Riconoscere le emozioni mentre stai fotografando

Vi siete mai fermati prima di scattare una fotografia a pensare e cercare di riconoscere che tipo di emozione state provando? Io l’ho fatto pochissime volte ora sinceramente penso sia la cosa più importante da fare prima di compiere qualsiasi azione non solo scattare una foto. E’ anche  la cosa più difficile che abbia mai fatto, serve tempo, è più facile ascoltare le proprie emozioni alla fine quando si vede l’immagine sullo schermo del computer oppure come capita a me, quando sto stampando in camera oscura la fotografia, come ho detto sapere riconoscere le emozioni non è cosa semplice come si pensa, troppo spesso presi dalla nostra vita frenetica non facciamo assolutamente  caso ai nostri stati d’animo, parlo di quelli veri, quelli interiori nascosti sotto uno spesso strato di superficialità che permea le nostre menti, passiamo intere giornate se non settimane nelle quali, non facciamo veramente attenzione a quello che proviamo nello strato più profondo della nostra anima.

sorpresa ed emozione davanti alla proprio lavoro
sorpresa ed emozione

Passiamo buona parte della nostra vita a non capire che le emozioni come i colori, hanno molteplici sfumature, le emozioni primarie che tutti sanno riconoscere sono: rabbia, aspettativa, gioia, fiducia, paura, sorpresa, tristezza e disgusto, sappiamo riconoscerle ma mai ci interroghiamo veramente sul perché in quel momento proviamo una determinata emozione, ho capito dopo molto tempo che ci sono molti modi in cui si attivano e quasi tutti sappiamo riconoscerle solo quando vengono attivate da stimoli esterni cercando invece di ignorarle quando saltano fuori all’improvviso dal nostro interno, a me capita molto spesso di essere in uno stato ansioso o molto nervoso senza sapere da dove veramente proviene quello stato d’animo, non è facile andare a fondo e scoprirne la vera origine, difficile ma non impossibile, certamente è più semplice analizzarla se l’emozione provata in quel dato momento è molto forte e persistente, le nostre emozioni però ho scoperto possono essere anche lievi o comunque nascoste ad un livello così profondo della nostra coscienza da essere avvertite solo in minima parte.

Cercare di capire e saper apprezzare queste sfumature con un profondo lavoro su noi stessi ci permette di amplificare le possibilità d’espressione questo per un fotografo è molto importante. Imparare a riconoscerle diventa quindi uno strumento indispensabile soprattutto per capire come poter trasmettere le stesse emozioni che proviamo nel momento dello scatto nel risultato finale delle nostre fotografie.

Uno dei metodi migliori che ho scoperto per allenare questa sorta di consapevolezza è quella di tenerne traccia su un diario, in pratica ogni volta che mi rendo conto di provare una qualsiasi emozione che sia in giro a fotografare o no, prendo in mano il mio diario e cerco di descrivere le sensazioni, cercando di scoprire da dove sono venute se da fattori esterni o interni, cercando di osservarle da vicino, cerco di descrivere come si è manifestata, che reazioni ha prodotto nel corpo e come è svanita, quest’ultima ritengo sia una descrizione imprescindibile e importante per andare a fondo nella comprensione.

il ladro d’immagini

Scrivere sul diario ci permette di fissare le nostre sensazioni non solo su carta, mentre si scrive si rielabora e questo aiuta a comprenderne meglio il loro vero significato.

Se pensate che esplorare le emozioni sia un lavoro al quanto complicato vi accorgerete già dal primo scatto che cercare di trasmettere le emozioni in foto è tutt’altro che facile, anche se sarete arrivati a scavare veramente a fondo dentro di voi questa impresa rimarrà sempre e comunque difficile e non ci sono tutorial, libri o vie semplici, nessuno se non voi potrà portare a compimento questo lavoro che consiste in una perfetta simbiosi tra fotografo e macchina fotografica,. Personalmente, per cercare di arrivare ad uno scatto che possa essere considerato degno di nota, divido in tre ciò che mi circonda, tempo, spazio, narrazione come se fossero gli estremi di un triangolo con me posizionato al centro cercando di tenere bene a mente che le fotografie e le emozioni sono legate da un filo indissolubile, ogni qual volta che immaginiamo di produrre un’immagine, stiamo provando un’emozione che vogliamo trasmettere a qualcun altro, e tutto questo inizia molto prima dello scatto.

Questi concetti base si possono applicare a qualsiasi tipo di scatto, la tristezza di un evento, la bellezza di un paesaggio, la potenza di un incontro oppure anche un semplice momento catturato al volo, comunque in ogni caso esiste sempre un legame tra lo scatto e l’emozione provata.

Senza mai dimenticare che la vera difficoltà sarà fare una fotografia che trasmetta le sensazioni che avete provato voi anche a chi la guarda, ma mai rimanere delusi se questo non accade anche perché viviamo in un mondo che va veloce e la maggioranza delle persone è totalmente inconsapevole di apprezzare solo la finzione.

