IL RESPIRO CONSAPEVOLE

Meditare è imparare a fermarsi e prendere un momento per noi. La meditazione ci insegna a smettere di farsi portare via dai rimorsi del passato, con la meditazione si arriva a dominare la rabbia e si impara a sopportare meglio le preoccupazioni per un futuro incerto. Meditare in pratica è l’arte del fermarsi, con essa possiamo entrare nel momento presente e farci nutrire dalla bellezza e dalle meraviglie della vita che sono tutte attorno a noi: la fragranza dei fiori, il calore del sole, il colore del cielo, può sembrare banale ma la meditazione non deve aiutarci a evitare i problemi o a fuggire dalle difficoltà ma deve permettere che abbia luogo una guarigione positiva ciò significa iniziare a capire che abbiamo il potere di scegliere. Scegliere se fermarci e rilassarci oppure di correre tutto il giorno come matti inseguendo questo o quello, perché tutto è una scelta che sia consapevole o inconsapevole. Prima di iniziare a meditare bisogna iniziare dall’apprendere la respirazione consapevole, tutti respiriamo, altrimenti non saremmo qui a chiacchierare. Il fatto è che lo diamo per scontato, e raramente pensiamo “consapevolmente” dopo tutto è ciò che ci tiene in vita, il primo punto che ho dovuto imparare è questo cioè porre l’attenzione sul mio modo di respirare; prendere consapevolezza sulla respirazione che di fatto agisce sul corpo e su tutte le sue funzioni è fondamentale per la nostra mente e il suo benessere.

Non a caso quando ho stati d’ansia il respiro si fa “corto” e ho la sensazione che quasi mi manchi il respiro, controllare il respiro e renderlo consapevole è il sistema più semplice e a portata di mano per rilasciare le tensioni e diminuire gli stati ansiogeni praticamente all’istante. Ho letto molto e mi sono documentato sull’argomento imparare a respirare consapevolmente non serve solo ai fini della meditazione ma serve al nostro corpo per purificarsi ed evitare molti accumuli di stress inoltre  migliora la circolazione sanguigna si evitano problemi digestivi, si migliora la postura del nostro corpo evitando dolori al collo, alle spalle, alla schiena, si otterrà un allentamento della frequenza cardiaca, e quindi molto utile quando sussiste tachicardia, migliora la stabilità muscolare, favorisce il rilassamento, riduce gli effetti nocivi del cortisolo (che è poi l’ormone dello stress) e quindi aiuta a ridurre i livelli di stress, migliora la resistenza nell’esercizio fisico intenso,  ideale quindi per gli atleti, rende più chiara la nostra voce quando parliamo, migliora la memoria e la concentrazione e favorisce un buon sonno rigenerante, tutto questo si ottiene adottando una respirazione consapevole e diaframmatica

Ecco una tecnica di respirazione diaframmatica consapevole efficace e facile da apprendere in pochi minuti.

1) Siediti in una posizione comoda con la schiena eretta.

2) Metti una mano sul cuore e una sulla pancia.

3) Inspira solo con il naso. Durante la respirazione la pancia si gonfierà e sgonfierà completamente, come se fosse un palloncino; il torace invece sarà pressoché fermo o si gonfierà solo leggermente a fine inspirazione e si abbasserà leggermente solo per effetto della completa espirazione.

4) Inspira solo con il naso contando lentamente fino a 4. Mentre lo fai osserva la tua mano sulla pancia che si alza mentre la gonfi, mentre la tua mano sul petto resta quasi ferma.

5) Espira solo con la bocca contando lentamente fino a 4. Fai uscire l’aria come se dovessi soffiare dentro una cannuccia. Fai uscire più aria che puoi mentre contrai i muscoli addominali. Immagina il tuo ombelico che si avvicina sempre di più alla spina dorsale. Mentre espiri puoi immaginare di veder uscire, assieme all’aria, tutte le tue tensioni, problemi, frustrazioni, ecc. Puoi immaginare lo stress che lascia il tuo corpo attraverso il respiro.

Col tempo puoi portare il tuo conteggio a 6, a 8, a 12. Ma sempre molto lentamente, quindi non avere fretta, e si procede passo dopo passo, in un secondo momento possiamo anche scegliere di controllare il nostro respiro regolando il ritmo, l’ampiezza e la durata. Così facendo passiamo da un’azione involontaria fatta in automatico ad una un’azione veramente consapevole. Imparando a modificare il nostro modo di respirare possiamo modificare il nostro stato emotivo e diminuire lo stress dalla nostra vita quotidiana. La Respirazione diaframmatica è la base di partenza per ogni tipo di rilassamento, meditazione visualizzazione, o autoipnosi. Il respiro è una parte funzione  del corpo, quindi quando la mente è in contatto con il respiro consapevole, è in contatto anche con il corpo, il rilassamento e la pace sono il naturale risultato di una respirazione cosciente in cui il corpo, il respiro e la mente diventano una cosa sola. Per praticare la meditazione del respiro consapevole non è necessario stare seduti a gambe incrociate potete praticare il respiro consapevole anche stando in piedi, camminando o in qualsiasi altra posizione, persino facendo jogging, la posizione che io preferisco è stare steso sulla schiena, comunque che camminiate o corriate, siate seduti, in piedi o sdraiati finché siete consapevoli del vostro respiro, la pace e la serenità rimarranno con voi. Iniziamo con la tecnica vera e propria: Trovate la vostra posizione più comoda possibile, sedetevi in modo da potervi godere ogni momento del vostro stare seduti. Se sedervi su un cuscino per voi è difficile, potete sedervi su una sedia. Se restando seduti provate una forte irrequietezza o resistenza, allora stendetevi la cosa importante è che siate comodi tenendo la testa e il collo allineati alla spina dorsale lasciando cadere completamente le spalle. Se invece siete distesi, rilasciate le braccia a fianco del corpo con un’angolazione che permetta alle vostre spalle di rilassarsi completamente. Le mani possono stare sulla pancia o a terra. Se avete bisogno di un cuscino, sceglietene uno che sia di uno spessore sufficiente per sostenere la testa senza mettere il collo in tensione.

Ora chiudete gli occhi e permettete ai muscoli del viso di rilassarsi completamente mantenendo le labbra a mezzo sorriso. Un mezzo sorriso vi aiuta a ritornare alla sorgente della gioia dentro di voi. Lasciate che il respiro fluisca naturalmente, permettete al fiume del respiro di portare il vostro leggero sorriso in ogni parte del corpo, i gomiti e i polsi non devono essere in tensione. Rilassate tutte le dita, se siete seduti potete mettere una mano sopra l’altra, incrociando le dita o lasciare le mani in grembo. Quando vi siete sistemati, appoggiate le mani sulla pancia e continuate a respirare naturalmente. Inspirando, lasciate che i vostri pensieri scendano al livello dell’addome e si stabiliscano lì. Espirando, lasciate che tutto il vostro corpo si senta più calmo e ripulito mentre si libera delle tensioni e degli stress. Fate questo esercizio – inspirazione, “Riposare”,  espirazione, “Calmare” – per qualche minuto o quanto volete fino a sperimentare un senso di profonda tranquillità. La vostra mente è rimasta a riposare sul morbido cuscino del vostro respiro e per questo il respiro è diventato più profondo, più calmo e più lento. Ora mettete tutta la vostra attenzione sul respiro e su nient’altro. Posate le mani sull’addome per sentirlo salire e scendere con l’inspirazione e l’espirazione. Avete notato che mentre inspirate sale e mentre espirate scende? Questa è una respirazione sana. Quando siamo tesi o presi da una forte emozione, la respirazione diventa corta e superficiale e la pancia non si muove affatto.

Ora, mentre inspirate, seguite l’aria che entra nel corpo attraverso le narici, sentite l’addome alzarsi e dite piano “Dentro, uno”. Con l’espirazione sentite l’addome scendere e dite piano “Fuori, uno”. Dite “Dentro, due” durante la seconda inspirazione e “Fuori, due” durante la seconda espirazione. Continuate per dieci respiri completi. Contare i respiri in questo modo vi aiuta a coltivare l’attenzione cosciente e la concentrazione, che sono essenziali per alimentare la pace e la felicità. All’inizio potreste trovare difficile restare consapevoli fino a dieci respiri ma, una volta riusciti a farne dieci di fila coscienti, potete continuare fino ad arrivare a quindici. E se volete farne ancora, potete continuare fino a raggiungere i venti respiri, la cosa fondamentale è riuscire a rilassare ogni fibra del nostro corpo, ho sperimentato di persona questa tecnica prima di approcciarmi alla meditazione vera e propria ed è veramente infallibile di fatto meditare diventa facile anche senza una persona che da fuori guida la nostra permanenza in stato meditativo;  per iniziare e anche se non ti interessa la meditazione vera e propria ti suggerisco di praticare la respirazione diaframmatica consapevole per almeno 10 minuti ogni giorno, vedrai il tuo corpo e la tua mente ti ringrazieranno. La respirazione consapevole è molto più che una semplice tecnica per migliorare la qualità della vita, unita alla meditazione è uno strumento veramente portentoso. Fra i diversi scopi della respirazione consapevole meditativa vi è quello di, secondo diversi autori di libri che ho letto, facilitare il riemergere di emozioni, sentimenti, paure represse nell’inconscio. Grazie alla respirazione consapevole tutte queste ferite possono riemergere e lo scopo è ovviamente affrontarle una volta per tutte. Ecco che allora potrebbe ripresentarsi la paura di soffrire, che andrà semplicemente osservata, sperimentata e lasciata andare. Restare coscienti prendendo atto di ciò che avviene nel nostro corpo, nella nostra mente, nel nostro mondo è un gesto di estremo coraggio che può veramente cambiarci la vita.

