Le Cose Più Belle Son Quelle Che Durano Poco….

Ieri sera dal giardino di casa al rientro della consueta passeggiata serale con i miei amici quadrupedi ho guardato il cielo come faccio di solito (essendo appassionato di fotografia e astronomia) ho visto la luna al tramonto mentre il cielo era ancora di un bel azzurro intenso, tutt’intorno aveva delle nuvole di uno splendido rosa acceso, sono corso in casa a prendere la macchina fotografica ho montato il 400mm, il tempo di effettuare queste semplici e veloci operazioni e la situazione era già cambiata, le nuvole si muovevano in fretta spinte forse da una forte corrente d’alta quota che tecnicamente si chiamano correnti a getto, ho scattato d’impulso senza preoccuparmi delle impostazioni utilizzando la priorità di tempi premurandomi solo di abbassare di un mezzo stop e lasciando che del resto si occupasse la mia Canon. l’immagine è venuta come quello che aveva visto il mio occhio dieci minuti prima ? Purtroppo no…… la scena è cambiata in fretta molte delle nubi erano già evaporate o comunque spostate da vento, il sole si era abbassato di qualche grado modificando il riflesso rosa delle nubi che ora tendeva più al grigio in pratica per citare una canzone di Marta Sui Tubi, Le Cose Più Belle Son Quelle Che Durano Poco, aggiungo, le migliori fotografie sono i nostri ricordi…………

cit, Charrlotte Gainsbourg

“Forse la differenza tra me e le altre persone è che ho sempre chiesto di più al tramonto. I più spettacolari colori, quando il sole incontra l’orizzonte.
Forse è questo il mio unico peccato.”
Frase tratta dal dal film Nymphomaniac

BUTTERFLY WATCHING

Fotografare le farfalle

Quest’estate mi sono cimentato con un genere di fotografia che non avevo mai approfondito veramente, ho provato più volte a correre dietro a questi graziosi insetti ma mi è sempre mancato un particolare stato d’animo per poter immortalare le farfalle in tutto il loro splendore, mi è sempre mancata la pazienza necessaria per saper aspettare il momento giusto, la voglia di corrergli dietro per ore, in pratica la pigrizia mi ha sempre bloccato.

Trovandomi in una situazione personale un po’ più tranquilla quest’estate mi sono rimboccato le maniche, ho preparato l’attrezzatura e mi sono messo a fare lunghe passeggiate nei campi dietro casa scoprendo che un prato ricolmo di fiori è un vero splendore, una vera gioia per gli occhi, quindi non ancora conscio di quello che avrei dovuto fare, ho iniziato a fotografare tutto ciò che colpiva il mio occhio iniziando proprio dai fiori concentrandomi su tutto ciò che si muoveva, lì nell’immensamente piccolo infatti ho iniziato a scrutare più da vicino fra l’erba e gli steli dei fiori, e scoperto una grande varietà di insetti curiosi e colorati, su tutti però spiccano le farfalle e proprio a loro che ho rivolto l’obiettivo macro della mia fotocamera.

Durante differenti escursioni fotografiche lungo il Parco Fluviale del Taro e sulle colline di Reggio Emilia, più nello specifico nella zona delle colline Matildiche ho iniziato questa nuova avventura fotografica scoprendo che le farfalle e i fiori sono una realtà estremamente fotogenica.

La prima giornata non è stata molto proficua anzi devo dire al quanto deludente, sono riuscito a portare a casa molti scatti di fiori, immagini scattate tra i campi e i giardini delle abitazioni che ho incontrato sul mio cammino ma immagini apprezzabili di farfalle no, mi mancava ancora la conoscenza giusta per poter creare immagini di questi insetti volanti, la prima cosa che ho capito è che la mattina presto e il tardo pomeriggio sono i momenti ideali per fotografare le farfalle perché il clima è più fresco e gli insetti sono meno attivi.

Non essendo uno studioso non mi sono soffermato a studiare l’habitat preferito di ogni varietà anche se per ottenere perfette immagini di farfalle, sia dal punto di vista estetico che da quello tecnico, è meglio conoscere le abitudini e la condotta di ogni specie, in pratica bisognerebbe conoscere alla perfezione dove gli piace “scorrazzare”, ogni specie ha il suo habitat che sia prato, brughiera, cespugli, boschi, pascoli, io mi sono limitato a prendere il mio obbiettivo macro e girovagare per le colline tra le provincie di Parma e Reggio Emilia.