I punti che io ho deciso di seguire in questo viaggio per tornare ad apprezzare la fotografia sono:

Riconoscere l’emozione sia quella dentro di me che quella che mi circonda, così diventando consapevole di ciò che mi accade attorno, questo è porsi al centro del triangolo

Cercare di essere più coinvolto possibile nel momento presente questo è l’estremo lato destro del triangolo, lo spazio.

Il tempo è l’angolo sinistro del triangolo il punto più importante, indica non avere fretta, è molto importante padroneggiare la pazienza per meglio interagire con le impostazioni della nostra fotocamera per meglio catturare e fissare il momento che ci interessa trasmettere è molto importante conoscere e padroneggiare perfettamente la tecnica fotografica solo l’istinto purtroppo non basta, si deve necessariamente utilizzare le regole principali, la foto composizione della scena, la gestione dei colori e della luce senza questo trasmettere le emozioni che abbiamo provato in maniera comprensibile al nostro scatto sarà impossibile.

La narrazione non è altro che avere già chiaro in testa ciò che vogliamo rappresentare con lo scatto, istintivamente riconosceremo non solo le nostre emozioni ma anche in linea di massima quelle dell’ambiente circostante, questo ci permetterà di scattare nel momento più opportuno.

La condivisione con un vasto pubblico del nostro lavoro deve comunque partire dalla consapevolezza che le critiche arriveranno comunque e in ogni caso infatti le persone pronte a criticare sono la terza cosa sicura dell’esistenza umana le altre due sono la morte e le tasse, padroneggiare le emozioni serve anche a migliorare il rapporto con le critiche che ci pioveranno in testa dandoci modo di capirle e suddividerle; la cosa perfetta sarebbe ricevere critiche costruttive ma non sarà mai così, molti sulla rete criticano solo per passare il tempo, altri criticano perché sono invidiosi del vostro scatto ma siate certi di una cosa se hanno perso anche solo un minuto del loro tempo per criticare o commentare il vostro scatto significa che ciò che hanno visto ha generato in loro emozioni.

COME RISCOPRIRE IL PIACERE DI FOTOGRAFARE

autoscatto, riflesso da una vetrina di un negozio
autoscatto

Vi siete mai chiesti perché scattate delle fotografie?

E non sto parlando delle fotografie che scattate con lo smartphone, non è di quel tipo di immagini di cui oggi voglio parlare anche perché le immagini e video prodotti con il telefono introducono non solo un altro argomento ma anche un fenomeno sociale che forse approfondirò in un altro articolo, ora parlo di quelle persone che come me sono appassionate di fotografia e hanno una macchina fotografica, da neofita o professionale a rullino o digitale poco importa, voi,  come ora sto facendo io, vi siete mai chiesti qual è il vero motivo che vi fa decidere di prendere in mano la fotocamera, ma soprattutto perché decidete di scattare, vi siete mai chiesti perché lo state facendo e se questo vi rende veramente soddisfatti?

Ho iniziato a pormi queste domande che possono sembrare banali ma scavando dentro di me ho capito che avevo bisogno di fare chiarezza su come intendo approcciarmi ancora alla fotografia, tutto questo ragionamento introspettivo è nato da svariate discussioni con mio padre, lui è un fotografo amatoriale con delle idee ben precise su cosa e come deve essere la fotografia, in pratica per farla breve ripudia i programmi di editazione per lui l’immagine finale deve rispettare il più possibile la realtà come era una ventina di anni fa prima di avere tra le mani queste macchinette digitali e tutti questi costosi e sofisticati programmi che trasformano l’immagine appena scattata in qualcosa di diverso di ciò che ere realmente, dal mio punto di vista almeno  fino ad un mese fa, non ho mai dato troppo peso alle immagini ricreate artificialmente anzi talvolta ne ho prodotte alcune, pensando che questa sia solo l’ennesima evoluzione, siamo partiti dal dipingere con la terra e il carbone dentro una grotta per arrivare ad oggi in cui ci si può sbizzarrire con la fantasia creando immagini di ogni tipo e ritenevo il pensiero di mio padre quello di un nostalgico, questo fino a qualche mese fa, poi ho fatto l’errore di mettermi in discussione, ho fatto svariate ricerche visionando centinaia di immagini sui social soprattutto di fotografi famosi e anche delle fotografie che ottengono più commenti e like navigando qua e là sui forum che parlano di fotografia e tra i tanti siti internet in cui ti spiegano come alterare la realtà di una immagine senza perdere in qualità, ho visto immagini bellissime con colori vividi, fotografie di street photography veramente eccezionali, ho divorato queste immagini come un drogato in crisi d’astinenza, più le guardavo più dentro di me cresceva l’insoddisfazione e la frustrazione della consapevolezza che ogni immagine vista in realtà non era altro che finzione e ho accertato con i miei occhi che più l’immagine era sapientemente creata con i programmi di editazione più al pubblico piaceva.

post incomprensibile di falsa fotografia
post di facebook

Scorrendo i commenti sotto un’immagine che ritraeva un paesaggio marino con un improbabile tramonto ho letto un commento che mi è rimasto impresso nella mente come un chiodo piantato sulla lapide della nostra intelligenza il commento recitava così: “splendida foto sei super, dove è stata scattata? In che periodo dell’anno posso andare per vedere questo tramonto, inverno o estate?”, non voglio criticare l’intelligenza di nessuno ma forse un tramonto così lo si potrebbe vedere solo dopo una esplosione nucleare a patto di essere sopravvissuti.