Tutti i difetti della nostra mente , l’egoismo, l’ignoranza, la rabbia, l’attaccamento, il senso di colpa e tutti gli altri pensieri molesti , sono temporanei, non permanenti e duraturi. E poiché la causa della nostra sofferenza e dei nostri pensieri molesti è temporanea, anche la nostra sofferenza è temporanea.

Prossimo articolo: CRESCITA PERSONALE …continuiamo il cammino

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ESSERE PADRONI DELLA PROPRIA VITA

Se hai ragione non hai bisogno di gridare.
(Proverbio zen)

Ci sono libri di veri e propri guru che ti dicono che diventare padroni della tua vita è elementare, che raggiungere la consapevolezza è una cosa normale e  che meditare è la cosa più facile di questo mondo, mentono sapendo di mentire!! Ora come ora, sulla terra sono poche le persone veramente padrone della loro vita persino gli “esperti i cosiddetti illuminati” che ti insegnano queste tecniche, non sono veramente consapevoli, nemmeno loro sono padroni delle loro vita, il motivo è semplice, la nostra società è strutturata in modo che tu non sia mai completamente padrone del tuo tempo. Se queste poche parole ti fanno sorgere delle domande è giusto! Anch’io me ne faccio molte, soprattutto quando per un corso di cinque incontri ti chiedono cinquecento euro, eccome se mi faccio delle domande!

Una grande illuminazione nasce
da un grande dubbio.

Porsi delle domande è giusto anche se la risposta non è sempre semplice da trovare, bisogna avere fiducia perché poco alla volta passo dopo passo “lezione dopo lezione” si percorre veramente molta strada e la cosa bella è che si inizia un percorso per scavare dentro di noi, non pensare che sia semplice infatti per l’essere umano andare in profondità è veramente complesso, perché da un lato c’è il nostro enorme ego che ci domina e dall’altro c’è la paura di scoprire dentro di noi una parte “cattiva”. Penso che questa paura venga dall’educazione ricevuta però sinceramente poco importa è tempo di lasciarsi alle spalle il passato anche perché non può essere cambiato, “il momento più prezioso al mondo è quello che tu vivi ora, e il futuro dipende solo da te, e da quello che pensi e fai in questo momento”. Io sto facendo i primi passi nella crescita personale quindi ti voglio avvisare se continuerai la lettura costante dei miei articoletti potresti avere un terremoto interiore, quando ho iniziato ho avuto l’impressione che tutto potesse crollarmi addosso e soprattutto la meditazione all’inizio mi si è ritorta contro per i troppi problemi da affrontare, ora invece la considero come una scossa ed è stata anche la prova provata che dentro di me stava effettivamente succedendo qualcosa quindi se anche a te succederà la stessa cosa non ti devi spaventare bisogna “fare pulizia per migliorare la qualità della nostra vita”.

Io ho iniziato con prestare maggiore attenzione ai miei pensieri, certo ho fatto dei corsi ma non sempre sono riuscito a mettere in pratica gli insegnamenti forse perché troppo intrisi di concettualità e poco di praticità, riuscivo a eseguire una meditazione solo se guidata poi appena finito il corso tutto tornava come prima, non basta il fatto di aver deciso di esperire una crescita personale seguendo corsi, ascoltando conferenze, leggendo libri, per renderlo possibile serve tanta forza interiore, per iniziare questo lungo cammino occorre cambiare genere di azioni se vuoi veramente che la tua vita migliori; più te lo ripeti meglio sarà, poco alla volta, passo dopo passo. Ti faccio un banale esempio: se prendiamo un bicchier d’acqua sporca di fango e molto lentamente ci versiamo dentro allo stesso bicchiere acqua limpida e pura cosa succede? Lentamente vedrai straripare il bicchiere e l’acqua contenuta in esso che prima era torpida va via via purificandosi, più versi acqua limpida più nel bicchiere rimarrà solo acqua pulita fino a che non otterrai un bicchiere di acqua limpida e trasparente, questo è quello che accada dentro di te quando entri davvero a contatto con la tua crescita personale.

L’ego è ciò che ci separa da noi stessi, da ciò che siamo veramente, è un “compagno immaginario” che tenterà di controllarci, assumendo il dominio della nostra vita, fino a che non riusciremo a riconoscerlo.

Una delle prime cose da imparare è lasciare andare il nostro ego, dominandolo avrai una sensazione sgradevole, perché riuscire ad ammettere che non siamo infallibili non è semplice, una cosa che per me è stata veramente complicata è stato il fatto di riuscire ad ammettere che altri avessero ragione e riconoscere che i loro consigli facevano al caso mio, troppo spesso il mio ego voleva imporsi nelle discussioni con la pretesa di voler cambiare le persone solo per il piacere di avere ragione; questa è una grande prova da superare ed è solo la prima tappa obbligata per tutti quelli che iniziano questo percorso, perché meglio gestiremo il nostro ego meglio potremo gestire il nostro atteggiamento verso le situazioni esterne. Primo esercizio vero e proprio di questa mini giuda verso la consapevolezza: Gestire l’ego, prendi coscienza dei tuoi pensieri soprattutto quando ti trovi in una situazione difficile che ti infastidisce, poniti delle domande: perché sta accadendo? Cosa e perché mi infastidisce? Perché questo o quello mi sta dicendo quella cosa? Come posso porvi rimedio? Ma soprattutto sto realmente ascoltando con la mia mente sgombra oppure è il mio ego che sta pensando al posto mio?

(Henepola Gunaratana)

La consapevolezza è proprio questo: vivere attimo per attimo con pienezza e senza aggiungervi interpretazione. E’ solo l’attimo. Stai facendo qualcosa di ‘spiacevole’ me se lo vivi attimo per attimo dov’è che la nozione di ‘spiacevole’ può trovare una base d’appoggio?
La consapevolezza è attenzione cosciente al momento presente; avviene nel qui ed ora; è l’osservazione di quel che succede proprio adesso, in questo preciso istante. Sta sempre nel presente, perpetuamente sulla cresta dell’onda fugace del tempo che passa. Se ti ricordi della maestra delle elementari, allora quello è ricordo; quando ti rendi conto che stai ricordando la maestra delle elementari, quella è consapevolezza; e quando concettualizzi il processo e dici tra te e te: «Oh, sto ricordando», quello è pensiero
“.

Prossimo articolo il respiro consapevole!

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STIAMO PER TORNARE SULLA LUNA?

Ebbene si stiamo per tornare sulla luna

Filmato in alta risoluzione

Ebbene sì stiamo per tornare sul nostro satellite ma questa volta per fortuna o disgrazia ci saremo anche noi italiani, e non sarà un viaggio di andata e ritorno in tempi brevi ma atterreremo sulla luna con l’intento di rimanerci, infatti questa  visione a lungo termine viene dal fatto che serve una base per portare l’uomo ancora più lontano e cioè arrivare su Marte. Dopo una ricerca tra le dichiarazioni ufficiali sembra che non questo progetto non sia solo sulla carta ma si tratta di un vero e proprio progetto già iniziato (googlate programma ARTEMIS).

Programma Artemis Luna/Marte

Questo programma mira a costruire una base permanente sul suolo lunare entro il prossimo ventennio, gode di un’ampia cooperazione internazionale logicamente a trazione principale USA che con il suo ente spaziale NASA guiderà il programma in collaborazione con le agenzie spaziali di Canada, Giappone e l’Europea ESA (European Space Agency) nello specifico all’interno della composizione dell’agenzia ESA l’Italia avrà un ruolo di primo piano che andrà al di fuori della semplice e già esistente filiera dello spazio. L’Agenzia Spaziale Italiana infatti sta già collaborando con molte industrie Italiane che hanno il compito di realizzare molteplici componenti non che i veri e propri moduli abitativi. Il primo punto del programma è costruire una stazione orbitale che orbiti attorno al nostro satellite e utilizzare la stessa come base d’appoggio, una sorta di magazzino spaziale per poi in un secondo momento costruire veri e propri moduli abitativi autosufficienti sul suolo lunare.

Il “lunar gateway”, così sarà chiamato la copia in formato ridotto della attuale stazione spaziale orbitale (ISS), avrà il compito di ospitare gli astronauti prima della discesa sulla luna, i primi lanci per la costruzione di questa stazione orbitale lunare sono in programma per il 2024. Si tratta di una sfida epocale e per l’Italia non sarà sicuramente un compito facile, d’altronde tutto questo programma impone uno sforzo ingegneristico fuori dal comune, percorrere i 400.000 chilometri che ci separano dal nostro satellite garantendo la sicurezza dell’equipaggio non solo nella traversata ma anche nella permanenza orbitale all’interno di una capsula sicuramente non sarà cosa da poco ancora oggi visto le difficoltà riscontrate, molti si chiedono se sia vera la storia che l’uomo abbia già calpestato il suolo lunare, il seme di questo avveniristico programma è stato piantato ora dovremo solo aspettare per vedere i risultati che arriveranno nei prossimi anni.