Ho capito subito che non è facile infatti avvicinarsi a una farfalla quindi ho agganciato al corpo macchina uno zoom, un tele-macro ti permette di fotografare gli insetti ad una distanza di sicurezza, senza disturbarli o spaventarli.

In merito all’attrezzatura fotografica che ho utilizzato, avevo con me: un obiettivo macro con lunghezza focale di 100mm F 2,8 e uno zoom da 70/200 F 2,8 (quest’ultimo è sicuramente la scelta migliore, più versatile e si presta molto bene per scatti veloci senza doversi avvicinare troppo, infatti il vantaggio principale offerto da questa ottica è proprio la distanza di scatto).

Il solo utilizzo del teleobbiettivo però non mi ha garantito una zona di lavoro ottimale, a mie spese ho capito (dopo diverso tempo speso a rincorrerle) che non si deve calpestare la vegetazione adiacente ai loro posatoi, che bisogna muoversi molto lentamente e non bisogna proiettare l’ombra su di loro perché si spaventano e fuggono subito, è meglio fermarsi osservare i loro movimenti capire dove preferiscono posarsi e aspettare il loro arrivo.

In pratica ho passato ore seduto nell’erba e attendendo che fossero le farfalle a venire da me e non il contrario, ho capito che in genere tornano sullo stesso posatoio o su uno nelle immediate vicinanze entro i dieci, quindici minuti.

Congelare la scena in uno scatto perfetto non è l’unica difficoltà che ho riscontrato, dopo diversi scatti ho preferito mettere a fuoco manualmente perché non sempre la messa a fuoco dell’obbiettivo era abbastanza rapida, parlando sempre di tecnica e impostazioni ho notato che un diaframma di f/5,6 è un valore che mi ha permesso di avere l’intero animale nitido e lo sfondo sfocato anche se per ottenere un’immagine nitida la fotocamera va tenuta parallela alle ali.

Il sole è stato un vero problema in quanto deve essere sempre alle spalle per avere la farfalla tutta illuminata e senza ombre, sembra un problema banale e di facile risoluzione ma con un soggetto quasi sempre in movimento credetemi stavo impazzendo perché le farfalle hanno la tendenza a prendere in giro il fotografo e si fermano sempre dove la fotografia diventa impossibile. Anche trovare farfalle con ali che non fossero rotte o comunque con parti mancanti non è stato facile.

Ho combattuto inoltre  con l’effetto mosso per ore in quanto: la farfalla si muove,  in più c’è il movimento del fiore su cui è posata,  il tremolio della fotocamera tenuta in mano, anche il vento deve essere tenuto in grande considerazione, anche la minima brezza può rivelarsi estremamente problematica(una velocità del vento superiore a 10-15 km/h ti creerà grosse difficoltà di messa a fuoco e di fermo immagine), per congelare l’azione e aumentare le possibilità di ottenere una foto nitida, ho impostato un tempo di scatto breve (es. 1/1000) e ho aumentato la sensibilità a seconda della posizione del sole, ISO da 200 a 400 invariante, impostando lo scatto continuo perché il passaggio di una farfalla sul fiore potrebbe durare solo pochi secondi.

Ho tentato anche di riprendere le farfalle in volo per creare immagini d’azione, confesso che non è assolutamente facile, ho cancellato il 99% degli scatti.

In tutto ho fatto cinque uscite solo per fotografare questi insetti, essendo state le prime sperimentazioni su questo genere d’immagini il risultato è sicuramente tecnicamente perfettibile, ho imparato molto dagli errori e soprattutto è stata una sfida mentale in quanto la pazienza gioca un ruolo estremamente importante come tutti gli animali selvatici, le farfalle non possono essere forzate ad andare dove vogliamo noi, ho ottenuto alcune immagini molto gratificanti, anche se non sorprendenti dal punto di vista estetico/tecnico la prossima estate cercherò di replicare l’esperienza sperando di migliorare la mia tecnica con quello che ho imparato in questa prima esperienza.

Cosa ho imparato da questo progetto fotografico:

Fotografa nelle ore più fresche della giornata.

