FRANCARLO

Francarlo Farina Raimondi,

GiĂ  il nome che aveva ottenuto in sorte non era dei migliori forse frutto di un bisticcio tra i genitori che non sapevano decidere, forse nessuno dei due voleva cedere e per dipanare la questione al povero infante fu dato il nome composto da Franco e Carlo per l’appunto Francarlo Farina Raimondi, pur essendo una sua intima amica d’infanzia non saprei dirvi chi dei due genitori sostenesse l’uno o l’altro nome, ma comunque poco importa, sul cognome invece la madre ebbe la meglio e volle che il suo cognome fosse il primo il principale, perchĂ© come sapete la nostra legge non permette di avere due cognomi se non di origine antica o meglio di era feudale, Comunque questo è quello che è successo un bambino in fasce con un nome bizzarro e due cognomi, cosa insolita nell’Italia misogina della metĂ  degli anni settanta.

Francarlo crebbe in un paesino di collina lontano dal frastuono delle città lontano dal miracolo economico che imperversava in quegli anni, a dire il vero crebbe lontano da tutto in quanto il paesino era composto solo da una ventina di anime tutte dai cinquant’anni in su, in pratica era l’unico marmocchio in un raggio di venti chilometri, questo penserete tornasse a suo favore, in quanto unico bambino tutti lo avrebbero coccolato e custodito come un bene prezioso ma non è stato così! La condizione sociale e culturale di quella piccola comunità era piena di preconcetti e molto litigiosa, non era insolito vedere l’auto delle forze dell’ordine che saliva faticosamente i tornanti a sirene spiegate sin dalle pendici della collina solo per un bisticcio tra vicini di casa o nello specifico vicini di campo, e si avete capito bene, ho detto campo in quanto molto spesso proprio i confini di appezzamenti di terreni divenivano il principale motivo del contendere.

Io vedevo Francarlo solo nel periodo estivo quando le scuole erano chiuse, i miei genitori mi mollavano per tre mesi interi in quel luogo sperduto nell’abitazione dei miei nonni paterni mentre loro continuavano a vivere in cittĂ . Sinceramente non ho mai capito bene il motivo. Se fossi rimasta in cittĂ , dicevano i miei,  sarei stata sola ma anche in questo paesino ero comunque sola dato che i miei nonni erano contadini, si alzavano quando fuori era ancora buio e facevano ritorno solo al tramonto e non per occuparsi di me ma per mungere le vacche, in cittĂ  avrei avuto la possibilitĂ  di vedere i miei amici del quartiere,  ma i miei genitori non volevano sentir storie era così e basta dicevano che lì c’era l’aria buona, di buono con il senno di poi non c’era proprio niente.

Il primo anno fare amicizia con Francarlo non è stato facile, in pratica c’è voluta tutta un’estate, mi guardava da dietro il muro di casa sua mentre giocavo nel cortile dei miei nonni ma appena si accorgeva che lo avevo visto scappava via come un leprotto impaurito, se facevo una passeggiata mi seguiva, a me piaceva girarmi di scatto e vederlo mentre sopraffatto dalla vergogna si tuffava dentro una siepe la cosa è andata avanti per mesi poi stufa di esser sempre sola un giorno l’ho chiamato pur non sapendo il suo nome, penso di averlo chiamato solo bambino ma ora sinceramente non ricordo proprio, comunque è andata pressappoco così, durante una mia passeggiata tra il paesino e la vecchia chiesa mi sono girata e gli ho detto: “perchĂ© mi segui?” forse non ho detto bambino ora che mi ricordo l’ho chiamato stupido, “hey stupido perchĂ© mi segui?” queste sono state le esatte parole che gli ho urlato ma non penso le abbia sentite era troppo intento a tuffarsi nel primo cespuglio che trovò vicino, sentendolo lamentarsi sono corsa vicino al cespuglio e l’ho visto, portava dei calzoncini corti color cacca di mucca, un misto di verde e marrone e una magliettina gialla penso fosse una copia di quella che indossavano i giocatori della nazionale brasiliana, gambe e braccia erano piene di graffi e un po’ di sangue fuoriusciva dalle ferite inferte dai rovi, se ne stava lì rannicchiato con la testa tra le gambe forse pensava non lo potessi vedere o forse sperava solo che mi allontanassi, mi sono avvicinata e gli ho teso la mano, così ci siamo conosciuti, sicuramente come primo incontro non è stato il massimo, ma è stato soli l’inizio di una amicizia lunga una vita intera.

Una nuova vita

In questo periodo storico per vivere con un minimo di serenità l’unico modo che conosco è l’auto isolamento.
Da oggi basta covid, basta mascherina, basta lasciapassare, basta discussioni inutili ma soprattutto basta TV con i palinsesti preconfezionati e talk show pollaio improntati solo a creare paure, divisioni e alienazione.
Come vedete dalle foto il sole anche oggi è sorto e sorgerà anche domani con una piccola differenza, il mio domani sarà più sereno……..

L’alba è una specie di sbiancare del cielo; una specie di rinnovamento.
Un altro giorno; un altro venerdì; un altro venti di marzo, di gennaio, o di settembre. Un altro risveglio generale.

Virginia Woolf

L’incongruenza dell’ovvio

Un paese in cui riaprono le discoteche ma in cui restano chiuse le scuole e le università a mio modesto avviso, non è un paese normale.

l’incongruenza dell’ovvio

Un paese in cui riaprono le discoteche ma in cui restano chiuse le scuole e le universitĂ  a mio modesto avviso, non è un paese normale. Anche il campionato riparte, ovvero tutti i mezzi di svago e divertimento che servono a distrarre e a non far pensare troppo l’opinione pubblica.
Poi penso: Strano che i sinistrati pseudo intellettuali della cultura che vantano “sprezzanti” il sostegno a questo governo non si ribellino a decisioni politicamente incomprensibili.

Un po’ in ritardo, amareggiato, capisco e di fatto colgo l’incongruenza dell’ovvio.

Un po’ in ritardo, amareggiato, capisco e di fatto colgo l’incongruenza dell’ovvio.
“Quando il male è irreversibile, si aspetta la solo la morte!”

Il cinque percento delle persone pensa; il dieci per cento delle persone crede di pensare; e l’altro ottantacinque percento preferirebbe morire piuttosto che pensare.

Il cinque percento delle persone pensa; il dieci per cento delle persone crede di pensare; e l’altro ottantacinque percento preferirebbe morire piuttosto che pensare.

NEGRAMARO – Senza fiato – feat. Dolores O’Riordan (video ufficiale)
“Ti ho vissuta sempre come un sogno. Lo sapevo che non avrei dovuto farlo”

Come da Italiano ho vissuto la quarantena da coronavirus, aspettando un rientro alla normalitĂ 

Questa brutta avventura chiamata QUARANTENA è stato un cambiamento epocale di tutto il genere umano o solo una gigante follia collettiva?

Il coronavirus, volente o nolente, ci ha costretto ad una lunga pausa, sarebbe meglio dire che l’attuale governo “Conte” ha sospeso temporaneamente la democrazia costringendoci ad una lunga attesa chiusi nelle nostre abitazioni.

covid-Sarcop19

Ci siamo ritrovati di fronte ad un governo impreparato e a tratti incompetente che ha fatto il possibile per non perdere soprattutto il consenso popolare, l’unica cosa certa era la diretta Facebook serale, in pratica un’intera ora o più spesa in parole prive di un qualunque contenuto, nessuna spiegazione, DPCM scritti in modo incomprensibile, dove noi poveri cittadini comuni ci siamo trovati di fronte al nulla più assoluto, l’unica cosa certa è che si doveva stare in casa, e che erano vietati tutti gli spostamenti se non per stretta necessità (su un DPCM compariva anche la dicitura, che erano vietate le grigliate in giardino)

Ciò a cui ho assistito in questi mesi di pausa forzata dove gli unici riferimenti erano solo Internet con la sua rete e una televisione priva di contenuti è stata la costante, se non unica informazione sugli sviluppi della pandemia;  troppo spesso questa informazione h24 si è tramutata in totale disinformazione di massa che per l’appunto subito dopo veniva riversata, anzi vomitata sui vari social piĂą di tendenza, dove una sola era la parola d’ordine “io resto a casa” seguita subito dalla frase “andrĂ  tutto bene” tutto questo è sì molto bello, però ha messo in luce il vero volto di quella Italia privilegiata purtroppo scollegata dalla realtĂ  di chi cerca di sopravvivere giorno per giorno senza perdere il sorriso, sperando in un futuro migliore pur sapendo che le speranze dietro quel pensiero utopico giorno dopo giorno andavano via via dissolvendosi come la nebbia del mattino. Io personalmente sono arrivato al punto di cambiare canale o addirittura spegnere il televisore appena comparivano i messaggi “incoraggianti” di certi personaggi pubblici, quel “io resto a casa”, “andrĂ  tutto bene”, detto da un volto noto che si filma nella sua lussuosa casa di 300 metri quadri talvolta condito da un “ma non restate fermi” fate come me io al mattino mi alzo e mi alleno nella mia palestra nel piano interrato, sinceramente potevano quantomeno risparmiarcelo. A noi cittadini comuni, talvolta in quattro o cinque persone in 50 metri quadri, quel “io resto a casa, andrĂ  tutto bene, ma non restate fermi” ha suonato solo come promemoria alla nostra infame sorte qual ora ci fossimo ammalati, cioè noi cittadini comuni siamo e saremo sempre di serie B anche durante una pandemia che dovrebbe vedere quanto meno livellata e garantita la salute di ogni cittadino, invece no, tamponi con corsie preferenziali per personaggi noti, calciatori e relative mogli, e dall’altro canto cure effettuate in modalitĂ  triage, questo perchĂ© negli ultimi vent’anni il continuo taglio alla sanitĂ  con relativa corruzione ha indebolito il nostro sistema sanitario con il beneplacito di tutti i  politici che si sono susseguiti nel corso del tempo.

La paura ci ha spinti ad adottare scrupolosamente ogni regola preventiva, cosa per altro che evidentemente chi ci governa considerava molto difficile da far capire al popolo, visto il tono paternalistico utilizzato ogni giorno in quelle dirette interminabili vuote di contenuti, vuote di indicazioni chiare e univoche, mascherina si, mascherina no, la lista sarebbe troppo lunga per elencare tutte le parole contenenti indicazioni inutili, dette talvolta frettolosamente, rimangiate o smentite il giorno seguente. Posso testimoniare di aver assistito a circa quaranta minuti di soli ringraziamenti, in pratica i membri del governo si ringraziavano a vicenda ringraziando a loro volta i vari tecnici che a loro volta rigiravano i ringraziamenti, sono stati momenti folli che sicuramente come molte altre storie andranno rapidamente nel dimenticatoio. La frustrazione e anche l’invidia hanno preso piede giorno dopo giorno facendomi pensare che il mondo digitale o televisivo non facessero piĂą per me, se mai mi sono sentito parte di questo finto mondo, quello a cui ero sottoposto giornalmente non ha fatto che acuire la frustrazione causata dall’assistere a scontri tra fazioni politiche, quando invece sarebbe servita unitĂ  tra le forze in campo, il tutto riproposto con toni da manicomio sui social, perchĂ© il virus si è combattuto anche lì. Se non hai nulla da fare e sei pro governo o pro opposizione, perchĂ© non passare la giornata ad insultare chi non la pensa come te, non che questo prima non succedesse ma sicuramente la clausura forzata ha dato una buona mano a milioni di decelerati pronti ad esprimere opinioni non richieste, facendo vacillare quel poco di senso democratico ancora presente in me. Non nego l’invidia per quelli che potevano permettersi una migliore “prigionia” tanto ostentata nei loro video messaggi, sono arrivato anche ad invidiare quei pochi “runner” che venivano rincorsi da elicotteri e droni come in un film d’azione, avrei voluto avere il coraggio di correre “da solo” sulla spiaggia contro tutto e tutti gridando, fanculo non mi prenderete mai, ma me ne sono stato bravo bravo chiuso tra le mie quattro mura.

Lo spettacolo a cui ho assistito è vergognoso, multe per assembramenti che assembramenti non erano, palesi errori di comunicazione governativa (per la prossima pandemia spero che ci siano politici in grado di scrivere regole e leggi comprensibili e non interpretabili ma questa è sicuramente una speranza vana). L’Europa come è stata fondata e come ha dimostrato di essere è totalmente inutile, a mio avviso proprio come il governo italiano ha perso una ottima occasione per sburocratizzare il sistema oramai in metastasi anche l’unione Europea ha perso l’occasione di rinnovarsi e unificarsi veramente fondando gli Stati Uniti d’Europa, così veramente non serve a nulla, troppi gli interessi Tedeschi in gioco, anche se oramai è chiaro che quello che la Germania non è riuscita ad ottenere  con due guerre l’ha ottenuto con la potenza economica che “involontariamente” gli stati fondatori dell’unione gli hanno affidato.

Ora finalmente  proverò a tornare ad una parvenza di normalitĂ  questa pandemia da corona virus sicuramente mi lascia con un sacco di perplessitĂ  e domande che non hanno risposta, mi lascia amareggiato per quanto ho vissuto sui maggiori social, ma sicuramente mi lascia anche un sentimento di profonda armonia, mai come ora mi sento legato a mia moglie, questa coabitazione forzata 24 ore al giorno, specifico “solo dal mio punto di vista non quello di lei” mi ha fatto sentire bene, i primi giorni sono stati comunque difficili, ma trascorsi quelli i mesi sono passati quasi senza che me ne accorgessi, anche perchĂ© molto tempo l’ho passato a scrivere smettendo di seguire post o trasmissioni varie. Osservarla mentre lavorava, cercando di entrare in quella nuova modalitĂ  chiamata “smart working” è stato istruttivo soprattutto perchĂ© non sapevo che facesse tutto quel lavoro anche normalmente, ora reso piĂą difficile e complicato da una tecnologia a cui noi italiani non siamo abituati, era sempre indaffarata a cercare di svolgere un lavoro giĂ  di per se complesso reso ancor piĂą difficile dalla mancanza di relazione personale, dall’analfabetismo informatico e difficoltĂ  tecnologiche delle persone, e dai limiti di una rete sovraccarica; infatti un’altra cosa che il coronavirus ha messo in luce sono tutti i limiti delle infrastrutture tecnologiche italiane. Scostandomi dai soliti social dove impazzavano legioni di mono neuroni come non ci fosse un domani ho potuto assistere anche a quella che spero sia una inversione di tendenza non dico che sia stata cancellata quella che i filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici hanno definito ”SocietĂ  della performance”, mi spiego meglio ho potuto costatare che molti si sono distaccati dalle piattaforme sociali o quanto meno hanno iniziato ad utilizzare altri servizi che prima giacevano inutilizzati, parlo della videochiamata anche delle chiamate di gruppo.

E’ stato bello vedersi in video chiamata la mattina con gli amici per il buon giorno o per qualsiasi altra cosa, questa pandemia spero abbia dato un forte rilancio alla socialitĂ  che ci siamo persi per strada negli ultimi anni pregni del sistema imposto dai vari social basato sulla sola espressione ed esibizione del sĂ© in una societĂ  costantemente alla ricerca di opinioni, condivisioni ed esibizioni talvolta estreme per il solo scopo di addomesticare la paura di non sentirsi parte di questo grandissimo inganno sociale che non fa altro che generare nella nostra mente la paura del silenzio digitale. Fondamentale  capire che l’amicizia non è il “segui” su Instagram il contatto di Facebook, spero che questa pandemia soprattutto ci abbia insegnato che i social vanno utilizzati con intelligenza e che una foto con una tazza di caffè con scritto buongiorno non vale quanto trovarsi per fare colazione insieme al bar oppure  perchĂ© no conoscendo i tuoi orari ti faccio una video chiamata e ci prendiamo il caffè comunque assieme, il pollicione in su sotto un post non sarĂ  mai come un abbraccio nella vita reale. Speriamo che questo virus abbia fatto capire queste semplici cose che erano all’ordine del giorno venti anni fa, ora abbiamo una marcia in piĂą usiamola bene!

Questa brutta avventura chiamata QUARANTENA è stata un cambiamento epocale di tutto il genere umano o solo una gigante follia collettiva?

Purtroppo come dimostrano alcune foto, molte pessime abitudini non sono cambiate, siamo forse destinati all’estinzione?????

Più che in ogni altra epoca storica, l’umanità si trova a un bivio. Una strada porta alla disperazione e allo sconforto più assoluto. L’altra alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta esatta.
(Woody Allen)