Da qua ho iniziato a capire che qualcosa non va, come fotografo mi chiedo se sia giusto chiamare questa  fotografia, non si tratta di aumentare un po’ il contrasto oppure di migliorare sensibilmente l’esposizione, ora si trasforma, si aggiungono sfondi e colori inimmaginabili, questa non è più la fotografia! Solo ora capisco il pensiero di mio padre.

Ed è proprio dalle parole di mio padre che mi si sono palesate queste domande:

Perché scatto delle fotografie?

In quale momento mi sento veramente soddisfatto del mio lavoro?

Qual è il vero motivo per il quale decido di prendere la fotocamera, e scattare se poi per renderla fruibile al pubblico modifico l’immagine snaturandola?

Ha veramente importanza sapere che chi vede il mio scatto ne rimanga colpito e decida di commentare?

Attualmente la frustrazione è maggiore della soddisfazione che un tempo provavo nell’inserire l’ennesimo rullino nella macchina fotografica, ora mi sento svuotato vedendo le immagini che ho recentemente modificato cambiando lo sfondo, aggiungendo particolari aggiungendo colori come fossi un pittore impazzito, tutto questo mio pensare su cosa sia effettivamente diventata la moderna fotografia mi lascia senza uno scopo preciso ed in uno stato di negatività prossima all’esplosione.

Ci sono volute settimane di autodiagnosi e comprensione per capire che quella che ora viene chiamata fotografia non è altro che l’ennesimo passo involutivo della nostra specie, anche se alla maggioranza delle persone piace vedere immagini e video finti di una realtà che non esiste io al contrario ho riguardato tutti i miei scatti e anche se un po’ ho cancellato tutte le immagini che avevo editato più le eliminavo dell’hard disk più sentivo dentro di me un’energia che mi chiedeva di ricominciare a produrre immagini vere, istantanee di quello che è la realtà, in pratica produrre immagini in modo consapevole, partendo da quello che mi fa stare bene, non mi importa più dei like, dei commenti dei follower perché tutto questo fa parte della finzione che ci porta a modificarci per piacere agli altri quando la prima cosa importante è piacere a noi stessi.

Da qua riparte il mio viaggio per tornare a stare bene con la fotografia ma soprattutto con me stesso e magari finalmente riuscire veramente a comprendere cosa mi spinge a creare immagini.

Applicando alcuni dei principi di mindfulness appresi anni prima, ho deciso di iniziare scoprendo ciò che si nasconde dentro di me alla scoperta e alla comprensione di tutte le sfaccettature del mio io più profondo, un fotografo non è diverso da ogni altro artista, e un vero artista è indistintamente riconosciuto come tale solo se ci mette tutta l’anima nel creare la propria arte, questo punto di partenza non è solo un viaggio alla scoperta della bellezza perché ogni essere umano ha sempre almeno un paio di  lati oscuri o per meglio dire cose che si negano anche alla propria mente, quindi sono pronto a scontrarmi soprattutto con le mie debolezze.

Una cosa che ho capito dopo aver compreso che la moderna fotografia non mi appartiene è che mi sono avvicinato al mondo della fotografia senza conoscere il vero motivo che mi portava ad uscire ogni giorno con la macchina fotografica a tracolla, per il momento so che mi fa stare bene e che debbo indagare a fondo dentro di me ciò che mi spinge in questa direzione.

Non penso di essere l’unico, il 90% delle persone che si avvicinano al mondo della fotografia, lo fa senza conoscerne il vero motivo, sappiamo solo che ci fa bene, senza capirne il perché e tutti quanti consapevoli o no diamo priorità allo scatto pensando solo al risultato finale, sempre alla ricerca di approvazione sui social ignorando tutto ciò che ci succede dentro prima e dopo lo scatto, e se la foto da noi scattata non riceve abbastanza apprezzamento l’unico risultato che ne otteniamo è solo un senso continuo di frustrazione, quando invece la priorità dovrebbe essere data a noi stessi, in pratica noi fotografi siamo sempre alla ricerca di consenso, troppe persone traggono il loro unico appagamento dai like ricevuti su internet creando immagini in una continua compulsiva ricerca di follower e personale appagamento e quando non ottengono il risultato sperato la frustrazione prende il sopravvento spingendoli ad acquistare migliaia di contatti per farne bella mostra con i pochi veri che apprezzano il loro lavoro come a dirgli: vedi non siete gli unici a cui piacciono i miei scatti creandosi attorno un virtuale finto mondo, il peggio è quando non ci si rende nemmeno conto di tutta questa finzione anche se siamo stati noi a crearla.

Altri invece traggono la loro finta soddisfazione acquistando materiale fotografico di ultimissima generazione pensando che solo così la loro fotografia diventerà semplice e perfetta, senza capire che possono accrescere il loro corredo all’infinito ma la qualità delle loro foto sarà sempre la stessa e le difficoltà se non si hanno le giuste conoscenze saranno sempre le stesse.