ALLA SCOPERTA DELLA CONSAPEVOLEZZA

Vi siete mai chiesti cosa ci fate sulla terra?

Qual è lo scopo, il fine ultimo della nostra presenza su questo pianeta?

Penso che quasi tutte le persone ignorino queste due semplici e al contempo difficili domande, anche se rispondere a questi quesiti, se ci guardassimo dentro, risulterebbe meno complesso di come pensiamo, la risposta corretta ad entrambe le domande sarebbe che il nostro scopo è quello di “evolverci per prendere coscienza di chi realmente siamo”.

Tutto quello che può definirsi vita su questo splendido pianeta blu deve crescere ed evolvere; basta guardarsi intorno: tutto nasce, evolve e muore, alberi, fiori, animali, insetti, e accade la stessa cosa per l’essere umano a cui tocca crescere e proseguire nella sua evoluzione.

Crescere in parte per l’essere umano significa “crescere interiormente” non pensiate che una volta finito lo sviluppo fisico, quando il corpo è oramai adulto non smetta di crescere perché non è così. E’ la nostra anima che deve continuare a crescere, e qua sorge spontaneamente la domanda veramente complicata: come si fa a crescere interiormente?

Ebbene prima di tutto bisogna smettere di crearsi problemi ulteriori rispetto a quelli che già la vita ci presenta sempre giorno dopo giorno dinnanzi al nostro cammino, io sono ateo ma mi ritrovo in due principi fondamentali presenti nella Bibbia, e che probabilmente sono presenti in qualsiasi altra religione esistente, io per meglio esprimere il concetto faccio un meltinpot della religione cristiana e buddista: l’uomo cresce e non smette di farlo attraverso l’amore e la fede. Non ci sarebbe nulla di complicato in questo concetto che però non può essere appreso fino a che non si riuscirà a guadare i nostri problemi con occhi diversi.

Amare può essere inteso in molteplici modi, io lo intendo come amare profondamente noi stessi, avere fede nelle nostre capacità, queste due semplici regole ci porteranno a vivere con intelligenza e nella piena consapevolezza.

Logicamente non si possono fare miracoli ma se si inizia anche lentamente passo dopo passo a pensare positivo e ci si dà come scopo mantenersi in buona salute fisica, mentale ed emotiva allora sarà possibile vedere il cambiamento, ogni essere umano va visto come una piccola cellula di questo grande universo.

Siamo su questo pianeta per evolvere, spendere energie per giudicare continuamente gli altri è solo una perdita di tempo, spesso perdiamo molte energie a vivere una vita “altrui” senza pensare veramente alla nostra, smettere di vivere la  vita solo tramite i social per essere sempre presente ad ogni costo è il punto di partenza, diventare veramente padrone del nostro tempo senza sprecarlo,  ecco il primo passo da fare, non conta essere credente o ateo siamo comunque tutti in cerca di benessere ma se non riusciremo ad avere come primo obiettivo il nostro benessere interiore nulla potrà mai cambiare.

Ci piace davvero come sta evolvendo questa umanità composta di futili social media dove ci spronano ad essere sempre al massimo delle nostre possibilità, dove cercano sempre di indottrinarci con questo nuovo modo di vivere dove “se non hai non sei”, attorno a noi le persone sono sempre più provate dalle malattie fisiche e mentali, prigioni, ospedali, farmacie continuano a moltiplicarsi come funghi in autunno, ogni giorno compaiono nuove e sconosciute patologie tutte da curare con semplici pilloline, i mass media ci vogliono tristi perché non possiamo  permetterci una vita da sogno (il sogno consumistico), i telegiornali ci propinano ogni giorno nuove atrocità, i nuovi virus da noi creati ci costringono ad una vita di reclusione, cerchiamo di colmare il vuoto immenso con nuovi inutili acquisti.

Come si può pensare realmente che tutto questo sia frutto di una evoluzione intelligente?

Se siete arrivati a questo punto della lettura significa che condividete questi pensieri e non vi ho ancora annoiati! Allora basta guardarsi attorno, ma bensì guardiamoci dentro: iniziamo insieme un percorso di crescita. Ho aperto questa sezione del mio blog perché io voglio crescere e so che è possibile farlo, è difficile e forse lo sarà sempre di più, ammetto che ho iniziato questo percorso tempo fa poi abbandonato come ho scritto nell’articolo precedente perché non vedevo risultati soddisfacenti ma ho tanto da dire in quanto mi sono creato il mio personale metodo adatto ai più scettici in pratica quelli che come me non credono alle religioni e hanno poco tempo libero ma che comunque pensano sia davvero importante prendersi del tempo anche se pochi minuti al giorno per evolvere e sentirsi migliori e più a contatto con la vera natura della realtà che ci circonda, gli articoli avranno una cadenza bisettimanale, non saranno difficili e non solo improntati al lato spirituale ma una vera e propria tecnica replicabile in qualsiasi momento della giornata, passo dopo passo senza fretta.

Il momento presente cambia così rapidamente che spesso non ci accorgiamo nemmeno della sua esistenza. Ogni momento mentale è come un’immagine d’una serie che passa attraverso un proiettore: alcune immagini vengono dalle impressioni sensoriali, altre vengono dalla memoria delle esperienze precedenti o dalle fantasie sul futuro. La presenza mentale è una specie di fermo immagine che ci mette in condizione di diventare coscienti delle sensazioni ed esperienze così come sono, senza la deflorante colorazione delle risposte socialmente condizionate o delle reazioni abituali.

“La consapevolezza non è soltanto una parola, ma un significativo stato mentale. Significa che dobbiamo essere presenti a noi stessi qui e ora, in questo preciso momento e dobbiamo essere coscienti di ciò che sta accadendo, fuori e dentro di noi. Significa stare attenti alle nostre motivazioni e imparare a cambiare le emozioni e i pensieri da malsani in sani. La consapevolezza è un’attività mentale che a tempo debito elimina tutta la sofferenza”.

PROSSIMO ARTICOLO: ESSERE PADRONI DELLA PROPRIA VITA (darà inizio al percorso di crescita personale)

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UNA STORIA TUTTA ITALIANA

HOUSE OF CHIGI

Palazzo Chigi Roma

Questa pandemia ha portato con sé molteplici problemi per il nostro organismo, una dei più gravi è che ci ha reso più fragili intellettualmente, l’incessante martellare del mainstream con i dati sul contagio a tutte le ore, i virologi onnipresenti nei talk show italiani tanto da far pensare che nessuno di questi in effetti faccia davvero alcunché per debellare il covid dal nostro territorio, essendo sempre impegnati in discussioni nelle trasmissioni televisive. Plausibile inoltre che chi non si è allineato con il pensiero unico è stato escluso da qualsiasi discussione e fatto sparire dall’etere un po’ come per citare George Orwell credo sia stata creata una sorta di “pensiero crimine governato dal ministero della verità” infatti nell’ultimo anno abbiamo assistito a tutta una serie di contraddizioni che neanche nei più reconditi meandri della mente malata di un sociopatico potevano avvenire, le continue notizie incoerenti ci hanno definitivamente offuscato la mente tutto e il contrario di tutto ecco cosa è avvenuto nell’anno 2020 ricorderò questo periodo come una grande mondiale follia generalizzata per un virus che se preso in tempo si può benissimo contrastare, prima che passi ad una forma acuta con una semplice aspirina e questo oramai è agli atti su tutti gli studi clinici, la cosa più sconvolgente è che sono morte migliaia di persone per protocolli sanitari errati e nessuno ne parla, tutto il mainstream ora è troppo occupato a parlare delle decine di vaccini che nel giro di un solo anno sono stati creati praticamente dal nulla e di come con questi riprenderemo la nostra solita vita, non per fare il saccente ma anche qua trovo delle analogie con il libro 1984 infatti, non troppo vagamente, tali trasmissioni mi ricordano molto la descrizione che Orwell fa del ministero dell’abbondanza e dei comunicati stampa sempre rivisti per far quadrare le precedenti dichiarazioni.

La politica poi in questo periodo ha veramente dato il peggio di sé sprecando ingenti risorse che potevano essere destinate alla disastrata sanità Italiana in bonus veramente incomprensibili, uno su tutti il bonus monopattino, ma gli errori gravi di un governo totalmente incompetente non sono stati solo quelli di sprecare soldi a manca e a destra, hanno di fatto limitato le libertà personali in modo indiscriminato senza provvedere in alcun modo a pianificare un rapido intervento sul trasporto urbano. Ne abbiamo visto davvero delle belle ristoranti, bar, negozi, centri commerciali chiusi e autobus e metropolitane colme all’inverosimile; per non parlare poi del coprifuoco alle ventidue in pratica è come se una banda di scappati di casa entrasse nella sala dei bottoni e così a caso scrivesse nei DPCM tutto ciò che gli passa per la testa.

