✏️SONO LIBERO?

Davvero non capisco le preoccupazioni di chi ritiene che in questi ultimi anni siano state limitate molte libertà fondamentali.

A me pare di poter fare ancora tutto ciò che voglio.

–Sono libero di rimanere senza lavoro, se non accetto di firmare “liberamente” il consenso ad un trattamento sanitario facoltativo.

— Sono libero di andarmene dai social network che bloccano profili senza darne una motivazione logica, ma solo per aver espresso opinioni non gradite.

— Sono libero di andarmene da un Paese che istiga all’odio e ai conflitti sociali, che offre un’informazione faziosa, che punisce chi solleva dubbi di natura politica, sanitaria ed economica.

— Sono libero di stare chiuso in casa, di rifugiarmi in una qualche forma di realtà virtuale, che mi faccia evadere dalla vita vera che ho perso o che non mi piace.

— Sono libero di credere a tutto ciò che mi dicono i politici, i giornalisti e i vari “esperti”, dandomi l’illusione che tutto ciò che fanno sia per il nostro bene, per salvaguardare la pace e per diffondere amore universale.

— Sono persino libero di scrivere tutto questo, libero di attirarmi il disprezzo di chi fraintenderà un testo facilmente comprensibile e di pagarne lo scotto in termini personali.

Quindi, amici miei, basta con le inutili lamentele.

Godiamoci il privilegio di poter ancora scegliere tra l’unica possibilità che ci viene gentilmente offerta: fingere di essere liberi.

fingere di essere liberi……….

non siamo più liberi e visto la nuova situazione non lo saremo mai
sono veramente libero?

COME RISCOPRIRE IL PIACERE DI FOTOGRAFARE

autoscatto, riflesso da una vetrina di un negozio
autoscatto

Vi siete mai chiesti perché scattate delle fotografie?

E non sto parlando delle fotografie che scattate con lo smartphone, non è di quel tipo di immagini di cui oggi voglio parlare anche perché le immagini e video prodotti con il telefono introducono non solo un altro argomento ma anche un fenomeno sociale che forse approfondirò in un altro articolo, ora parlo di quelle persone che come me sono appassionate di fotografia e hanno una macchina fotografica, da neofita o professionale a rullino o digitale poco importa, voi,  come ora sto facendo io, vi siete mai chiesti qual è il vero motivo che vi fa decidere di prendere in mano la fotocamera, ma soprattutto perché decidete di scattare, vi siete mai chiesti perché lo state facendo e se questo vi rende veramente soddisfatti?

Ho iniziato a pormi queste domande che possono sembrare banali ma scavando dentro di me ho capito che avevo bisogno di fare chiarezza su come intendo approcciarmi ancora alla fotografia, tutto questo ragionamento introspettivo è nato da svariate discussioni con mio padre, lui è un fotografo amatoriale con delle idee ben precise su cosa e come deve essere la fotografia, in pratica per farla breve ripudia i programmi di editazione per lui l’immagine finale deve rispettare il più possibile la realtà come era una ventina di anni fa prima di avere tra le mani queste macchinette digitali e tutti questi costosi e sofisticati programmi che trasformano l’immagine appena scattata in qualcosa di diverso di ciò che ere realmente, dal mio punto di vista almeno  fino ad un mese fa, non ho mai dato troppo peso alle immagini ricreate artificialmente anzi talvolta ne ho prodotte alcune, pensando che questa sia solo l’ennesima evoluzione, siamo partiti dal dipingere con la terra e il carbone dentro una grotta per arrivare ad oggi in cui ci si può sbizzarrire con la fantasia creando immagini di ogni tipo e ritenevo il pensiero di mio padre quello di un nostalgico, questo fino a qualche mese fa, poi ho fatto l’errore di mettermi in discussione, ho fatto svariate ricerche visionando centinaia di immagini sui social soprattutto di fotografi famosi e anche delle fotografie che ottengono più commenti e like navigando qua e là sui forum che parlano di fotografia e tra i tanti siti internet in cui ti spiegano come alterare la realtà di una immagine senza perdere in qualità, ho visto immagini bellissime con colori vividi, fotografie di street photography veramente eccezionali, ho divorato queste immagini come un drogato in crisi d’astinenza, più le guardavo più dentro di me cresceva l’insoddisfazione e la frustrazione della consapevolezza che ogni immagine vista in realtà non era altro che finzione e ho accertato con i miei occhi che più l’immagine era sapientemente creata con i programmi di editazione più al pubblico piaceva.