Nonostante tutti gli sforzi possibili, non possiamo obbligare le persone reali ad apprezzare le nostre foto, più di quanto lo facciamo noi, come non possiamo comprare tutto il materiale fotografico disponibile nei negozi.

Quello che ci accomuna tutti non solo nella fotografia è che la responsabilità della nostra soddisfazione la deleghiamo ad eventi esterni, rincorrendo un ideale di perfezione che mai si realizzerà e quelle poche volte che succede di scattare un’immagine che ci dà veramente soddisfazione non capiamo che è solo un punto di partenza per capire realmente cosa ci spinge a fotografare.

Il primo punto da cui inizio il mio nuovo rapporto con la fotografia è proprio questo, eliminare la continua ricerca di consenso, tornando alla vera fotografia quella dove prendi la macchina e scatti senza editare le immagini, un modo di fotografare più consapevole creato solo dal rapporto fatto di conoscenza tecnica e di saper osservare, aspettare, avere pazienza, spostando l’attenzione soprattutto all’interno trovando la concentrazione necessaria per conoscere le emozioni, solo conoscendo bene le nostre emozioni possiamo riconoscerle nel mondo che ci circonda, ma soprattutto quando non siamo più soggetti alle cose che ci influenzano esteriormente possiamo cogliere quell’ attimo fuggente e renderlo eterno con uno scatto perfetto, se poi si impara anche a non giudicarsi se non sempre il risultato sarà per noi emozionante il piacere di produrre immagini anche non perfette può arrivare fin da subito.

Quando impariamo a fotografare seguendo i nostri valori, non dipendiamo da nessuno e riusciamo con facilità a esprimere noi stessi, raggiungendo un livello di consapevolezza fotografica che ci permette, di non essere dipendenti dagli altri, ma dal solo piacere che proviamo, sapendo di stare seguendo la giusta direzione.

Lo so non ho risposto alle domande.

Non l’ho fatto perché ancora non lo so, so però cos’è vero e cosa è finto ed oggi tutto il mondo che ruota attorno alla fotografia è finto, davvero vogliamo che sia così per sempre?

Partendo da queste domande e cercando di dar loro una risposta inizia il viaggio tra mindfulness e fotografia……….

PER RIMANERE AGGIORNATO ISCRIVITI ALLA MIA NEWSLETTER

L’uomo sente l’urgenza tanto di creare quanto di distruggere

La frase che recita “L’ESSERE UMANO DIVENTA QUELLO CHE PENSA” la ritieni vera?

Il pensiero non è altro che un’immagine che mandiamo nel mondo immateriale, molti studiosi della filosofia buddhista ritengono che nutrendo i nostri pensieri con le nostre emozioni più profonde rispettando le “tre tappe fondamentali” si possa trasportare i nostri pensieri sul piano materiale.

Pur rimanendo scettico sull’argomento visto che tentar non nuoce proviamo a scoprire quali sono questi tre passaggi:

  1.  Comincia dal piano mentale, lascia andare la tua immaginazione e cerca quello che veramente senti come un bisogno profondo
  2.  Passa al piano emozionale cercando di percepirlo come fosse già reale
  3.  Passa al piano fisico reale, compiendo delle azioni che ti avvicinino al tuo obbiettivo

Logicamente prima di impegnarti in questo che sembra un semplice procedimento chiediti se quello che cerchi di rendere manifesto nella vita reale risponde veramente ad un tuo bisogno interiore, i nostri pensieri talvolta sono talmente inconsci che potremmo portare in superfice non solo cose desiderate ma anche pensieri che possono essere spiacevoli e dannosi, se così dovesse andare non darti per vinto e non attribuire la colpa a situazioni esterne, ricerca la necessaria concentrazione e scava dentro le tue emozioni fino a che l’obbiettivo non ti sia veramente chiaro.

A volte bastano pochi secondi per visualizzare la felicità e in altre occasioni se il tuo animo è troppo vincolato a situazioni esterne che non dipendono dalla tua volontà ci vorrà molta pazienza e concentrazione per capire che siamo esseri unici e quindi non condizionabili dal pensiero o dalle situazioni altrui, quindi lascia andare la recita del “povero me come sono sfortunato nessuno mi ama o quelli là pensano male di me” perché così facendo ti crei solo danni ulteriori, sicuramente non sarà facile cercare la bellezza dentro la bruttezza oppure cercare l’amore e le buone intenzioni dentro le critiche ma anche solo il fatto di provarci ti farà veramente fare un bel salto in avanti verso il tuo benessere interiore.

Da un momento all’altro potresti capire che sei tu con i tuoi pensieri che cambi la tua vita e che ti crei il tuo percorso a seconda di quello che decidi di vedere con gli occhi del tuo io più profondo, la vera e unica evoluzione umana del nostro pensiero è diventare essere spirituali, non siamo sulla terra per vivere nella ricchezza o nella povertà, nella popolarità o nell’anonimato, nel lavoro oppure nella disoccupazione, siamo sulla terra per sviluppare la nostra individualità il nostro “sé superiore”.