Il 2021 è iniziato nel peggiore dei modi possibili questi scalcinati mentecatti che stanno a Roma hanno dato vita alla più confusionista crisi di governo mai vista in tutta l’era repubblicana, replicando non solo i clamorosi errori della seconda repubblica ma anche e anche qua mi tocca citare Orwell cercando di modificare e mistificare la realtà dei fatti. In pratica il governo, ora fortunatamente dimissionario, ha messo in campo tanti piccoli e poco acculturati Winston, qui cito direttamente da 1984 perché è ciò a cui si è assistito e cioè“se tutti raccontavano la stessa menzogna, allora la suddetta menzogna passava alla storia diventando realtà”. Per ultimo abbiamo assistito ad una compravendita di senatori e “onorevoli” mai vista nella storia repubblicana nonché la già vista questua di voti.

Ora proprio mentre scrivo il “saggio” Mattarella presidente della repubblica Italiana ha dato l’incarico a Mario Draghi di formare un nuovo esecutivo. Questa pessima telenovela chiamata House of Chigi composta da veline, indiscrezioni e componenti del governo che erano più presenti su Facebook che veramente a governare, spero sia giunta al termine.

Una cosa è certa, mai più nulla sarà come prima!

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MINDFULNESS: ASCOLTA IL TUO CORPO

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Oggi festeggio un anno di pratica della mindfulness, è stato un periodo molto duro dove il coronavirus e di conseguenza le restrizioni applicate da questo governo hanno portato grossi cambiamenti nella vita di tutti, segnando varie fermate nel cammino intrapreso nelle discipline per il benessere e la crescita personale. Dapprima l’interruzione dei corsi presso centri specializzati, poi la scarsa voglia di dedicarci anche solo brevi momenti, hanno cancellato i risultati che avevo ottenuto nei primi mesi dello scorso anno, ho capito che la mindfulness non è poi così semplice come appare non basta fare un paio di corsi, leggere due o tre libri sulla questione, bisogna essere pronti ad accettare il cambiamento e questo non può avvenire se nella nostra mente dimora la pigrizia.

Ora devo tornare necessariamente al punto di partenza e definire bene scopo e obbiettivi, ritengo fondamentale partire da questi due punti perché il primo insegnamento appreso è che c’è bisogno di consapevolezza, e tutto questo mi porta a chiarire un concetto fondamentale della mindfulness e cioè che devo rispondere a precise domande: perché lo faccio? Come posso impormi di seguire un percorso giornaliero se considero queste pratiche troppo noiose? Ma soprattutto mi sto chiedendo: tutto questo mi aiuta veramente?

Queste sono le domande che penso tutti quanti si pongano appena iniziano un percorso di consapevolezza, a dire il vero io me le ero già poste all’inizio del percorso, pensavo erroneamente di essere in grado di dar loro una risposta ma non è stato così.

I primi mesi pensavo di essere entrato in un mondo meraviglioso essere finalmente in grado di eliminare lo stress migliorarmi psicologicamente portando dentro di me un po’ di luce, tutto questo era vero ma solo in parte, mi sentivo meglio ma l’infatuazione provata all’inizio per queste discipline è gradualmente sparita non sono stato in grado di alimentarla ed è arrivato quello che considero un vero e proprio fallimento, ho lasciato che la pigrizia entrasse a far parte della mia vita prima praticavo yoga trenta minuti al giorno meditazione altri trenta minuti al giorno poi leggevo almeno un’ora libri dedicati al tema della crescita personale, mi ero dato un preciso schema segnando su carta orari e tempi ben definiti giorno dopo giorno i minuti che dedicavo a queste pratiche scendevano sempre di più fino a smettere quasi completamente passando da ogni giorno ad un giorno a settimana fino a qualche volta al mese, era come se si fossero insediate due personalità nel mio cervello: una che sapeva che era per me fisicamente importante praticare mindfulness e l’altra quella prevalente che si opponeva con forza facendomi restare inebetito davanti alla televisione o allo schermo del telefonino a seguire notizie  della pandemia in corso badate bene se non ci fosse stata la pandemia sarebbe stata la medesima cosa avrei trovato altre scuse per non fare yoga o meditare.

Se come ho detto voglio iniziare da capo questo percorso la prima cosa che devo fare è spegnere televisione e smartphone e non essere distratto da ogni tipo di apparecchio che possa anche solo inviare notifiche, di sicuro seguire un corso sarebbe meno complesso in quanto il gruppo di porta ad essere concentrato e ti impone serietà e coinvolgimento, ma in questo periodo di pandemia globale non è possibile, il mio problema principale è portare fuori dai corsi a cui ho già partecipato, nel quotidiano questo percorso di crescita personale e farlo diventare stile di vita (questa è la cosa veramente più complicata). Per chi non ha letto gli articoli precedenti praticare mindfulness o anche solo essere consapevole del respiro mentre questo avviene, c’entra con lo stress che ogni persona sente a fine giornata e che può causare molti problemi.

Lo stress, non è altro che un adattamento negativo a ciò che sta accadendo nella nostra vita, il mio intento è uscire da una solita routine di pigrizia mentale e cercare di creare non una nuova routine ma un nuovo stile di vita in pratica: un nuovo modo di comportarsi con gli altri, con sé stessi, cambiare il modo di vedere un evento, optare per una scelta che al momento sembra impossibile;  quando a cambiare è qualcosa intorno a noi, qualcosa che non possiamo controllare o gestire, la situazione diventa inevitabilmente stressante. Il lavoro, il capo, il collega, il compagno o compagna di una vita, risolvere un qualcosa che da tempo mi affligge, affrontare una nuova malattia, convivere con una cronica situazione di malessere che peggiora di anno in anno e così via… tutti questi così detti stressor o eventi stressanti sono facilmente identificabili: mal di testa, mal di stomaco, mal di pancia, affanno, tachicardia, problemi di ansia, depressione, contratture, vomito, nausea, fare fatica ad addormentarsi, o viceversa voler dormire di più, svegliarsi più volte durante la notte e non riuscire più ad addormentarsi.

Io ho un disturbo molto brutto ho una grande difficoltà a memorizzare e ricordare, questo mi porta a sentirmi triste, scoraggiato, e se considerate il tutto una banalità vi dico che anche se è un problema mentale questo si somatizza nel mio corpo: alopecia o perdita dei capelli, colite, malattie della pelle come la psioriasi o altre così dette malattie psicosomatiche. Comunque ora parlando in generale, solitamente tutti i problemi qui sopra elencati portano la persona a richiedere l’aiuto del proprio medico. Gestire lo stress è difficile e complicato ma una buona crescita personale può aiutare, sebbene la mindfulness non fa miracoli, intendiamoci.

Oggi sappiamo che essere consapevoli delle proprie sensazioni fisiche, delle emozioni che proviamo, dei pensieri che la nostra mente è abituata a produrre per le specifiche situazioni ambientali, e soprattutto ascoltare i segnali del proprio corpo,  ciò che manifesta (sensazioni, emozioni e pensieri) è determinante  per la propria salute.

Non tutti hanno sviluppato la capacità di analizzare  la propria situazione per poi successivamente spiegare le proprie sensazioni fisiche, soprattutto parlo delle esperienze emotive e i pensieri che ci guidano nelle scelte a cui ogni giorno ci troviamo di fronte: non ce ne rendiamo conto ma anziché trovare una adeguata espressione nella parola le esperienze utilizzano come canale privilegiato il corpo, dando così luogo ai sintomi descritti sopra, che però se protratti a lungo e non gestiti sono in grado di alterare l’attività fisiologica del nostro organismo, aggiungendo ulteriore sofferenza psico-fisica allo stress fisiologico di tutti i giorni.

Il mio intento è quello di riprendere il mio cammino con una consapevolezza in più so che il “sistema funziona” ma devo trovare il mio percorso cioè fare mie le conoscenze acquisite, ma non solo devo anche studiare un metodo che possa essere replicabile giorno dopo giorno e possa aiutare me e soprattutto chi mi legge a comprendere che non c’è solo noia nella mindfulness

Partirò dal respiro consapevole, ma per il momento la chiudo qua non voglio dilungarmi troppo, anticipo che il prossimo articolo tratterà questo argomento in quanto prima di imparare la meditazione vera e propria, inizierò proprio da questo apprendendo come respirare consapevolmente, penso sia il miglior modo per imparare a rilassarci e a fermarci, infatti quando respiriamo e siamo coscienti che stiamo respirando, la nostra mente anche se da subito vagabonda per i meandri dei nostri pensieri inizia piano piano a riposare e tutto questo grazie solamente nostro respiro consapevole, fino ad arrivare ad una sensazione di calma e di piacevolezza che sorge naturalmente (a me aiuta anche ad addormentarmi ma di questo parlerò in seguito).

