografia Still Life è probabilmente una delle più comuni, soprattutto dopo l’avvento dei negozi on line.. ma ci sono scatti e scatti tutto sta nel fotografo, la fantasia è una delle componenti più importanti della fotografia, ora penserai che l’estro non ti manca, non vorrei essere io a deluderti dicendo che invece è proprio quello che scarseggia.

STILL LIFE…..IDEE DI FOTOGRAFIA A CASA

Non voglio dilungarmi troppo, per non bruciarmi gli argomenti dei prossimi articoli quindi la chiudo qua e ti lascio con la visione di un brevissimo video spero di averti incuriosito!

Quando sei bloccato in casa e la tua mente vola altrove

Scattare una foto al gatto al momento giusto è possibile?

Il gatto è un essere misterioso e indipendente, pigro e sfuggente, elettrico e carezzevole, tra tutti gli animali il gatto è la figura più presente nella letteratura. Fonte inesauribile di ispirazione per diversi poeti (tra cui Charles Baudelaire), il gatto è stato è protagonista di tanti libri, favole e storie di ogni epoca.
Però ora nel nostro presente i gatti hanno una vita perfetta:

Ricevono coccole quando gli pare
Dormono 24h su 24
Odiano chi vogliono
In pratica spesso sono l’incarnazione perfetta dell’indifferenza
Come sosteneva Paul Gray i gatti sono stati messi al mondo per contraddire il dogma, secondo il quale tutte le cose sarebbero state create per servire l’uomo
L’ira del gatto è bella, bruciante di pura fiamma felina, pelo irto e scintille blu, occhi fiammanti e crepitanti.
(W. S. Borroughs)

QUATTRO CONSIGLI UTILI:

  1. Tieni presente qual è la posa migliore cercando le angolazioni migliori. Cerca di fotografalo quando si stira o quando è steso questo eviterà di farlo sembrare meno cicciottello se il gatto è casalingo quindi un po in sovrappeso. Provare anche i primi piani o di profilo potrebbe contribuire a snellirlo sgravandoti di tempo che perderesti in post produzione.
  2. Scegliendo un posto in cui il gatto e lo sfondo sono contrastanti darà molto risalto al soggetto. piccolo esempio se come soggetto hai un gatto nero, l’ideale è uno sfondo bianco e viceversa. Inoltre questo contrasto bianco/nero ti darà modo di giocare con le varie impostazioni della tua reflex.
  3. Come per tutti gli animali uno dei momenti migliori per fotografare è all’ora in cui riposano. Li vedrai assumer le pose più tenere e curiose, perfette per foto amatoriali. Cerca di non fare rumore, altrimenti il gatto potrebbe svegliarsi!
  4. Non avere paura di piegarti e cerca di fotografare il gatto in modo da metterti alla sua altezza. E’ molto facile commettere l’errore di fotografare il gatto stando in piedi (assolutamente da evitare). Fotografando il gatto dall’alto, è difficile immortalare anche ciò che lo circonda, mentre metterti alla sua altezza farà sì che il gatto guardi dritto nell’obiettivo.

ho messo in rosso “AMATORIALI”, per evidenziare che scatti che ritraggono animali domestici addormentati, anche se in pose inconsuete e tecnicamente perfette non potranno mai definirsi foto “artistiche” o scatti degni di una mostra fotografica

Vieni sul mio cuore innamorato, mio bel gatto: trattieni gli artigli e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli, misti d’agata e metallo.
(Charles Baudelaire)

Da evitare:

ricorda tutti i soggetti debbono avere una propria dignità i gatti nella fattispecie non sono personaggi dei un cartoni animati: sono creature eleganti e aggraziate, per cui cerca di non ridicolizzarli mettendogli strane cose addosso.