Sicuramente questo ultimo concetto potrebbe essere un po’ difficile da assimilare anche perché il costrutto della nostra società ci porta ad avere bisogni materiali molto superiori alle nostre disponibilità economiche e da qualche tempo sul mainstream globale si sta affermando come nuova tendenza, che parte dai ragazzi più giovani, il culto dell’apparire a tutti i costi, il diventare famosi, avere la tanta agognata popolarità e ricercando quest’ultima non si guarda in faccia a nessuno, spinti da un bisogno che non ha nulla di sensato. Le cronache odierne mostrano vere e proprie tragedie, vite spezzate per creare un video e cose del genere.

Fermati un breve istante e rifletti, guarda dentro di te e osserva quanto di quello che hai appena letto ti è rimasto dentro oppure cerca di elaborarlo se l’ho hai vissuto in prima persona, si diventa quello che si pensa non dimenticarlo, quindi quando i tuoi pensieri non sono “intelligenti” ti crei una vita spiacevole soprattutto se dal pensiero porti nella realtà atteggiamenti che possono arrecare danno a te stesso e alle altre persone.

La consapevolezza e la responsabilità sono i nostri unici mezzi per riuscire a rendere manifesta “l’intelligenza” nella nostra vita.

Ora ti consiglio un piccolo esercizio che ho messo in pratica, prima di tentare di rendere materiali i tuoi pensieri.

Scrivi su un foglio tutto quello che ti ricordi di aver fatto questa settimana e come ciò che hai fatto ti ha fatto sentire, descrivi le cose che sei sicuro di aver fatto bene, il tempo o le cose che hai fatto per te e che ti hanno  aiutato a sentirti bene, annota se hai fatto qualcosa per altre persone specificando se eri o ti sei sentito obbligato ad esempio se ti sei comportato in un certo modo per evitare di sentirti in colpa o perché eri spinto da qualche paura.

Elenca tutte le persone che potresti aver criticato o giudicato, senza dimenticare quelle persone che pensi abbiano fatto o detto delle cose spiacevoli nei tuoi confronti, scrivi anche come avresti voluto che le situazioni fossero diverse con queste determinate persone o come pensi che avrebbero dovuto comportarsi e non dimenticarti di annotare se durante queste situazioni tu stesso hai criticato con parole o pensieri, insomma scrivi tutto ciò che ti ricordi di questa ultima settimana.

In pratica stai tirando fuori emozioni negative è un duro lavoro annotare tutto, in pratica è un piccolo esame di coscienza, ti sarai sicuramente reso conto, se hai già iniziato a scrivere, che anche sforzandoti non riesci a ricordare tutto e magari che molto spesso hai agito solo in modo inconsapevole, non ti preoccupare in media l’essere umano è cosciente solo al dieci percento di ciò che fa, significa che per il novanta percento del suo tempo è a malapena consapevole di parlare o pensare e agisce meccanicamente alle situazioni, questo porta ad un problema molto grande, stai molto attento in questa pratica perché spesso il nostro cervello sulle situazioni spiacevoli genera dei falsi ricordi quindi vaglia tutto ciò che hai scritto in modo onesto e responsabile, nel prossimo articolo proseguiremo il discorso introducendo il conscio, subconscio e super conscio

Non dimenticarti di farmi sapere nei commenti come ti sei sentito rileggendo ciò che hai scritto!

Una tantum
Mensile
Annuale

Se ti è piaciuto l’articolo metti like e sostienici con una micro donazione una tantum

Fai una donazione mensilmente

Fai una donazione annualmente

Scegli un importo

€1,00
€3,00
€5,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

IL RESPIRO CONSAPEVOLE

Meditare è imparare a fermarsi e prendere un momento per noi. La meditazione ci insegna a smettere di farsi portare via dai rimorsi del passato, con la meditazione si arriva a dominare la rabbia e si impara a sopportare meglio le preoccupazioni per un futuro incerto. Meditare in pratica è l’arte del fermarsi, con essa possiamo entrare nel momento presente e farci nutrire dalla bellezza e dalle meraviglie della vita che sono tutte attorno a noi: la fragranza dei fiori, il calore del sole, il colore del cielo, può sembrare banale ma la meditazione non deve aiutarci a evitare i problemi o a fuggire dalle difficoltà ma deve permettere che abbia luogo una guarigione positiva ciò significa iniziare a capire che abbiamo il potere di scegliere. Scegliere se fermarci e rilassarci oppure di correre tutto il giorno come matti inseguendo questo o quello, perché tutto è una scelta che sia consapevole o inconsapevole. Prima di iniziare a meditare bisogna iniziare dall’apprendere la respirazione consapevole, tutti respiriamo, altrimenti non saremmo qui a chiacchierare. Il fatto è che lo diamo per scontato, e raramente pensiamo “consapevolmente” dopo tutto è ciò che ci tiene in vita, il primo punto che ho dovuto imparare è questo cioè porre l’attenzione sul mio modo di respirare; prendere consapevolezza sulla respirazione che di fatto agisce sul corpo e su tutte le sue funzioni è fondamentale per la nostra mente e il suo benessere.