L’amore è l’arte di stare con gli altri, la meditazione è l’arte di essere in relazione con se stessi, lascia che l’amore e la meditazione siano le tue due ali.
(Osho)

La parola “meditazione” viene dal latino “meditari”, forma passiva del verbo che letteralmente significa “essere mosso verso il centro”. La coscienza rimane passiva mentre è mossa verso il centro (l’inconscio), dove può raggiungere la totalità: una riunificazione con i contenuti e con le tendenze che sono stati esclusi dalla coscienza.

(Milton Erickson)

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STRANE LUCI SUL SUOLO LUNARE

“fenomeni lunari luminosi transitori”

La Luna è il nostro unico satellite naturale, ha da sempre affascinato e inspirato tutti gli abitanti della Terra non solo gli uomini, di fatto ci sono correlazioni con il comportamento degli animali che adottano particolari comportamenti a seconda delle fasi lunari, questa sua influenza scientificamente provata ha dato anche origine a miti e leggende. Dopo decenni di studi, esperienze e viaggi sul suolo lunare la Luna è uno dei corpi celesti che celano meno segreti.

Sr.Patrick Moore

“Celare meno segreti” non significa però che l’essere umano abbia di fatto capito tutto di questo satellite, infatti sono presenti dei fenomeni ancora scarsamente conosciuti ma molto ben documentati. Sto per parlarvi dei fenomeni lunari transitori: acronimo “TLP” .  Questo termine è stato coniato da Patrick Moore e compare nel Rapporto tecnico Nasa R-277, dove vengono catalogati cronologicamente gli eventi lunari e badate bene non solo quelli spiegabili scientificamente, questo rapporto è stato pubblicato nel 1968. Patrick Moore ha solo preso coscienza e catalogato quello che era noto da molto tempo, infatti le prime notizie di “brillamenti” sul suolo lunare risalgono ad almeno un migliaio di anni fa. Venerdì 8 gennaio alle ore 5,36 ho potuto assistere in diretta ad uno di questi fenomeni e constatare con i miei occhi che esistono realmente, purtroppo come molti astronomi “dilettanti” indipendenti non ho un adeguato metodo di controllo scientificamente approvato per distinguerne le diverse ipotesi che vanno a spiegare la natura esatta del fenomeno a cui ho assistito.

TLP osservato il 09/01/2021

Ho letto molte pubblicazioni soprattutto della Julius Maximilians Universität Würzburg, che sta impiegando risorse per cercare di carpire i segreti di questi bagliori, questi studiosi hanno anche notato che non esistono solo i fenomeni luminosi transitori ma anche il loro opposto cioè hanno segnalato un effetto contrario che provoca l’oscuramento di porzioni piccole e grandi di superficie lunare, hanno anche accertato che questi fenomeni transitori, bagliori o oscuramento si verificano più volte durante la settimana  la loro durata è sempre brevissima da un decimo di secondo ai due secondi mai di più.

Al vaglio per spiegare questi fenomeni ci sono molte ipotesi, sebbene comunque su una percentuale di 100 fenomeni luminosi che compaiono sulla superficie lunare ben l’80% rimangono di fatto sconosciuti. Hakan Kayal, professore di tecnologia spaziale presso l’università  Julius Maximilians Universität Würzburg, ha affermato “Le attività sismiche sono state osservate anche sulla luna, quando la superficie si muove, potrebbero fuoriuscire gas dall’interno della crosta che riflettono la luce del sole”. Ciò spiegherebbe solo i fenomeni che hanno una durata superiore al minuto, per ciò che concerne invece i fenomeni che hanno una durata inferiore a due secondi per il momento è possibile solo escludere l’impatto di un meteorite, tali fenomeni devono ancora essere opportunamente studiati per chiarirne il mistero.

Prof. Dr.-Ing. Hakan Kayal

Professor of Space Technology
Julius-Maximilians-Universität Würzburg
Department of Computer Science

Hakan Kayal, ammette “La scienza non sa esattamente come si verificano questi fenomeni sulla luna” però cerca di spiegarli con diverse ipotesi: Questi lampi possono verificarsi quando particelle del vento solare caricate elettricamente reagiscono con la polvere lunare, senza mai escludere l’ipotesi sicuramente meno complessa cioè l’impatto di una meteora, ma come abbiamo già annotato sopra tutti questi impatti, anche i più piccoli vengono registrati e catalogati, al momento non esiste alcuna spiegazione scientifica per i flash di luce più brevi.

Curiosità documentata: durante la missione Apollo 11 ci fu anche un avvistamento diretto che andrebbe a consolidare la teoria di fuoriuscita di gas dal sottosuolo lunare, Michael Collins astronauta statunitense al suo secondo volo spaziale in qualità di pilota del Modulo di Comando Apollo 11, riferì: “Ehi, Houston, sto guardando verso nord verso Aristarco adesso, e c’è un’area che è considerevolmente più illuminata di quella circostante. Sembra che abbia una leggera quantità di fluorescenza”.

Filmato registrato il 09/01/2021 con telecamera astronomica a bassa risoluzione rallentato per permettere la visione del “fenomeno lunare luminoso transitorio”

Catalogo spiegazioni plausibili per TLP di media e lunga durata:

  • Alcuni TLP possono essere causati dalla fuoriuscita di gas dalle cavità sotterranee. Si presume che questi eventi gassosi mostrino una caratteristica tonalità rossastra, mentre altri sono apparsi come nuvole bianche o foschia indistinta. A sostegno dell’ipotesi del degassamento, i dati dello spettrometro alfa delle particelle Lunar Prospector indicano il recente degassamento del radon in superficie.
  • Eventi di impatto che si verificano continuamente sulla superficie lunare. Gli eventi più comuni sono quelli associati ai micro meteoriti, come potrebbero verificarsi durante le piogge di meteoriti. I lampi di impatto sono noti e tutti documentati.
  • Effetti elettrodinamici legati alla fratturazione di materiali vicini alla superficie possono caricare di energia elettrostatica i gas già presenti sul suolo o appena fuoriusciti dal sottosuolo lunare innescando un breve rilascio di energia

È anche possibile che molti fenomeni transitori potrebbero non essere associati alla Luna stessa, ma potrebbero essere il risultato di condizioni di osservazione sfavorevoli o fenomeni associati al nostro pianeta.

Dopo aver selezionato e scartato ogni altra spiegazione ad oggi non ci sono spiegazioni scientificamente plausibili per i “fenomeni lunari luminosi transitori” di brevissima durata.

SE HAI DOMANDE CONTATTACI

IL SENTIERO DELLE STELLE

Mi sono cimentato a realizzare immagini di Star Trail ovvero la scia che lasciano impressa nelle immagini le stelle nel loro moto “rotatorio apparente”

Questa tipologia di scatti che viene definita con il nome inglese di star trail (sentiero delle stelle) non è altro che una tipologia di immagine dove andremo ad imprimere sul sensore il moto di rotazione apparente delle stelle, apparente perché a tutti gli effetti è il nostro pianeta a muoversi, quindi la macchina fotografica essendo stabile sul cavalletto registrerà questo movimento tramite la cosiddetta “strisciata” in pratica per definire in modo scientifico questo fenomeno “terrapiattisti” a parte possiamo senza ombra di dubbio affermare che la rotazione della Terra durante la notte sposta di continuo la posizione di ogni stella, creando le suggestive scie visibili nelle immagini, nello specifico il punto centrale intorno a cui tutte le stelle sembrano ruotare è il polo celeste visibile dal luogo della Terra in cui si trova il fotografo, l’altezza del polo celeste sull’orizzonte dipende dalla latitudine locale.

Se il nostro intento è realizzare centri concentrici dovremo come prima operazione individuare l’esatta posizione del Polo celeste in pratica è situato sulla sfera celeste nelle vicinanze della stella Polaris (stella polare) nella costellazione dell’Orsa Maggiore “sto parlando di emisfero boreale” questo sarà il punto in cui le stelle inizieranno a ruotare infatti l’asse di rotazione terrestre passa all’incirca proprio in corrispondenza della stella Polaris, quindi nelle nostre immagini ci apparirà fissa, con tutte le altre stelle che gli ruotano attorno. Ribadisco questo succede solo se vi trovate a fotografare nell’emisfero boreale, mentre a sud dell’equatore, quindi emisfero australe la stella polare non sarà visibile dovrete ricercare Octantis che attualmente è la stella visibile ad occhio nudo più vicina al polo sud celeste, se invece vi trovate a fotografare all’equatore non potrete ottenere l’effetto dei centri concentrici vedrete le stelle lasciare una strisciata dritta e parallela le une con le altre. Appena sarete riusciti ad individuare la stella polare, questa andrà inclusa nella vostra inquadratura, ricordate tutte le stelle ruotano attorno al polo celeste solo così otterrete uno star trail circolare più vi discosterete dalla stella Polare più i centri concentrici appariranno ampi.