Prestare attenzione agli occhi

Ricordatevi la luce del flash rimbalza sulla parte superiore degli occhi del gatto, riflettendosi sulla lente creando l’effetto occhi rossi. Come eliminare si più evitare il problema? Evitando il flash e cercando di usare sempre la luce naturale, tenete sempre in considerazione la salute del vostro soggetto, la luce del flash è molto forte e potrebbe dare fastidio al micio rendendolo molto irritato e meno collaborativo. Dovrai mettere a fuoco gli occhi del gatto per dare un tocco in più alla foto e caricarla di emozione.

Un gatto non vede una buona ragione per obbedire ad un altro animale, anche se questo cammina su due gambe.
(Sarah Thompson)

Un momento giusto non c’è

Se vorrai veramente ottenere degli scatti degni di nota del tuo amico a quattro zampe, dovrai avere la fotocamera sempre pronta. I momenti spontanei saranno sempre i migliori. Purtroppo la pazienza è un requisito fondamentale, è possibile che ci voglia un po ma l’attimo perfetto arriverà, soprattutto se conosci il carattere del gatto, infatti conoscendone la personalità sarà molto facile fotografarlo in un momento particolarmente buono. Inoltre, potrai anche cercare di immortalarlo in un momento determinato, che lo renderà lo scatto unico nel suo genere. Se sceglierai gli ambienti esterni come scenario per questo tipo di fotografia segui le regole valide per per tutte le foto, cioè il momento migliore per lo scatto è al tramonto o al sorgere del sole: la luce è più leggera e soffusa questi due momenti in fotografia vengono chiamati Golden Hour Ricorda, IN OGNI CASO RICORDA: la luce naturale è sempre la migliore.

Quando la chiamavo fingeva di non sentire, ma arrivava un po’ dopo quando poteva sembrare che avesse deciso di venire spontaneamente.
(Arthur Weigall)

IN SINTESI:

I gatti come tutti gli animali sono difficilmente prevedibili e quasi sempre in movimento, un po come i bambini. Prima di iniziare a scattare fotografie a raffica sul gatto, scegliete accuratamente il luogo, la luce, l’arredo ma soprattutto la composizione generale dell’immagine. Insomma: sistemate tutto ciò che è di contorno all’immagine, in modo che sia tutto sia pronto per lo scatto, e solo alla fine concentratevi sull’animale, così non arriverà stressato sul vostro set. La parte più difficile, a questo punto, è sicuramente cercare di far restare il gatto nell’area scelta per la fotografia. Ma dopotutto se fosse semplice tutti farebbero i fotografi.

Molti animali hanno una loro costellazione che brilla in cielo di notte. I gatti no. Ai gatti bastano i loro occhi lucenti per illuminare il cammino.
(Mary S. Emilson)


Qual è la foto più vista del mondo?

Sicuramente non è una domanda in grado di competere con “Chi siamo?”, “Da dove veniamo?”, “Come cambierà la vita dopo il corona virus?”, ”Sopravvivrò al covid-19?”  “Se si come farò ad arrivare alla fine del mese?”.

Da fotografo è uno di quegli interrogativi che ogni tanto mi vengono in testa, curiosità che un po’ tutti in questo settore sia da professionisti che da semplici amatori vorremo soddisfare e che poi, un po’ per pigrizia o comunque distratti da questioni ben più importanti, velocemente mettiamo nel dimenticatoio.

La risposta alla domanda “Qual è la foto più vista del mondo” potrebbe in effetti non esserci: insomma, dopotutto chi non ricorda gli occhioni della ragazza afgana, foto di copertina del volume 167 del National Geographic nel Giugno del 1985

La risposta alla domanda “Qual è la foto più vista del mondo” potrebbe in effetti non esserci: insomma, dopotutto chi non ricorda gli occhioni della ragazza afgana, foto di copertina del volume 167 del National Geographic nel Giugno del 1985



Giusto per dovere di cronaca Il suo nome è Sharbat Gula e il suo sguardo è probabilmente uno dei più famosi del mondo, la fotografia è stata scattata in Pakistan, in un campo profughi di Peshawar, durante un viaggio del fotoreporter Steve McCurry.