Non a caso quando ho stati d’ansia il respiro si fa “corto” e ho la sensazione che quasi mi manchi il respiro, controllare il respiro e renderlo consapevole è il sistema più semplice e a portata di mano per rilasciare le tensioni e diminuire gli stati ansiogeni praticamente all’istante. Ho letto molto e mi sono documentato sull’argomento imparare a respirare consapevolmente non serve solo ai fini della meditazione ma serve al nostro corpo per purificarsi ed evitare molti accumuli di stress inoltre  migliora la circolazione sanguigna si evitano problemi digestivi, si migliora la postura del nostro corpo evitando dolori al collo, alle spalle, alla schiena, si otterrà un allentamento della frequenza cardiaca, e quindi molto utile quando sussiste tachicardia, migliora la stabilità muscolare, favorisce il rilassamento, riduce gli effetti nocivi del cortisolo (che è poi l’ormone dello stress) e quindi aiuta a ridurre i livelli di stress, migliora la resistenza nell’esercizio fisico intenso,  ideale quindi per gli atleti, rende più chiara la nostra voce quando parliamo, migliora la memoria e la concentrazione e favorisce un buon sonno rigenerante, tutto questo si ottiene adottando una respirazione consapevole e diaframmatica

Ecco una tecnica di respirazione diaframmatica consapevole efficace e facile da apprendere in pochi minuti.

1) Siediti in una posizione comoda con la schiena eretta.

2) Metti una mano sul cuore e una sulla pancia.

3) Inspira solo con il naso. Durante la respirazione la pancia si gonfierà e sgonfierà completamente, come se fosse un palloncino; il torace invece sarà pressoché fermo o si gonfierà solo leggermente a fine inspirazione e si abbasserà leggermente solo per effetto della completa espirazione.

4) Inspira solo con il naso contando lentamente fino a 4. Mentre lo fai osserva la tua mano sulla pancia che si alza mentre la gonfi, mentre la tua mano sul petto resta quasi ferma.

5) Espira solo con la bocca contando lentamente fino a 4. Fai uscire l’aria come se dovessi soffiare dentro una cannuccia. Fai uscire più aria che puoi mentre contrai i muscoli addominali. Immagina il tuo ombelico che si avvicina sempre di più alla spina dorsale. Mentre espiri puoi immaginare di veder uscire, assieme all’aria, tutte le tue tensioni, problemi, frustrazioni, ecc. Puoi immaginare lo stress che lascia il tuo corpo attraverso il respiro.

Col tempo puoi portare il tuo conteggio a 6, a 8, a 12. Ma sempre molto lentamente, quindi non avere fretta, e si procede passo dopo passo, in un secondo momento possiamo anche scegliere di controllare il nostro respiro regolando il ritmo, l’ampiezza e la durata. Così facendo passiamo da un’azione involontaria fatta in automatico ad una un’azione veramente consapevole. Imparando a modificare il nostro modo di respirare possiamo modificare il nostro stato emotivo e diminuire lo stress dalla nostra vita quotidiana. La Respirazione diaframmatica è la base di partenza per ogni tipo di rilassamento, meditazione visualizzazione, o autoipnosi. Il respiro è una parte funzione  del corpo, quindi quando la mente è in contatto con il respiro consapevole, è in contatto anche con il corpo, il rilassamento e la pace sono il naturale risultato di una respirazione cosciente in cui il corpo, il respiro e la mente diventano una cosa sola. Per praticare la meditazione del respiro consapevole non è necessario stare seduti a gambe incrociate potete praticare il respiro consapevole anche stando in piedi, camminando o in qualsiasi altra posizione, persino facendo jogging, la posizione che io preferisco è stare steso sulla schiena, comunque che camminiate o corriate, siate seduti, in piedi o sdraiati finché siete consapevoli del vostro respiro, la pace e la serenità rimarranno con voi. Iniziamo con la tecnica vera e propria: Trovate la vostra posizione più comoda possibile, sedetevi in modo da potervi godere ogni momento del vostro stare seduti. Se sedervi su un cuscino per voi è difficile, potete sedervi su una sedia. Se restando seduti provate una forte irrequietezza o resistenza, allora stendetevi la cosa importante è che siate comodi tenendo la testa e il collo allineati alla spina dorsale lasciando cadere completamente le spalle. Se invece siete distesi, rilasciate le braccia a fianco del corpo con un’angolazione che permetta alle vostre spalle di rilassarsi completamente. Le mani possono stare sulla pancia o a terra. Se avete bisogno di un cuscino, sceglietene uno che sia di uno spessore sufficiente per sostenere la testa senza mettere il collo in tensione.