La scelta del luogo è molto importante, dovrete ricercare una zona particolarmente buia per realizzare i vostri scatti. In pratica dovete andare lontano dai centri abitati e cercare per quanto sia possibile zone sgombre da fonti luminose artificiali o naturali, per questo motivo è meglio scegliere le notti senza Luna inoltre come logico il cielo deve essere completamente libero da nuvole. Se utilizzerete una macchina fotografica analogica, basta fare una singola foto con tempo di esposizione di qualche ora, per ottenere subito impressionata sulla pellicola il sentiero delle stelle, con il digitale purtroppo questo non è possibile i sensori sia APSC che FULL FRAME montati sul 99% delle reflex in commercio potrebbero pericolosamente scaldarsi, inoltre il rumore creato da una esposizione così lunga non vi farebbe sprecare tutto il lavoro fin qua eseguito se invece possedete una camera con sensore raffreddato non avrete problemi e il lavoro risulterà molto semplice. Veniamo alle informazioni di base: per ottenere un discreto risultato si deve necessariamente realizzare una sequenza di immagini a lunga esposizione, ogni scatto dovrà durare da 30 a 40 secondi, il totale degli scatti che servono sono da 200 a 300 che verranno poi “fusi” in un’unica fotografia utilizzando programmi appositi. Con questa prima impostazione abbiamo così bypassato il problema del digitale, andando a spezzare un’esposizione lunghissima in tante esposizioni più brevi.

ATTREZZATURA NECESSARIA:

Primo attrezzo necessario per realizzare gli star trail è il treppiede, utilizzatene uno solido e di buona fattura, la macchina fotografica durante tutti gli scatti non deve assolutamente muoversi.
Secondo accessorio indispensabile per gli STARTRAIL è l’intervallometro (telecomando di scatto remoto programmabile) se la vostra macchina fotografica reflex ha un intervallometro integrato allora non c’è bisogno di questo accessorio. Obbiettivo grandangolare o piccolo zoom importante che sia abbastanza luminoso, nei miei molti esperimenti ho notato che avere una apertura di 2.8 per questo genere di scatti è la soluzione migliore, sconsiglio l’utilizzo di corpi macchina “mirrorles” in quanto hanno ancora una durata delle batterie troppo breve

COMPOSIZIONE DELLA SCENA E MESSA A FUOCO:

Una volta individuata nel cielo la stella Polais, quindi il nord celeste, piazzate la macchina fotografica sul treppiede assicurandovi che sia ben stretta sull’attacco della testa del cavalletto, ora componete l’inquadratura includendo, oltre alla stella Polaris, anche qualche oggetto terrestre come montagne o alberi per accentuare l’idea del movimento delle stelle e rendere migliore graficamente l’immagine.
Ricordatevi di non includere fonti di luce diretta nella inquadratura perché la lunga esposizione la farebbe sicuramente prevalere sulla luce delle stelle. La stessa cosa vale anche per la Luna preferite sempre eseguire gli scatti in assenza del nostro satellite. Dovete necessariamente disattivare la messa a fuoco automatica, potete aiutarvi con il Live View e la funzione di ingrandimento del display, prendendo come riferimento una stella nel cielo che sia particolarmente brillante e ruotiamo la ghiera della messa a fuoco finché questa non sarà perfettamente nitida nello schermo, può essere molto utile avere una maschera di Batinov da appore sull’obbiettivo durante la messa a fuoco, sicuramente questa maschera semplificherà di molto tutte le operazioni di messa a fuoco evitando quella fastidiosa sfocatura che si vedrebbe solo a fine lavorazione. Cercate di essere precisi in questa operazione di messa a fuoco perché se sbagliate il risultato sarà pessimo e butterete via tutta la sequenza di scatti.

IMPOSTAZIONI CONSIGLIATE:

Dare delle impostazioni specifiche non sarebbe tecnicamente corretto in quanto dipendono dal luogo in cui scattate, dalla temperatura, se è presente tanto o poco inquinamento luminoso, in pratica molto del lavoro lo dovrete fare da soli.
Primi esperimenti di StarTrail

Ma ci sono comunque alcuni consigli che vi posso fornire per evitarvi errori che anch’io in precedenza ho commesso, partiamo da un elemento importantissimo, bisogna scattare in modalità MANUALE, a molti principianti la lettera M sulla ghiera spaventa ma fate uno sforzo e giratele fino a quel punto. Ora passate ad impostare la posa Bulb, su alcune fotocamera è indicata come posa B, da qua in avanti sono solo indicazioni perché ogni luogo e ogni notte cambia ma soprattutto cambia in rapporto all’obbiettivo che sceglierete di utilizzare io per questi scatti ho utilizzato un 20 mm F 1.4 anche se con il senno dipoi ritengo F 2.8 migliore per questa tipologia di scatti  (so bene cosa stai pensando: ma la profondità di campo con un diaframma così aperto va a farsi benedire! Non ti preoccupare anche con apertura molto ampia la profondità di campo risulta elevata, le stelle sono così lontane da apparire approssimativamente tutte allo stesso piano focale e quindi risultano tutte a fuoco anche con un diaframma molto aperto). ISO da 200 ad un massimo di 400 non oltre! Tempo di scatto 30 secondi massimo 40. Disattivate la funzione di riduzione rumore di default presente sulla maggior parte delle macchine fotografiche, questa funzione potrebbe dar luogo ad un ritardo tra uno scatto e l’altro quindi una volta che le fotografie saranno unite, la strisciata non sarà continua ma tratteggiata. Scattate sempre in formato RAW in modo da avere in fase di postproduzione un controllo maggiore delle immagini prodotte. Bilanciamento del bianco impostatelo su luce diurna vi eviterà di intervenire successivamente in fase di postproduzione, se vi dimenticherete come ho fatto io nei primi esperimenti, dovrete necessariamente applicare una correzione a tutta la sequenza di immagini. Dopo aver fatto tutte le opportune verifiche partite con i primi scatti di prova, controllate e ricontrollate messa a fuoco ed esposizione, solo quando siete sicuri passate allo step definitivo impostando sull’intervallometro o sulla fotocamera (per chi ha questa funzione) un minimo di 200 scatti assicurandovi di impostare una pausa dopo un massimo di 20/30 scatti oppure cosa seconda opzione impostando una pausa di 5/10 secondi ogni scatto

Ora siete pronti per realizzare il vostro Star Trail

non dimenticatevi mai di controllare e ricontrollare tutto almeno tre volte

Se vuoi creare un sentiero di luce molto lungo, oppure cerchi completi, servono molti scatti, quindi devi preventivare almeno tre, quattro ore di riprese ma non ti spaventare mediamente per apprezzare un minimo la fotografia in star trail ma soprattutto per i tuoi primi esperimenti basterà una o due ore, come già detto la macchina non deve assolutamente muoversi, se questa malaugurata ipotesi dovesse accadere allora dovrete iniziare da capo tutto il lavoro.

ELABORAZIONE DELLE IMMAGINI:

Questo è ultimo passaggio, richiederà l’impiego ovviamente di un computer e di software specifici, on line ne trovi a centinaia, ma io sono abituato ad utilizzare: Adobe Lightroom, Pixinsight, Adobe Photoshop in questo preciso orine. In pratica la procedura da eseguire in inglese è chiamata stacking, si tratta di prendere tutte le immagini realizzate e successivamente posizionarle una sopra l’altra e fonderle. Se la procedura sarà corretta il movimento delle stelle, in origine spezzettato nelle singole immagini, si andrà comporre senza interruzioni. Esiste anche una procedura simile utilizzando solo Adobe Photoshop importando ciascuna immagine su un livello sottostante fondendo il tutto con l’opportuno metodo di fusione ma davvero ve lo sconsiglio vivamente.

EDITAZIONE IN BREVE:

Primo passaggio: scaricare tutte le immagini e importare la sequenza esatta in Adobe Lightroom, correggere o comunque se necessario fare le opportune correzioni e copiare la modifica su tutte le immagini (bastano due clik)

Secondo passaggio: passare tutte le immagini in software specifico che andrà a riconoscere l’esatta sequenza e fonderà i vostri scatti io uso Pixinsight ma visto la sua complessità e soprattutto il costo potrete trovare in rete programmi simili esempio: deep sky stacker oppure Startrails.exe che tra l’altro è il più utilizzato

Terzo passaggio: Adobe Photoshop per i ritocchi finali, ma soprattutto con Photoshop potrete prendere tutte le immagini precedentemente lavorate da Lightroom (vi basterà cambiare il formato da raw in jpeg) per creare un filmato di Star Lapse veramente emozionante.

Non andate in confusione se, oltre alla striscia delle stelle, sulle immagini vi appariranno anche altre linee che non seguono il verso dello Star Trail, non sono UFO! Ma sono aerei se la linea sarà tratteggiata oppure satelliti se la linea sarà continua, non mancheranno nemmeno asteroidi che impattano nell’atmosfera, nelle immagini potrebbero essere presenti anche gli IRIDIUM FLARES ossia i riflessi causati dalle antenne dei satelliti per telecomunicazioni che lasciano un flash di luce molto particolare quindi non andate a gridare ai quattro venti HO FOTOGRAFATO UN UFO.

Le stelle sono uno degli spettacoli più belli della natura. Il solo guardarle ci mette davanti la nostra piccola esistenza rispetto all’immensità di quello che ci circonda e ci ricorda quanto la nostra vita sia un viaggio all’interno di qualcosa di così grande che non riusciamo neanche a immaginare.