La fotografia è spesso come andare alla ricerca di funghi devi sapere dove cercare ma anche avere molta fortuna, è indubbio che lui ne ebbe molta, ma fu anche molto bravo a saper cogliere l’anima di quella giovane donna, la leggenda narra che fu proprio in uno di quegli accampamenti che s’imbatte in Sharbat Gula, che era in una classe di giovani allieve e restò colpito da una ragazzina molto timida.

Dunque, parlo di “leggenda” perché gli accampamenti erano diverse centinaia e affollati da migliaia di persone, quindi piuttosto improbabile un incontro casuale così fortunato.

Steve McCurry
„Ragazza afgana è diventata una fotografia talmente iconica che mi segue ovunque vada, e […] giuro che non passa giorno senza che io riceva una richiesta di utilizzo, una richiesta di informazioni o qualunque altra cosa che abbia a che fare con quella fotografia, ogni singolo giorno della mia vita. (Steve McCurry)“

Chi non ha mai visto almeno una volta nella vita una foto del classico paesaggio vacanziero con tanto di palme, spiagge e acqua cristallina, magari non sarà stato lo stesso scatto ma sicuramente un po’ tutti si assomigliano soprattutto quando si entra nel campo pubblicitario

Nota divertente: una volta gironzolando per agenzie viaggi mi sono accorto che un’agenzia di cui non farò il nome pubblicizzava una vacanza per praticanti del kitesurfing con una foto che indicava come luogo di destinazione la Grecia nello specifico Keros Beach peccato che la foto fosse stata scattata a Rosignano Marittimo Toscana, di questi esempi potrei farne decine infatti, non è insolito vedere foto che pubblicizzano viaggi ai caraibi con immagini che ritraggono il litorale della Sardegna, Toscano o Pugliese

Rosignano Marittimo Toscana

Ora davvero cerco di tornare in carreggiata dopo queste divagazioni dovute al fatto che in effetti la foto più vista al mondo potrebbe essere davvero difficile da scovare.

Alcuni osservatori nel corso del tempo si sono domandati quale fosse la foto più vista, intendiamo questo: la foto visualizzata il maggior numero di volte dal maggior numero di persone,  nella storia.

Ebbene in molti sono arrivati alla conclusione che non si tratterebbe, come sarebbe lecito pensare in prima battuta, di uno tra i tanti scatti-icona di qualche grande maestro della storia della fotografia come il bacio del marinaio di Alfred Eisenstaedt

Foto di Alfred Eisenstaedt

Neppure quella della ragazza afgana di McCurry come ho scritto sopra e tantomeno il ritratto di Che Guevara uno scatto famosissimo di Alberto Korda

Foto di Alberto Korda

La foto più vista al mondo molto probabilmente è uno scatto di Chuck O’Rear intitolato “Bliss”.

Non posso vederlo ma immagino un certo stupore nei vostri volti pensierosi, vi starete chiedendo ma chi è O’Rear e poi lo scatto intitolato “Bliss”(forse non ne avete mai sentito parlare) soprattutto ma di cosa sta parlando questo personaggio che nel mondo della fotografia ci sta tanto come la neve ad agosto.

Vi capisco, anche a me quel nome e quel titolo suona nuovo ma provate a far mente locale perché dopo tutto è ancora sotto i vostri occhi quasi tutti i giorni o almeno di tutti quelli che utilizzano ancora Windows XP, il sistema operativo rilasciato nel 2001 (chi non lo ha usato almeno una volta nella vita?).

Chuck O’Rear

Ebbene ora vi spiegherò perché questo scatto è il più visto al mondo e la storia della sua nascita e diffusione.

 “Chuck O’Rear” è un fotoreporter che anche se poco conosciuto in Europa vanta delle collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste del mondo (anche pensate un po’, ben due copertine National Geographic), il suo nome tuttavia dice poco o nulla ai più malgrado probabilmente sia entrato, in maniera inusuale, nella storia della fotografia con uno scatto “Bliss” che volenti o nolenti quasi tutto il mondo ha potuto vedere.