post incomprensibile di falsa fotografia
post di facebook

Scorrendo i commenti sotto un’immagine che ritraeva un paesaggio marino con un improbabile tramonto ho letto un commento che mi è rimasto impresso nella mente come un chiodo piantato sulla lapide della nostra intelligenza il commento recitava così: “splendida foto sei super, dove è stata scattata? In che periodo dell’anno posso andare per vedere questo tramonto, inverno o estate?”, non voglio criticare l’intelligenza di nessuno ma forse un tramonto così lo si potrebbe vedere solo dopo una esplosione nucleare a patto di essere sopravvissuti.

Da qua ho iniziato a capire che qualcosa non va, come fotografo mi chiedo se sia giusto chiamare questa  fotografia, non si tratta di aumentare un po’ il contrasto oppure di migliorare sensibilmente l’esposizione, ora si trasforma, si aggiungono sfondi e colori inimmaginabili, questa non è più la fotografia! Solo ora capisco il pensiero di mio padre.

Ed è proprio dalle parole di mio padre che mi si sono palesate queste domande:

Perché scatto delle fotografie?

In quale momento mi sento veramente soddisfatto del mio lavoro?

Qual è il vero motivo per il quale decido di prendere la fotocamera, e scattare se poi per renderla fruibile al pubblico modifico l’immagine snaturandola?

Ha veramente importanza sapere che chi vede il mio scatto ne rimanga colpito e decida di commentare?

Attualmente la frustrazione è maggiore della soddisfazione che un tempo provavo nell’inserire l’ennesimo rullino nella macchina fotografica, ora mi sento svuotato vedendo le immagini che ho recentemente modificato cambiando lo sfondo, aggiungendo particolari aggiungendo colori come fossi un pittore impazzito, tutto questo mio pensare su cosa sia effettivamente diventata la moderna fotografia mi lascia senza uno scopo preciso ed in uno stato di negatività prossima all’esplosione.

Ci sono volute settimane di autodiagnosi e comprensione per capire che quella che ora viene chiamata fotografia non è altro che l’ennesimo passo involutivo della nostra specie, anche se alla maggioranza delle persone piace vedere immagini e video finti di una realtà che non esiste io al contrario ho riguardato tutti i miei scatti e anche se un po’ ho cancellato tutte le immagini che avevo editato più le eliminavo dell’hard disk più sentivo dentro di me un’energia che mi chiedeva di ricominciare a produrre immagini vere, istantanee di quello che è la realtà, in pratica produrre immagini in modo consapevole, partendo da quello che mi fa stare bene, non mi importa più dei like, dei commenti dei follower perché tutto questo fa parte della finzione che ci porta a modificarci per piacere agli altri quando la prima cosa importante è piacere a noi stessi.

Da qua riparte il mio viaggio per tornare a stare bene con la fotografia ma soprattutto con me stesso e magari finalmente riuscire veramente a comprendere cosa mi spinge a creare immagini.

Applicando alcuni dei principi di mindfulness appresi anni prima, ho deciso di iniziare scoprendo ciò che si nasconde dentro di me alla scoperta e alla comprensione di tutte le sfaccettature del mio io più profondo, un fotografo non è diverso da ogni altro artista, e un vero artista è indistintamente riconosciuto come tale solo se ci mette tutta l’anima nel creare la propria arte, questo punto di partenza non è solo un viaggio alla scoperta della bellezza perché ogni essere umano ha sempre almeno un paio di  lati oscuri o per meglio dire cose che si negano anche alla propria mente, quindi sono pronto a scontrarmi soprattutto con le mie debolezze.

Una cosa che ho capito dopo aver compreso che la moderna fotografia non mi appartiene è che mi sono avvicinato al mondo della fotografia senza conoscere il vero motivo che mi portava ad uscire ogni giorno con la macchina fotografica a tracolla, per il momento so che mi fa stare bene e che debbo indagare a fondo dentro di me ciò che mi spinge in questa direzione.

Non penso di essere l’unico, il 90% delle persone che si avvicinano al mondo della fotografia, lo fa senza conoscerne il vero motivo, sappiamo solo che ci fa bene, senza capirne il perché e tutti quanti consapevoli o no diamo priorità allo scatto pensando solo al risultato finale, sempre alla ricerca di approvazione sui social ignorando tutto ciò che ci succede dentro prima e dopo lo scatto, e se la foto da noi scattata non riceve abbastanza apprezzamento l’unico risultato che ne otteniamo è solo un senso continuo di frustrazione, quando invece la priorità dovrebbe essere data a noi stessi, in pratica noi fotografi siamo sempre alla ricerca di consenso, troppe persone traggono il loro unico appagamento dai like ricevuti su internet creando immagini in una continua compulsiva ricerca di follower e personale appagamento e quando non ottengono il risultato sperato la frustrazione prende il sopravvento spingendoli ad acquistare migliaia di contatti per farne bella mostra con i pochi veri che apprezzano il loro lavoro come a dirgli: vedi non siete gli unici a cui piacciono i miei scatti creandosi attorno un virtuale finto mondo, il peggio è quando non ci si rende nemmeno conto di tutta questa finzione anche se siamo stati noi a crearla.

Altri invece traggono la loro finta soddisfazione acquistando materiale fotografico di ultimissima generazione pensando che solo così la loro fotografia diventerà semplice e perfetta, senza capire che possono accrescere il loro corredo all’infinito ma la qualità delle loro foto sarà sempre la stessa e le difficoltà se non si hanno le giuste conoscenze saranno sempre le stesse.

Nonostante tutti gli sforzi possibili, non possiamo obbligare le persone reali ad apprezzare le nostre foto, più di quanto lo facciamo noi, come non possiamo comprare tutto il materiale fotografico disponibile nei negozi.

Quello che ci accomuna tutti non solo nella fotografia è che la responsabilità della nostra soddisfazione la deleghiamo ad eventi esterni, rincorrendo un ideale di perfezione che mai si realizzerà e quelle poche volte che succede di scattare un’immagine che ci dà veramente soddisfazione non capiamo che è solo un punto di partenza per capire realmente cosa ci spinge a fotografare.

Il primo punto da cui inizio il mio nuovo rapporto con la fotografia è proprio questo, eliminare la continua ricerca di consenso, tornando alla vera fotografia quella dove prendi la macchina e scatti senza editare le immagini, un modo di fotografare più consapevole creato solo dal rapporto fatto di conoscenza tecnica e di saper osservare, aspettare, avere pazienza, spostando l’attenzione soprattutto all’interno trovando la concentrazione necessaria per conoscere le emozioni, solo conoscendo bene le nostre emozioni possiamo riconoscerle nel mondo che ci circonda, ma soprattutto quando non siamo più soggetti alle cose che ci influenzano esteriormente possiamo cogliere quell’ attimo fuggente e renderlo eterno con uno scatto perfetto, se poi si impara anche a non giudicarsi se non sempre il risultato sarà per noi emozionante il piacere di produrre immagini anche non perfette può arrivare fin da subito.

Quando impariamo a fotografare seguendo i nostri valori, non dipendiamo da nessuno e riusciamo con facilità a esprimere noi stessi, raggiungendo un livello di consapevolezza fotografica che ci permette, di non essere dipendenti dagli altri, ma dal solo piacere che proviamo, sapendo di stare seguendo la giusta direzione.

Lo so non ho risposto alle domande.

Non l’ho fatto perché ancora non lo so, so però cos’è vero e cosa è finto ed oggi tutto il mondo che ruota attorno alla fotografia è finto, davvero vogliamo che sia così per sempre?

Partendo da queste domande e cercando di dar loro una risposta inizia il viaggio tra mindfulness e fotografia……….

PER RIMANERE AGGIORNATO ISCRIVITI ALLA MIA NEWSLETTER