Ora chiudete gli occhi e permettete ai muscoli del viso di rilassarsi completamente mantenendo le labbra a mezzo sorriso. Un mezzo sorriso vi aiuta a ritornare alla sorgente della gioia dentro di voi. Lasciate che il respiro fluisca naturalmente, permettete al fiume del respiro di portare il vostro leggero sorriso in ogni parte del corpo, i gomiti e i polsi non devono essere in tensione. Rilassate tutte le dita, se siete seduti potete mettere una mano sopra l’altra, incrociando le dita o lasciare le mani in grembo. Quando vi siete sistemati, appoggiate le mani sulla pancia e continuate a respirare naturalmente. Inspirando, lasciate che i vostri pensieri scendano al livello dell’addome e si stabiliscano lì. Espirando, lasciate che tutto il vostro corpo si senta più calmo e ripulito mentre si libera delle tensioni e degli stress. Fate questo esercizio – inspirazione, “Riposare”,  espirazione, “Calmare” – per qualche minuto o quanto volete fino a sperimentare un senso di profonda tranquillità. La vostra mente è rimasta a riposare sul morbido cuscino del vostro respiro e per questo il respiro è diventato più profondo, più calmo e più lento. Ora mettete tutta la vostra attenzione sul respiro e su nient’altro. Posate le mani sull’addome per sentirlo salire e scendere con l’inspirazione e l’espirazione. Avete notato che mentre inspirate sale e mentre espirate scende? Questa è una respirazione sana. Quando siamo tesi o presi da una forte emozione, la respirazione diventa corta e superficiale e la pancia non si muove affatto.

Ora, mentre inspirate, seguite l’aria che entra nel corpo attraverso le narici, sentite l’addome alzarsi e dite piano “Dentro, uno”. Con l’espirazione sentite l’addome scendere e dite piano “Fuori, uno”. Dite “Dentro, due” durante la seconda inspirazione e “Fuori, due” durante la seconda espirazione. Continuate per dieci respiri completi. Contare i respiri in questo modo vi aiuta a coltivare l’attenzione cosciente e la concentrazione, che sono essenziali per alimentare la pace e la felicità. All’inizio potreste trovare difficile restare consapevoli fino a dieci respiri ma, una volta riusciti a farne dieci di fila coscienti, potete continuare fino ad arrivare a quindici. E se volete farne ancora, potete continuare fino a raggiungere i venti respiri, la cosa fondamentale è riuscire a rilassare ogni fibra del nostro corpo, ho sperimentato di persona questa tecnica prima di approcciarmi alla meditazione vera e propria ed è veramente infallibile di fatto meditare diventa facile anche senza una persona che da fuori guida la nostra permanenza in stato meditativo;  per iniziare e anche se non ti interessa la meditazione vera e propria ti suggerisco di praticare la respirazione diaframmatica consapevole per almeno 10 minuti ogni giorno, vedrai il tuo corpo e la tua mente ti ringrazieranno. La respirazione consapevole è molto più che una semplice tecnica per migliorare la qualità della vita, unita alla meditazione è uno strumento veramente portentoso. Fra i diversi scopi della respirazione consapevole meditativa vi è quello di, secondo diversi autori di libri che ho letto, facilitare il riemergere di emozioni, sentimenti, paure represse nell’inconscio. Grazie alla respirazione consapevole tutte queste ferite possono riemergere e lo scopo è ovviamente affrontarle una volta per tutte. Ecco che allora potrebbe ripresentarsi la paura di soffrire, che andrà semplicemente osservata, sperimentata e lasciata andare. Restare coscienti prendendo atto di ciò che avviene nel nostro corpo, nella nostra mente, nel nostro mondo è un gesto di estremo coraggio che può veramente cambiarci la vita.

Tutti i difetti della nostra mente , l’egoismo, l’ignoranza, la rabbia, l’attaccamento, il senso di colpa e tutti gli altri pensieri molesti , sono temporanei, non permanenti e duraturi. E poiché la causa della nostra sofferenza e dei nostri pensieri molesti è temporanea, anche la nostra sofferenza è temporanea.

Prossimo articolo: CRESCITA PERSONALE …continuiamo il cammino

Una tantum
Mensile
Annuale

Se ti è piaciuto l’articolo metti like e sostienici con una micro donazione una tantum

Fai una donazione mensilmente

Fai una donazione annualmente

Scegli un importo

€1,00
€3,00
€5,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

ESSERE PADRONI DELLA PROPRIA VITA

Se hai ragione non hai bisogno di gridare.
(Proverbio zen)

Ci sono libri di veri e propri guru che ti dicono che diventare padroni della tua vita è elementare, che raggiungere la consapevolezza è una cosa normale e  che meditare è la cosa più facile di questo mondo, mentono sapendo di mentire!! Ora come ora, sulla terra sono poche le persone veramente padrone della loro vita persino gli “esperti i cosiddetti illuminati” che ti insegnano queste tecniche, non sono veramente consapevoli, nemmeno loro sono padroni delle loro vita, il motivo è semplice, la nostra società è strutturata in modo che tu non sia mai completamente padrone del tuo tempo. Se queste poche parole ti fanno sorgere delle domande è giusto! Anch’io me ne faccio molte, soprattutto quando per un corso di cinque incontri ti chiedono cinquecento euro, eccome se mi faccio delle domande!

Una grande illuminazione nasce
da un grande dubbio.