In quel periodo O’Rear e la sua compagna Daphne Irwin stavano scrivendo un libro sui vini della California ed avevano bisogno di alcune immagini da inserire nel loro lavoro editoriale. Come lo stesso O’Rear  raccontata scattò la foto nel 1996: era in viaggio per rientrare a casa dopo essere stato presso l’abitazione della sua compagna ora attuale moglie, tornando verso la sua casa situata a St. Helena, California, si accorse del paesaggio che aveva di fianco, accostò e immortalò la scena con la sua attempata Mamiya RZ67 che aveva con sé.

Visto che la fotografia non era pertinente con il libro che la coppia stava scrivendo, O’Rear decise di renderla disponibile come fotografia stock attraverso la società statunitense Corbis, sperando in una futura vendita.

Queste società si occupano di inserire on-line fotografie, talvolta anche erroneamente indicate come “esenti da diritti d’autore”, operano secondo un modello di micro pagamenti. Cosa significa ciò, i clienti di queste società sottoscrivono un contratto con il quale dietro avvenuto pagamento, in genere abbonamento mensile hanno a disposizione migliaia di foto da poter utilizzare per i loro contenuti multimediali.

L’autore della fotografia percepisce un compenso ogni volta che il suo scatto viene scaricato dai suddetti clienti.

Giusto per concludere questa prima infarinatura sulle società di stock il costo delle immagini scaricate da questi siti stock può anche variare, a seconda della dimensione della immagine, in genere si parte da un minimo di 1$ ad un massimo di svariate centinaia di dollari con un sistema di pagamento basato su crediti acquisiti con l’abbonamento.

Qualche anno più tardi l’azienda statunitense Microsoft alla ricerca di immagini da inserire sul dekstop del proprio sistema operativo si imbatte in questa immagine, e qua torniamo alla fortuna che ogni fotografo deve avere come indicato sopra per la ragazza Afgana.

Vide la foto e decise di utilizzare la sua immagine come sfondo predefinito per la scrivania del nuovo sistema operativo che la casa avrebbe lanciato di lì a poco: Windows XP.

Però non comprò la foto da Corbis stock o quanto meno l’azienda fu pagata per rimuovere la foto dal loro sito in quanto decise di acquisirne tutti i diritti. Era il 2000/2001, e il team di sviluppo di Windows XP contattò O’Rear con l’intenzione non solo di comprare la licenza per utilizzare l’immagine come sfondo predefinito di Windows XP, ma di acquisirne anche tutti i diritti.

 A Chuck O’Rear (a questo punto oltre che bravo lo si deve anche considerare estremamente fortunato) fu offerta una somma di denaro stratosferica lui stesso dice: essere “forse la somma più alta mai pagata al mondo per l’acquisto di una singola fotografia” il quantitativo in denaro non lo sapremo mai in quanto il fotografo firmò un accordo di non divulgazione con Microsoft.

Il titolo “Bliss” all’immagine fu assegnato dal team Microsoft (tranne che nelle versioni olandese e portoghese di XP nelle quali la foto non ne capisco il motivo venne assegnato un titolo differente rispettivamente come “Ireland” ed “Alemtejo”).

Il successo planetario e soprattutto l’incredibile longevità di XP hanno quindi fatto il resto.

Si dice ma io non penso sia così o per esprimermi in termini fotografici che questa immagine non sia stata ritoccata.

Il mio pensiero è che il ritocco c’è, consiste in una leggera saturazione sul verde.

Il paesaggio, quindi, esiste veramente e si trova esattamente sulla strada che divide San Francisco da Napa Valley.

Se volete fare un giro virtuale in quella zona vi consiglio Street View, vi basterà fare copia incolla del la seguente dicitura: 4031 Carneros Hwy, Sonoma, CA 95476, virate verso sinistra e ve la trovate stagliata sullo sfondo. Se invece volete l’angolazione giusta, continuate la strada, lungo mi raccomando non troppo e poi voltatevi sempre verso sinistra.

Ha qualcosa di familiare, no?