Ma un cielo pieno di stelle è anche una visione romantica che ci toglie il fiato, e che sogniamo di ammirare una notte d’estate in compagnia della persona che amiamo con la speranza che il tempo si fermi per sempre.

FOTOGRAFIAMO LE STELLE

Mi è capitato molto spesso nelle notti d’estate di passare molto tempo ad osservare il cielo, fino a poco tempo fa però non mi sono mai cimentato in questa tipologia di scatti, diciamo che ho penato spesso che anch’io potevo realizzare delle belle immagini come quelle che spesso si vedono sui siti di astrofotografia ma un po’ per pigrizia un po’ per paura di fallire miseramente fino a poco tempo fa non ho mai avuto il coraggio di affrontare questa tipologia di fotografie.

Vi chiederete cosa sia cambiato nel frattempo per indurmi a provare queste tecniche fotografiche assai complicate, di fatto pochissimo tempo fa un mio amico mi ha proposto di aiutarlo con il telescopio e praticamente da subito mi sono ritrovato catapultato in questo mondo composto da tecniche fotografiche complicate e nuova strumentazione praticamente incomprensibile, sto parlando di montature equatoriali, astro inseguitori, telescopi apocromatici, software astronomici che ti permettono di editare fotografie facendo apparire particolari che sono invisibili se si utilizzano i soliti programmi fotografici in pratica questi programmi sono indispensabili per produrre una buona immagine, sto veramente parlando di un concentrato di tecnologia da studiare praticamente immensa e per me che mi sto avvicinando solo ora all’astrofotografia credetemi le nozioni da apprendere sono veramente molte, nel precedente articolo ho scritto della mia prima esperienza con la fotografia del nostro satellite se ve lo siete perso vi spingo alla lettura prima di proseguire con la lettura di questo che in pratica è la seconda esperienza con l’astrofotografia.

Andiamo per gradi: chi di noi aspiranti fotografi amatoriali o professionisti non ha mai pensato di provare a fotografare le stelle facendo degli scatti con la fotocamera digitale io avevo provato anche con uno smartphone, ma dopo aver visualizzato lo scatto mi sono reso conto che l’immagine non appariva come l’avevo pensata diciamo che la differenza da ciò che osservavo ad occhio nudo e il risultato dello scatto sia se fotografavo con una reflex digitale o semplice telefono non aveva nulla a che fare  con ciò che vedevo, dire che il risultato sia stato pessimo è veramente un eufemismo.

Quindi ho iniziato a leggere e studiare manuali complicati che purtroppo sono veramente di difficile assimilazione, per capire ciò che leggo mi sto aiutando con dei tutorial che ho trovato su yuotube ne ho visti veramente molti ma come ho scritto nell’articolo precedente manca quasi sempre il punto d’inizio, unico che a parer mio può veramente aiutare è AstroPills vi invito a seguirlo se come me siete interessati all’astrofotografia perché vi aprirà un mondo, le spiegazioni sono di facile comprensione (se si ha comunque una base fotografica solida). Torniamo a noi come detto mi sto avvicinando all’astro fotografia per gradi oggi presento tre scatti e cercherò di spiegare come li ho realizzati perché ho capito che senza una giusta tecnica il risultato sarà sempre pessimo. Ci sono regole fondamentale da rispettare che servono più di una attrezzatura tecnologicamente avanzata.

Attrezzattura impiegata per questi scatti:

FOTOCAMERA: Per questi scatti ho utilizzato una Canon Eos 5 D ma non dovete preoccuparvi avrei potuto ottenere lo stesso risultato anche con una qualsiasi fotocamera digitale, reflex compatta, o Mirrorless, l’unica cosa fondamentale è che abbia la possibilità di poter essere utilizzata in manuale. In questo modo possiamo impostare la sensibilità iso, determinare l’apertura del diaframma, ma soprattutto agire sui tempi di scatto, infatti la combinazione di questi tre fattori farà la differenza sulla buona riuscita delle nostre foto del cielo notturno in parole povere nulla che già un buon fotografo amatoriale non sappia. Ovviamente io utilizzando un sensore full-Frame ho avuto la possibilità di acquisire maggiore luce rispetto ad un sensore più piccolo esempio un APS-C, ottenendo il vantaggio di creare immagini con meno rumore digitale da subito acquisendo un file Raw di qualità superiore.

OBBIETTIVO: Come obbiettivo ho utilizzato un  Samyang da 20 mm F 1.8, è veramente importante utilizzare un buon obbiettivo, infatti una lente molto luminosa  permetterà al nostro sensore di catturare una maggiore quantità di luce in un minor tempo di esposizione riducendo la quantità di rumore che comunque rimarrà impressa nel fotogramma. Ho considerato che la luminosità ideale di una lente per questo tipo di scatti dovrebbe essere tra f/2,8 e f/1,4. Con queste aperture possiamo ottenere il giusto rapporto tempo/diaframma in modo tale da non dover utilizzare iso troppo elevati considerando il rapporto dell’apertura massima di diaframma, in questo particolare caso non ho tenuto l’apertura massima che mi consentiva la mia lente ma ho abbassato di uno stop.

TREPPIEDE: Dato che in questa tipologia di scatti si andrà ad utilizzare tempi di scatto “relativamente” lunghi occorre avere la fotocamera ben stabile durante la fase di ripresa, onde evitare il micro mosso, maggiore sarà la sua robustezza minore saranno le vibrazioni trasmesse sul corpo della fotocamera, questi scatti non si possono fare con un treppiede da viaggio.

INTERVALLOMETRO: Ho utilizzato un intervallometro perché per realizzare questi scatti non ho dovuto effettuare una singola posa ma ben 85 scatti e comunque anche se avessi dovuto fare un singolo scatto anche con la fotocamera  ben fissata sul treppiede, premendo in pulsante di scatto avrei potuto creare delle micro vibrazioni se vuoi provare a replicare scatti simili devi adottare almeno uno scatto remoto.

ASTRO INSEGUITORE: Recentemente quindi ancora privo di ogni qualsivoglia conoscenza astronomica mi sono fatto prestare lo Star Adventurer prodotto dalla Skywatcher (fatto prestare è una definizione impropria, siamo tre amici che si stanno approcciando a queste tecniche e ci siamo comprati questo strumento per completare la strumentazione indispensabile per iniziare, in pratica abbiamo ripartito la spesa) ora nel dettaglio non ho ancora compreso a pieno il funzionamento, sicuramente come primo approccio è stato al quanto difficoltoso, perché lo strumento faccia il suo lavoro ha bisogno di alcune regolazioni che se fatte in modo approssimativo rischiano di far buttare via tutto il lavoro creato, sto parlando della corretta messa in polare ecc ecc, l’astro inseguitore se correttamente posizionato giusto per dare una spiegazione semplicistica non fa altro che muoversi con la stessa velocità delle stelle andando ad eliminare l’effetto strisciata nelle lunghe esposizioni, farò prossimamente un articolo dettagliato solo su questo strumento che è solo uno di quelli indispensabili per approcciarsi in modo corretto a questo tipo di fotografia, scriverò prossimamente di questo strumento nel dettaglio anche perché sinceramente ora essendo le prime volte che prendo in considerazione il suo utilizzo potrei scrivere delle castronerie pazzesche o comunque dare informazioni non corrette sul suo utilizzo, comunque la cosa importante da sapere ora come ora è che è stato utilizzato per creare questi scatti.

Arriviamo nello specifico alle prime regole guida che ho appreso per iniziare a creare le prime immagini di astrofotografia: REGOLA DEL 600

Partiamo con i primi calcoli da fare: in questo caso specifico utilizzando una lente con focale di 20 mm ho dovuto calcolare il tempo corretto di scatto che potesse darmi il miglior risultato rispetto all’obbiettivo impiegato quindi ho diviso 600 per la lunghezza focale della lente che stavo per impiegare nello scatto (600:20=30) il risultato sono i secondi massimi che si può esporre come tempo di scatto la dicitura tecnicamente corretta è Tempo= 600/lunghezza focale, ovvero 600/20= 30.

N.B:La regola del 600 è applicabile solo alle full-frame se state utilizzando una APS-C utilizzare come valore 500 in quanto su questa tipologia di sensori esiste un fattore di moltiplicazione anche comunemente chiamato “fattore di crop” da tenere sempre in considerazione.

Sinceramente utilizzando un astro inseguitore potevo anche non tenere conto di questa regola in quanto questa impostazione fa egregiamente il suo lavoro utilizzando anche solo un buon cavalletto in più stavo fotografando una porzione di cielo non troppo distante dalla stella polare, da tenere presente che il moto apparente delle stelle è rotatorio e più ci si avvicina a fotografare una porzione di cielo vicina alla stella polare più il loro moto apparente risulterà minore, consentendoci di diminuire i tempi di scatto.

Software per editazione: Come programma per editare questi scatti ho utilizzato PixInside, anche su questo argomento non mi espongo troppo perché c’è veramente molto da studiare e appena potrò scriverò un articolo semplice con le funzioni base da cui partire, esistono dei tools gratuiti molto semplici che permettono una buona editazione uno dei molti che potete scaricare é DeepSkyStacker (http://deepskystacker.free.fr/english/index.html).

Ora che ho definito nero su bianco tutto ciò che ho utilizzato passiamo al lato tecnico/pratico che molti fotografi come me fino a poco fa ignoravano, lo scatto di per se è stato semplice, la notte era molto buia con un SING molto basso, le stelle si presentavano già molto luminose, questo mi ha permesso di utilizzare un fattore di ISO veramente basso infatti ho scattato a 400 iso con un tempo di esposizione di 25 secondi per ogni singolo fotogramma che è andato a comporre il corredo di 80 scatti, la cosa veramente difficile è stato impostare tutta la piattaforma di lavoro quindi cavalletto perfettamente in bolla, inseguitore stellare allineato alla stella polare, più avanti preparerò una checklist da seguire così da rendere più semplice il lavoro evitando di saltare passaggi fondamentali, una delle maggiori difficoltà riscontrate è sicuramente quella di un difetto sulla progettazione dello Star Adventurer cioè più di una volta cercando di inserire tutti gli strumenti sulle basi dell’astro inseguitore ho preso contro alle gambe del cavalletto facendomi perdere lo stazionamento polare corretto, perché affermo che secondo me è un difetto di progettazione: perché una volta montato tutto se sbagli prendendo contro al cavalletto oppure la tua strumentazione è abbastanza pesante causando una microscopica flessione della montatura questo manda il tutto fuori allineamento e devi iniziare tutto da capo smontando tutto perché non è possibile rifare un corretto centramento della polare con le staffe montate.

Per produrre queste immagini ho effettuato 80 pose (Light Frame, parolone che sta a significare le foto del nostro soggetto niente di più) posa Bulb, utilizzato un’apertura focale di 2.8, iso impostati a 400 i file di acquisizione Raw, bilanciamento del bianco impostato su luce diurna, impostazioni sul intervallometro 25 secondi di posa 2 secondi di distanziamento tra uno scatto e l’altro 100 scatti totali, live view spento, ho commesso un errore da novizio cioè dando solo 2 secondi tra uno scatto e l’altro questo ha fatto sì che il sensore della reflex si scaldasse facendo sì che gli ultimi 20 scatti sono totalmente inutilizzabili per via di dominanze di colore strane ma soprattutto un rumore di crominanza inaccettabile in pratica l’immagine si presentava sotto forma di pixel colorati “a caso”.

Spoiler… Parte noisa (più di prima)

Dopo tutto il lavoro che ha comportato provare le varie impostazioni effettuando scatti di prova e regolazioni dell’astro inseguitore (ancora oggi non so se erano corrette) ho passato circa due ora in attesa che la macchina facesse tutto il suo lavoro, quando ha finalmente finito sono passato al vero lavoro che permette di editare correttamente le immagini.

DARK FRAMES, FLAT FRAMES, BAIS FRAMES, se come me non avevate mai sentito parlare di questi scatti non spaventatevi è più semplice di quanto pensiate

Partiamo dai DARK FRAMES: per eseguire questi scatti non dovrete fare altro che mettere il tappo all’obbiettivo lasciare tutte le impostazioni utilizzate per i LIGHT FRAMES e iniziare a scattare sempre con intervallometro perché è essenziale che tutto rimanga come precedentemente impostato quindi tempi, aperture, diaframma, iso, tutto come se steste ancora scattando al soggetto principale.

A cosa servono i Dark Frames: ricordate che sopra vi ho scritto dei software essenziali in astrofotografia, questi scatti immessi in questi complicati programmi di editazione serviranno a sottrarre il rumore elettrico per calibrare un’immagine astronomica in modo che un pixel assuma un livello di luminosità pari a 0 ADU, per fare questo è necessario sottrarre all’immagine i rumori elettronici e il rumore termico.

In soldoni questo può essere effettuato solo con il Dark Frame perché tutte queste informazioni sono contenute in questo preciso scatto, il programma di editazione farà in modo che la media dei singoli dark frame assuma il livello di luminosità di ciascun pixel

In parole tecniche: Livello di Luminosità = valore assunto dal pixel – master dark frame

N.B: una regola non scritta recita che ogni 5 Light Frame bisogna scattare 1 Dark Frame

BIAS FRAME: Semplificando molto per ottenere questi scatti basta lasciare il tappo sull’obbiettivo, e cambiare il solo il tempo di scatto, apertura diaframma e iso dovranno essere gli stessi utilizzati per i Light Frame, invece il tempo di scatto possiamo metterlo come vogliamo meglio se è il più veloce che ci consente la nostra reflex, l’utilizzo principale del BIAS FRAME è quello di ricavare il Thermal Frame che è l’unica componente dell’immagine che è direttamente proporzionale al tempo d’esposizione e alla temperatura d’esercizio del CCD. Da questo è possibile “riscalare” (moltiplicando i pixel per un’opportuna costante) di un dato tempo d’esposizione per ricavarne un altro frame con un differente tempo d’esposizione equivalente.

Come scritto in precedenza, facendo tendere il tempo di esposizione a zero si ha una riduzione drastica del rumore termico che diventa quindi trascurabile, il valore in ADU teorico è 0, dato che non saranno presenti elettroni. Quindi tecnicamente diventa: Livello di Luminosità = offset + rumore elettronico casuale + rumore elettronico non casuale.

N.B: vale sempre la regola di 1 Bias Frame ogni 5 Light Frame

FLAT FRAME: questa tipologia di scatto serve a correggere qualsiasi difetto che può essere presente sulla nostra lente o nel nostro sensore, andrà a correggere: macchie, graffi, vignettatura in pratica qualsiasi cosa che vada a deteriorare l’immagine, il metodo di acquisizione è relativamente semplice basta munirsi di una lavagna luminosa o comunque di una fonte di luce UNIFORME

Per acquisire queste immagini basta mettere la nostra reflex su priorità apertura e impostare la stessa apertura di diaframma utilizzata nei Light Frame avendo cura di mantenere gli stessi iso che non devono mai variare in tutte le tipologie di questi scatti presentati (niente di più semplice)

N.B: servono almeno 10 scatti

Queste operazioni di scatto Dark,Bias e Flat vanno fatte sempre sul posto dello scatto perché è molto importante mantenere tutto più simile possibile, uno dei fattori che non ho citato è la temperatura ambientale anch’esso molto importante per ottenere un buon risultato, diciamo che ora ho dato solo una piccola infarinatura ma farò un singolo articolo per ogni argomento trattato.

Alla fine delle operazioni rientrando a casa ci troveremo almeno 160 scatti, ora entra in gioco il software di editazione che a saperlo impiegare al massimo delle sue potenzialità (attualmente non è il mio caso) vi renderà entusiasti del molto lavoro fatto in precedenza.

In questo articolo ho toccato molti punti senza andare nello specifico se ci fossero dubbi o incertezze contattatemi pure sarò lieto di aiutare dove posso, dopo tutto sto iniziando a studiare questi argomenti con molta passione, so che molti astrofotografi possono storcere il naso perché so che ci sono errori nelle fotografie che presento in questo articolo ma soprattutto ho fatto errori sul campo non tenendo conto della temperatura ambientale e del surriscaldamento del sensore, in ultima analisi ritengo che come primo lavoro sia abbastanza buono, il prossimo articolo lo dedico alla mia prima esperienza con gli astro inseguitori e le montature equatoriali specificando sempre tutti gli errori che ho commesso e soprattutto le difficoltà riscontrate.

Gli argomenti da trattare in questo campo sono veramente tanti.

Buona luce e soprattutto come si dice in questo campo cieli sereni a tutti.

La notte della cometa

Cometa C/2020 F3 Neowise

La cometa C/2020 F3 Neowise, Il video è stato realizzato il 22 luglio

La notte della Cometa:
Questa cometa è una visitatrice solitaria, proviene dai confini più estremi del nostro sistema solare, sta incantando con il suo passaggio anche chi non è del settore in pratica tutto il mondo è col naso all’insù per poter vedere questo straordinario evento.
La cometa C/2020 F3 Neowise compiendo il suo percorso di avvicinamento al Sole raggiungendo la distanza minima di 104 milioni di chilometri dal nostro pianeta.

La cometa C/2020 F3 Neowise

Questo spettacolo della natura non è riservato solo a strumenti avanzati: tutti possono osservare questa vagabonda dello spazio, e possono anche fotografarla con una normale macchina fotografica, in quanto la distanza dal pianeta terra di 104 milioni di chilometri permette una ampia visibilità anche ad occhio nudo.

La cometa C/2020 F3 Neowise ha un diametro di cinque chilometri è composta principalmente di ghiaccio e polveri, in gergo chiamate “Palle di neve sporca”. La sua composizione fa sì che, avvicinandosi al Sole, si formi la caratteristica coda, estesa per migliaia di chilometri. Si presume indicativamente che la sua formazione risalga all’alba del Sistema Solare, circa quattro miliardi e mezzo di anni fa.
la cometa C/2020 F3 Neowise che brilla nel cielo di questi giorni ha un’orbita fortemente ellittica, secondo i calcoli, la farà tornare dalle nostre parti non prima di 6.800 anni quindi corrette a vederla.

La cometa C/2020 F3 Neowise