Porsi delle domande è giusto anche se la risposta non è sempre semplice da trovare, bisogna avere fiducia perché poco alla volta passo dopo passo “lezione dopo lezione” si percorre veramente molta strada e la cosa bella è che si inizia un percorso per scavare dentro di noi, non pensare che sia semplice infatti per l’essere umano andare in profondità è veramente complesso, perché da un lato c’è il nostro enorme ego che ci domina e dall’altro c’è la paura di scoprire dentro di noi una parte “cattiva”. Penso che questa paura venga dall’educazione ricevuta però sinceramente poco importa è tempo di lasciarsi alle spalle il passato anche perché non può essere cambiato, “il momento più prezioso al mondo è quello che tu vivi ora, e il futuro dipende solo da te, e da quello che pensi e fai in questo momento”. Io sto facendo i primi passi nella crescita personale quindi ti voglio avvisare se continuerai la lettura costante dei miei articoletti potresti avere un terremoto interiore, quando ho iniziato ho avuto l’impressione che tutto potesse crollarmi addosso e soprattutto la meditazione all’inizio mi si è ritorta contro per i troppi problemi da affrontare, ora invece la considero come una scossa ed è stata anche la prova provata che dentro di me stava effettivamente succedendo qualcosa quindi se anche a te succederà la stessa cosa non ti devi spaventare bisogna “fare pulizia per migliorare la qualità della nostra vita”.

Io ho iniziato con prestare maggiore attenzione ai miei pensieri, certo ho fatto dei corsi ma non sempre sono riuscito a mettere in pratica gli insegnamenti forse perché troppo intrisi di concettualità e poco di praticità, riuscivo a eseguire una meditazione solo se guidata poi appena finito il corso tutto tornava come prima, non basta il fatto di aver deciso di esperire una crescita personale seguendo corsi, ascoltando conferenze, leggendo libri, per renderlo possibile serve tanta forza interiore, per iniziare questo lungo cammino occorre cambiare genere di azioni se vuoi veramente che la tua vita migliori; più te lo ripeti meglio sarà, poco alla volta, passo dopo passo. Ti faccio un banale esempio: se prendiamo un bicchier d’acqua sporca di fango e molto lentamente ci versiamo dentro allo stesso bicchiere acqua limpida e pura cosa succede? Lentamente vedrai straripare il bicchiere e l’acqua contenuta in esso che prima era torpida va via via purificandosi, più versi acqua limpida più nel bicchiere rimarrà solo acqua pulita fino a che non otterrai un bicchiere di acqua limpida e trasparente, questo è quello che accada dentro di te quando entri davvero a contatto con la tua crescita personale.

L’ego è ciò che ci separa da noi stessi, da ciò che siamo veramente, è un “compagno immaginario” che tenterà di controllarci, assumendo il dominio della nostra vita, fino a che non riusciremo a riconoscerlo.

Una delle prime cose da imparare è lasciare andare il nostro ego, dominandolo avrai una sensazione sgradevole, perché riuscire ad ammettere che non siamo infallibili non è semplice, una cosa che per me è stata veramente complicata è stato il fatto di riuscire ad ammettere che altri avessero ragione e riconoscere che i loro consigli facevano al caso mio, troppo spesso il mio ego voleva imporsi nelle discussioni con la pretesa di voler cambiare le persone solo per il piacere di avere ragione; questa è una grande prova da superare ed è solo la prima tappa obbligata per tutti quelli che iniziano questo percorso, perché meglio gestiremo il nostro ego meglio potremo gestire il nostro atteggiamento verso le situazioni esterne. Primo esercizio vero e proprio di questa mini giuda verso la consapevolezza: Gestire l’ego, prendi coscienza dei tuoi pensieri soprattutto quando ti trovi in una situazione difficile che ti infastidisce, poniti delle domande: perché sta accadendo? Cosa e perché mi infastidisce? Perché questo o quello mi sta dicendo quella cosa? Come posso porvi rimedio? Ma soprattutto sto realmente ascoltando con la mia mente sgombra oppure è il mio ego che sta pensando al posto mio?

(Henepola Gunaratana)

La consapevolezza è proprio questo: vivere attimo per attimo con pienezza e senza aggiungervi interpretazione. E’ solo l’attimo. Stai facendo qualcosa di ‘spiacevole’ me se lo vivi attimo per attimo dov’è che la nozione di ‘spiacevole’ può trovare una base d’appoggio?
La consapevolezza è attenzione cosciente al momento presente; avviene nel qui ed ora; è l’osservazione di quel che succede proprio adesso, in questo preciso istante. Sta sempre nel presente, perpetuamente sulla cresta dell’onda fugace del tempo che passa. Se ti ricordi della maestra delle elementari, allora quello è ricordo; quando ti rendi conto che stai ricordando la maestra delle elementari, quella è consapevolezza; e quando concettualizzi il processo e dici tra te e te: «Oh, sto ricordando», quello è pensiero
“.

Prossimo articolo il respiro consapevole!

Una tantum
Mensile
Annuale

Se ti è piaciuto l’articolo metti like e sostienici con una micro donazione una tantum

Fai una donazione mensilmente

Fai una donazione annualmente

Scegli un importo

€1,00
€3,00
€5,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente