Non c’è fine al peggio

Riconoscere le emozioni mentre stai fotografando

Vi siete mai fermati prima di scattare una fotografia a pensare e cercare di riconoscere che tipo di emozione state provando? Io l’ho fatto pochissime volte ora sinceramente penso sia la cosa più importante da fare prima di compiere qualsiasi azione non solo scattare una foto. E’ anche  la cosa più difficile che abbia mai fatto, serve tempo, è più facile ascoltare le proprie emozioni alla fine quando si vede l’immagine sullo schermo del computer oppure come capita a me, quando sto stampando in camera oscura la fotografia, come ho detto sapere riconoscere le emozioni non è cosa semplice come si pensa, troppo spesso presi dalla nostra vita frenetica non facciamo assolutamente  caso ai nostri stati d’animo, parlo di quelli veri, quelli interiori nascosti sotto uno spesso strato di superficialità che permea le nostre menti, passiamo intere giornate se non settimane nelle quali, non facciamo veramente attenzione a quello che proviamo nello strato più profondo della nostra anima.

sorpresa ed emozione davanti alla proprio lavoro
sorpresa ed emozione

Passiamo buona parte della nostra vita a non capire che le emozioni come i colori, hanno molteplici sfumature, le emozioni primarie che tutti sanno riconoscere sono: rabbia, aspettativa, gioia, fiducia, paura, sorpresa, tristezza e disgusto, sappiamo riconoscerle ma mai ci interroghiamo veramente sul perché in quel momento proviamo una determinata emozione, ho capito dopo molto tempo che ci sono molti modi in cui si attivano e quasi tutti sappiamo riconoscerle solo quando vengono attivate da stimoli esterni cercando invece di ignorarle quando saltano fuori all’improvviso dal nostro interno, a me capita molto spesso di essere in uno stato ansioso o molto nervoso senza sapere da dove veramente proviene quello stato d’animo, non è facile andare a fondo e scoprirne la vera origine, difficile ma non impossibile, certamente è più semplice analizzarla se l’emozione provata in quel dato momento è molto forte e persistente, le nostre emozioni però ho scoperto possono essere anche lievi o comunque nascoste ad un livello così profondo della nostra coscienza da essere avvertite solo in minima parte.

Cercare di capire e saper apprezzare queste sfumature con un profondo lavoro su noi stessi ci permette di amplificare le possibilità d’espressione questo per un fotografo è molto importante. Imparare a riconoscerle diventa quindi uno strumento indispensabile soprattutto per capire come poter trasmettere le stesse emozioni che proviamo nel momento dello scatto nel risultato finale delle nostre fotografie.

Uno dei metodi migliori che ho scoperto per allenare questa sorta di consapevolezza è quella di tenerne traccia su un diario, in pratica ogni volta che mi rendo conto di provare una qualsiasi emozione che sia in giro a fotografare o no, prendo in mano il mio diario e cerco di descrivere le sensazioni, cercando di scoprire da dove sono venute se da fattori esterni o interni, cercando di osservarle da vicino, cerco di descrivere come si è manifestata, che reazioni ha prodotto nel corpo e come è svanita, quest’ultima ritengo sia una descrizione imprescindibile e importante per andare a fondo nella comprensione.

il ladro d’immagini

Scrivere sul diario ci permette di fissare le nostre sensazioni non solo su carta, mentre si scrive si rielabora e questo aiuta a comprenderne meglio il loro vero significato.

Se pensate che esplorare le emozioni sia un lavoro al quanto complicato vi accorgerete già dal primo scatto che cercare di trasmettere le emozioni in foto è tutt’altro che facile, anche se sarete arrivati a scavare veramente a fondo dentro di voi questa impresa rimarrà sempre e comunque difficile e non ci sono tutorial, libri o vie semplici, nessuno se non voi potrà portare a compimento questo lavoro che consiste in una perfetta simbiosi tra fotografo e macchina fotografica,. Personalmente, per cercare di arrivare ad uno scatto che possa essere considerato degno di nota, divido in tre ciò che mi circonda, tempo, spazio, narrazione come se fossero gli estremi di un triangolo con me posizionato al centro cercando di tenere bene a mente che le fotografie e le emozioni sono legate da un filo indissolubile, ogni qual volta che immaginiamo di produrre un’immagine, stiamo provando un’emozione che vogliamo trasmettere a qualcun altro, e tutto questo inizia molto prima dello scatto.

Questi concetti base si possono applicare a qualsiasi tipo di scatto, la tristezza di un evento, la bellezza di un paesaggio, la potenza di un incontro oppure anche un semplice momento catturato al volo, comunque in ogni caso esiste sempre un legame tra lo scatto e l’emozione provata.

Senza mai dimenticare che la vera difficoltà sarà fare una fotografia che trasmetta le sensazioni che avete provato voi anche a chi la guarda, ma mai rimanere delusi se questo non accade anche perché viviamo in un mondo che va veloce e la maggioranza delle persone è totalmente inconsapevole di apprezzare solo la finzione.

I punti che io ho deciso di seguire in questo viaggio per tornare ad apprezzare la fotografia sono:

Riconoscere l’emozione sia quella dentro di me che quella che mi circonda, così diventando consapevole di ciò che mi accade attorno, questo è porsi al centro del triangolo

Cercare di essere più coinvolto possibile nel momento presente questo è l’estremo lato destro del triangolo, lo spazio.

Il tempo è l’angolo sinistro del triangolo il punto più importante, indica non avere fretta, è molto importante padroneggiare la pazienza per meglio interagire con le impostazioni della nostra fotocamera per meglio catturare e fissare il momento che ci interessa trasmettere è molto importante conoscere e padroneggiare perfettamente la tecnica fotografica solo l’istinto purtroppo non basta, si deve necessariamente utilizzare le regole principali, la foto composizione della scena, la gestione dei colori e della luce senza questo trasmettere le emozioni che abbiamo provato in maniera comprensibile al nostro scatto sarà impossibile.

La narrazione non è altro che avere già chiaro in testa ciò che vogliamo rappresentare con lo scatto, istintivamente riconosceremo non solo le nostre emozioni ma anche in linea di massima quelle dell’ambiente circostante, questo ci permetterà di scattare nel momento più opportuno.

La condivisione con un vasto pubblico del nostro lavoro deve comunque partire dalla consapevolezza che le critiche arriveranno comunque e in ogni caso infatti le persone pronte a criticare sono la terza cosa sicura dell’esistenza umana le altre due sono la morte e le tasse, padroneggiare le emozioni serve anche a migliorare il rapporto con le critiche che ci pioveranno in testa dandoci modo di capirle e suddividerle; la cosa perfetta sarebbe ricevere critiche costruttive ma non sarà mai così, molti sulla rete criticano solo per passare il tempo, altri criticano perché sono invidiosi del vostro scatto ma siate certi di una cosa se hanno perso anche solo un minuto del loro tempo per criticare o commentare il vostro scatto significa che ciò che hanno visto ha generato in loro emozioni.

FRANCARLO

Francarlo Farina Raimondi,

Già il nome che aveva ottenuto in sorte non era dei migliori forse frutto di un bisticcio tra i genitori che non sapevano decidere, forse nessuno dei due voleva cedere e per dipanare la questione al povero infante fu dato il nome composto da Franco e Carlo per l’appunto Francarlo Farina Raimondi, pur essendo una sua intima amica d’infanzia non saprei dirvi chi dei due genitori sostenesse l’uno o l’altro nome, ma comunque poco importa, sul cognome invece la madre ebbe la meglio e volle che il suo cognome fosse il primo il principale, perché come sapete la nostra legge non permette di avere due cognomi se non di origine antica o meglio di era feudale, Comunque questo è quello che è successo un bambino in fasce con un nome bizzarro e due cognomi, cosa insolita nell’Italia misogina della metà degli anni settanta.

Francarlo crebbe in un paesino di collina lontano dal frastuono delle città lontano dal miracolo economico che imperversava in quegli anni, a dire il vero crebbe lontano da tutto in quanto il paesino era composto solo da una ventina di anime tutte dai cinquant’anni in su, in pratica era l’unico marmocchio in un raggio di venti chilometri, questo penserete tornasse a suo favore, in quanto unico bambino tutti lo avrebbero coccolato e custodito come un bene prezioso ma non è stato così! La condizione sociale e culturale di quella piccola comunità era piena di preconcetti e molto litigiosa, non era insolito vedere l’auto delle forze dell’ordine che saliva faticosamente i tornanti a sirene spiegate sin dalle pendici della collina solo per un bisticcio tra vicini di casa o nello specifico vicini di campo, e si avete capito bene, ho detto campo in quanto molto spesso proprio i confini di appezzamenti di terreni divenivano il principale motivo del contendere.

Io vedevo Francarlo solo nel periodo estivo quando le scuole erano chiuse, i miei genitori mi mollavano per tre mesi interi in quel luogo sperduto nell’abitazione dei miei nonni paterni mentre loro continuavano a vivere in città. Sinceramente non ho mai capito bene il motivo. Se fossi rimasta in città, dicevano i miei,  sarei stata sola ma anche in questo paesino ero comunque sola dato che i miei nonni erano contadini, si alzavano quando fuori era ancora buio e facevano ritorno solo al tramonto e non per occuparsi di me ma per mungere le vacche, in città avrei avuto la possibilità di vedere i miei amici del quartiere,  ma i miei genitori non volevano sentir storie era così e basta dicevano che lì c’era l’aria buona, di buono con il senno di poi non c’era proprio niente.

Il primo anno fare amicizia con Francarlo non è stato facile, in pratica c’è voluta tutta un’estate, mi guardava da dietro il muro di casa sua mentre giocavo nel cortile dei miei nonni ma appena si accorgeva che lo avevo visto scappava via come un leprotto impaurito, se facevo una passeggiata mi seguiva, a me piaceva girarmi di scatto e vederlo mentre sopraffatto dalla vergogna si tuffava dentro una siepe la cosa è andata avanti per mesi poi stufa di esser sempre sola un giorno l’ho chiamato pur non sapendo il suo nome, penso di averlo chiamato solo bambino ma ora sinceramente non ricordo proprio, comunque è andata pressappoco così, durante una mia passeggiata tra il paesino e la vecchia chiesa mi sono girata e gli ho detto: “perché mi segui?” forse non ho detto bambino ora che mi ricordo l’ho chiamato stupido, “hey stupido perché mi segui?” queste sono state le esatte parole che gli ho urlato ma non penso le abbia sentite era troppo intento a tuffarsi nel primo cespuglio che trovò vicino, sentendolo lamentarsi sono corsa vicino al cespuglio e l’ho visto, portava dei calzoncini corti color cacca di mucca, un misto di verde e marrone e una magliettina gialla penso fosse una copia di quella che indossavano i giocatori della nazionale brasiliana, gambe e braccia erano piene di graffi e un po’ di sangue fuoriusciva dalle ferite inferte dai rovi, se ne stava lì rannicchiato con la testa tra le gambe forse pensava non lo potessi vedere o forse sperava solo che mi allontanassi, mi sono avvicinata e gli ho teso la mano, così ci siamo conosciuti, sicuramente come primo incontro non è stato il massimo, ma è stato soli l’inizio di una amicizia lunga una vita intera.

✏️SONO LIBERO?

Davvero non capisco le preoccupazioni di chi ritiene che in questi ultimi anni siano state limitate molte libertà fondamentali.

A me pare di poter fare ancora tutto ciò che voglio.

–Sono libero di rimanere senza lavoro, se non accetto di firmare “liberamente” il consenso ad un trattamento sanitario facoltativo.

— Sono libero di andarmene dai social network che bloccano profili senza darne una motivazione logica, ma solo per aver espresso opinioni non gradite.

— Sono libero di andarmene da un Paese che istiga all’odio e ai conflitti sociali, che offre un’informazione faziosa, che punisce chi solleva dubbi di natura politica, sanitaria ed economica.

— Sono libero di stare chiuso in casa, di rifugiarmi in una qualche forma di realtà virtuale, che mi faccia evadere dalla vita vera che ho perso o che non mi piace.

— Sono libero di credere a tutto ciò che mi dicono i politici, i giornalisti e i vari “esperti”, dandomi l’illusione che tutto ciò che fanno sia per il nostro bene, per salvaguardare la pace e per diffondere amore universale.

— Sono persino libero di scrivere tutto questo, libero di attirarmi il disprezzo di chi fraintenderà un testo facilmente comprensibile e di pagarne lo scotto in termini personali.

Quindi, amici miei, basta con le inutili lamentele.

Godiamoci il privilegio di poter ancora scegliere tra l’unica possibilità che ci viene gentilmente offerta: fingere di essere liberi.

fingere di essere liberi……….

non siamo più liberi e visto la nuova situazione non lo saremo mai
sono veramente libero?

Guerra Russia Ucraina

Ci sono equilibri creati con la forza e con il sangue negli anni 40, 50 e 60 che hanno garantito un’ epoca di relativa pace per 70 anni. Qualcuno (noi compresi) ha visto la propria libertà di scelta penalizzata, è vero, ma l’obiettivo è stato in fondo benefico per gran parte del mondo.
Chi è quel fesso che ora li ha messi a repentaglio?
Eppure ci sarebbe stato un modo semplice per non svegliare cani dormienti. Evitare di fatto che il Messico entri a far parte del Patto di Varsavia come all’Ucraina di entrare nella NATO pur nell’ipotesi paradossale che lo chiedessero entrambi. È una cosa brutta? Ma c è un motivo valido: SALVAGUARDARE LA PACE. Allora i tanto auspicati equilibri geo-politici che ci stanno a fare? Sono anni che i russi manifestano nervosismo su questo argomento per via diplomatica! Niente da fare, dobbiamo rompere il caxxo al “cavaliere nero”.
Stessa menata identica per la crisi di Cuba. Quei dritti degli americani con i missili nucleari Jupiter a mille kilometri dai confini Sovietici e questi ultimi che volevano impiantare i loro a Cuba. Bene come finì allora? Sarebbe bastato uno starnuto per scatenare la distruzione totale… ma allora c’erano uomini del calibro di John e Nikita al timone delle rispettive navi!

Ora domandatevi chi è al timone?

Prima di crearsi una opinione dettata solo dal mainstream occidentale investite un poco del vostro tempo per ascoltare i video di Giulietto Chiesa