Mantieni il sensore della fotocamera parallelo alle ali della farfalla.

Usa un obiettivo macro.

Anticipa i movimenti della farfalla.

Usa cavalletto monopiede o un treppiede.

Piccolo consiglio: poiché probabilmente avrai a che fare con una profondità di campo ridotta, l’unico modo per mettere a fuoco l’intera ala della farfalla è se tieni la fotocamera parallela alle ali. Detto questo, non abbiate paura di mescolare le cose, facendo scatti dall’alto, da davanti alla farfalla concentrandosi sul suo viso o da altre angolazioni uniche. Ma se vuoi il pieno effetto di dettagli nitidi e nitidi su tutta l’ala, devi essere “VERAMENTE” parallelo alla farfalla cosa assolutamente non facile da eseguire, fortunatamente con l’avvento del digitale gli scatti non determinano un costo quindi preparati a sbagliare e non farti scoraggiare serve tempo, impegno e moltissimi scatti…………..

La farfalla, è qualcosa di particolare, non è un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale. È la forma festosa, nuziale… di quell’animale che… era giacente crisalide e ancor prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile…Tale significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i popoli…È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno… È un simbolo dell’anima…


(Hermann Hesse)

Video delle immagini realizzate

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STRANE LUCI SUL SUOLO LUNARE

“fenomeni lunari luminosi transitori”

La Luna è il nostro unico satellite naturale, ha da sempre affascinato e inspirato tutti gli abitanti della Terra non solo gli uomini, di fatto ci sono correlazioni con il comportamento degli animali che adottano particolari comportamenti a seconda delle fasi lunari, questa sua influenza scientificamente provata ha dato anche origine a miti e leggende. Dopo decenni di studi, esperienze e viaggi sul suolo lunare la Luna è uno dei corpi celesti che celano meno segreti.

Sr.Patrick Moore

“Celare meno segreti” non significa però che l’essere umano abbia di fatto capito tutto di questo satellite, infatti sono presenti dei fenomeni ancora scarsamente conosciuti ma molto ben documentati. Sto per parlarvi dei fenomeni lunari transitori: acronimo “TLP” .  Questo termine è stato coniato da Patrick Moore e compare nel Rapporto tecnico Nasa R-277, dove vengono catalogati cronologicamente gli eventi lunari e badate bene non solo quelli spiegabili scientificamente, questo rapporto è stato pubblicato nel 1968. Patrick Moore ha solo preso coscienza e catalogato quello che era noto da molto tempo, infatti le prime notizie di “brillamenti” sul suolo lunare risalgono ad almeno un migliaio di anni fa. Venerdì 8 gennaio alle ore 5,36 ho potuto assistere in diretta ad uno di questi fenomeni e constatare con i miei occhi che esistono realmente, purtroppo come molti astronomi “dilettanti” indipendenti non ho un adeguato metodo di controllo scientificamente approvato per distinguerne le diverse ipotesi che vanno a spiegare la natura esatta del fenomeno a cui ho assistito.

TLP osservato il 09/01/2021

Ho letto molte pubblicazioni soprattutto della Julius Maximilians Universität Würzburg, che sta impiegando risorse per cercare di carpire i segreti di questi bagliori, questi studiosi hanno anche notato che non esistono solo i fenomeni luminosi transitori ma anche il loro opposto cioè hanno segnalato un effetto contrario che provoca l’oscuramento di porzioni piccole e grandi di superficie lunare, hanno anche accertato che questi fenomeni transitori, bagliori o oscuramento si verificano più volte durante la settimana  la loro durata è sempre brevissima da un decimo di secondo ai due secondi mai di più.

Al vaglio per spiegare questi fenomeni ci sono molte ipotesi, sebbene comunque su una percentuale di 100 fenomeni luminosi che compaiono sulla superficie lunare ben l’80% rimangono di fatto sconosciuti. Hakan Kayal, professore di tecnologia spaziale presso l’università  Julius Maximilians Universität Würzburg, ha affermato “Le attività sismiche sono state osservate anche sulla luna, quando la superficie si muove, potrebbero fuoriuscire gas dall’interno della crosta che riflettono la luce del sole”. Ciò spiegherebbe solo i fenomeni che hanno una durata superiore al minuto, per ciò che concerne invece i fenomeni che hanno una durata inferiore a due secondi per il momento è possibile solo escludere l’impatto di un meteorite, tali fenomeni devono ancora essere opportunamente studiati per chiarirne il mistero.

Prof. Dr.-Ing. Hakan Kayal

Professor of Space Technology
Julius-Maximilians-Universität Würzburg
Department of Computer Science

Hakan Kayal, ammette “La scienza non sa esattamente come si verificano questi fenomeni sulla luna” però cerca di spiegarli con diverse ipotesi: Questi lampi possono verificarsi quando particelle del vento solare caricate elettricamente reagiscono con la polvere lunare, senza mai escludere l’ipotesi sicuramente meno complessa cioè l’impatto di una meteora, ma come abbiamo già annotato sopra tutti questi impatti, anche i più piccoli vengono registrati e catalogati, al momento non esiste alcuna spiegazione scientifica per i flash di luce più brevi.

Curiosità documentata: durante la missione Apollo 11 ci fu anche un avvistamento diretto che andrebbe a consolidare la teoria di fuoriuscita di gas dal sottosuolo lunare, Michael Collins astronauta statunitense al suo secondo volo spaziale in qualità di pilota del Modulo di Comando Apollo 11, riferì: “Ehi, Houston, sto guardando verso nord verso Aristarco adesso, e c’è un’area che è considerevolmente più illuminata di quella circostante. Sembra che abbia una leggera quantità di fluorescenza”.

Filmato registrato il 09/01/2021 con telecamera astronomica a bassa risoluzione rallentato per permettere la visione del “fenomeno lunare luminoso transitorio”

Catalogo spiegazioni plausibili per TLP di media e lunga durata:

  • Alcuni TLP possono essere causati dalla fuoriuscita di gas dalle cavità sotterranee. Si presume che questi eventi gassosi mostrino una caratteristica tonalità rossastra, mentre altri sono apparsi come nuvole bianche o foschia indistinta. A sostegno dell’ipotesi del degassamento, i dati dello spettrometro alfa delle particelle Lunar Prospector indicano il recente degassamento del radon in superficie.
  • Eventi di impatto che si verificano continuamente sulla superficie lunare. Gli eventi più comuni sono quelli associati ai micro meteoriti, come potrebbero verificarsi durante le piogge di meteoriti. I lampi di impatto sono noti e tutti documentati.
  • Effetti elettrodinamici legati alla fratturazione di materiali vicini alla superficie possono caricare di energia elettrostatica i gas già presenti sul suolo o appena fuoriusciti dal sottosuolo lunare innescando un breve rilascio di energia

È anche possibile che molti fenomeni transitori potrebbero non essere associati alla Luna stessa, ma potrebbero essere il risultato di condizioni di osservazione sfavorevoli o fenomeni associati al nostro pianeta.

Dopo aver selezionato e scartato ogni altra spiegazione ad oggi non ci sono spiegazioni scientificamente plausibili per i “fenomeni lunari luminosi transitori” di brevissima durata.

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IL SENTIERO DELLE STELLE

Mi sono cimentato a realizzare immagini di Star Trail ovvero la scia che lasciano impressa nelle immagini le stelle nel loro moto “rotatorio apparente”

Questa tipologia di scatti che viene definita con il nome inglese di star trail (sentiero delle stelle) non è altro che una tipologia di immagine dove andremo ad imprimere sul sensore il moto di rotazione apparente delle stelle, apparente perché a tutti gli effetti è il nostro pianeta a muoversi, quindi la macchina fotografica essendo stabile sul cavalletto registrerà questo movimento tramite la cosiddetta “strisciata” in pratica per definire in modo scientifico questo fenomeno “terrapiattisti” a parte possiamo senza ombra di dubbio affermare che la rotazione della Terra durante la notte sposta di continuo la posizione di ogni stella, creando le suggestive scie visibili nelle immagini, nello specifico il punto centrale intorno a cui tutte le stelle sembrano ruotare è il polo celeste visibile dal luogo della Terra in cui si trova il fotografo, l’altezza del polo celeste sull’orizzonte dipende dalla latitudine locale.

Se il nostro intento è realizzare centri concentrici dovremo come prima operazione individuare l’esatta posizione del Polo celeste in pratica è situato sulla sfera celeste nelle vicinanze della stella Polaris (stella polare) nella costellazione dell’Orsa Maggiore “sto parlando di emisfero boreale” questo sarà il punto in cui le stelle inizieranno a ruotare infatti l’asse di rotazione terrestre passa all’incirca proprio in corrispondenza della stella Polaris, quindi nelle nostre immagini ci apparirà fissa, con tutte le altre stelle che gli ruotano attorno. Ribadisco questo succede solo se vi trovate a fotografare nell’emisfero boreale, mentre a sud dell’equatore, quindi emisfero australe la stella polare non sarà visibile dovrete ricercare Octantis che attualmente è la stella visibile ad occhio nudo più vicina al polo sud celeste, se invece vi trovate a fotografare all’equatore non potrete ottenere l’effetto dei centri concentrici vedrete le stelle lasciare una strisciata dritta e parallela le une con le altre. Appena sarete riusciti ad individuare la stella polare, questa andrà inclusa nella vostra inquadratura, ricordate tutte le stelle ruotano attorno al polo celeste solo così otterrete uno star trail circolare più vi discosterete dalla stella Polare più i centri concentrici appariranno ampi.

La scelta del luogo è molto importante, dovrete ricercare una zona particolarmente buia per realizzare i vostri scatti. In pratica dovete andare lontano dai centri abitati e cercare per quanto sia possibile zone sgombre da fonti luminose artificiali o naturali, per questo motivo è meglio scegliere le notti senza Luna inoltre come logico il cielo deve essere completamente libero da nuvole. Se utilizzerete una macchina fotografica analogica, basta fare una singola foto con tempo di esposizione di qualche ora, per ottenere subito impressionata sulla pellicola il sentiero delle stelle, con il digitale purtroppo questo non è possibile i sensori sia APSC che FULL FRAME montati sul 99% delle reflex in commercio potrebbero pericolosamente scaldarsi, inoltre il rumore creato da una esposizione così lunga non vi farebbe sprecare tutto il lavoro fin qua eseguito se invece possedete una camera con sensore raffreddato non avrete problemi e il lavoro risulterà molto semplice. Veniamo alle informazioni di base: per ottenere un discreto risultato si deve necessariamente realizzare una sequenza di immagini a lunga esposizione, ogni scatto dovrà durare da 30 a 40 secondi, il totale degli scatti che servono sono da 200 a 300 che verranno poi “fusi” in un’unica fotografia utilizzando programmi appositi. Con questa prima impostazione abbiamo così bypassato il problema del digitale, andando a spezzare un’esposizione lunghissima in tante esposizioni più brevi.

ATTREZZATURA NECESSARIA:

Primo attrezzo necessario per realizzare gli star trail è il treppiede, utilizzatene uno solido e di buona fattura, la macchina fotografica durante tutti gli scatti non deve assolutamente muoversi.
Secondo accessorio indispensabile per gli STARTRAIL è l’intervallometro (telecomando di scatto remoto programmabile) se la vostra macchina fotografica reflex ha un intervallometro integrato allora non c’è bisogno di questo accessorio. Obbiettivo grandangolare o piccolo zoom importante che sia abbastanza luminoso, nei miei molti esperimenti ho notato che avere una apertura di 2.8 per questo genere di scatti è la soluzione migliore, sconsiglio l’utilizzo di corpi macchina “mirrorles” in quanto hanno ancora una durata delle batterie troppo breve

COMPOSIZIONE DELLA SCENA E MESSA A FUOCO:

Una volta individuata nel cielo la stella Polais, quindi il nord celeste, piazzate la macchina fotografica sul treppiede assicurandovi che sia ben stretta sull’attacco della testa del cavalletto, ora componete l’inquadratura includendo, oltre alla stella Polaris, anche qualche oggetto terrestre come montagne o alberi per accentuare l’idea del movimento delle stelle e rendere migliore graficamente l’immagine.
Ricordatevi di non includere fonti di luce diretta nella inquadratura perché la lunga esposizione la farebbe sicuramente prevalere sulla luce delle stelle. La stessa cosa vale anche per la Luna preferite sempre eseguire gli scatti in assenza del nostro satellite. Dovete necessariamente disattivare la messa a fuoco automatica, potete aiutarvi con il Live View e la funzione di ingrandimento del display, prendendo come riferimento una stella nel cielo che sia particolarmente brillante e ruotiamo la ghiera della messa a fuoco finché questa non sarà perfettamente nitida nello schermo, può essere molto utile avere una maschera di Batinov da appore sull’obbiettivo durante la messa a fuoco, sicuramente questa maschera semplificherà di molto tutte le operazioni di messa a fuoco evitando quella fastidiosa sfocatura che si vedrebbe solo a fine lavorazione. Cercate di essere precisi in questa operazione di messa a fuoco perché se sbagliate il risultato sarà pessimo e butterete via tutta la sequenza di scatti.

IMPOSTAZIONI CONSIGLIATE:

Dare delle impostazioni specifiche non sarebbe tecnicamente corretto in quanto dipendono dal luogo in cui scattate, dalla temperatura, se è presente tanto o poco inquinamento luminoso, in pratica molto del lavoro lo dovrete fare da soli.
Primi esperimenti di StarTrail

Ma ci sono comunque alcuni consigli che vi posso fornire per evitarvi errori che anch’io in precedenza ho commesso, partiamo da un elemento importantissimo, bisogna scattare in modalità MANUALE, a molti principianti la lettera M sulla ghiera spaventa ma fate uno sforzo e giratele fino a quel punto. Ora passate ad impostare la posa Bulb, su alcune fotocamera è indicata come posa B, da qua in avanti sono solo indicazioni perché ogni luogo e ogni notte cambia ma soprattutto cambia in rapporto all’obbiettivo che sceglierete di utilizzare io per questi scatti ho utilizzato un 20 mm F 1.4 anche se con il senno dipoi ritengo F 2.8 migliore per questa tipologia di scatti  (so bene cosa stai pensando: ma la profondità di campo con un diaframma così aperto va a farsi benedire! Non ti preoccupare anche con apertura molto ampia la profondità di campo risulta elevata, le stelle sono così lontane da apparire approssimativamente tutte allo stesso piano focale e quindi risultano tutte a fuoco anche con un diaframma molto aperto). ISO da 200 ad un massimo di 400 non oltre! Tempo di scatto 30 secondi massimo 40. Disattivate la funzione di riduzione rumore di default presente sulla maggior parte delle macchine fotografiche, questa funzione potrebbe dar luogo ad un ritardo tra uno scatto e l’altro quindi una volta che le fotografie saranno unite, la strisciata non sarà continua ma tratteggiata. Scattate sempre in formato RAW in modo da avere in fase di postproduzione un controllo maggiore delle immagini prodotte. Bilanciamento del bianco impostatelo su luce diurna vi eviterà di intervenire successivamente in fase di postproduzione, se vi dimenticherete come ho fatto io nei primi esperimenti, dovrete necessariamente applicare una correzione a tutta la sequenza di immagini. Dopo aver fatto tutte le opportune verifiche partite con i primi scatti di prova, controllate e ricontrollate messa a fuoco ed esposizione, solo quando siete sicuri passate allo step definitivo impostando sull’intervallometro o sulla fotocamera (per chi ha questa funzione) un minimo di 200 scatti assicurandovi di impostare una pausa dopo un massimo di 20/30 scatti oppure cosa seconda opzione impostando una pausa di 5/10 secondi ogni scatto

Ora siete pronti per realizzare il vostro Star Trail

non dimenticatevi mai di controllare e ricontrollare tutto almeno tre volte

Se vuoi creare un sentiero di luce molto lungo, oppure cerchi completi, servono molti scatti, quindi devi preventivare almeno tre, quattro ore di riprese ma non ti spaventare mediamente per apprezzare un minimo la fotografia in star trail ma soprattutto per i tuoi primi esperimenti basterà una o due ore, come già detto la macchina non deve assolutamente muoversi, se questa malaugurata ipotesi dovesse accadere allora dovrete iniziare da capo tutto il lavoro.

ELABORAZIONE DELLE IMMAGINI:

Questo è ultimo passaggio, richiederà l’impiego ovviamente di un computer e di software specifici, on line ne trovi a centinaia, ma io sono abituato ad utilizzare: Adobe Lightroom, Pixinsight, Adobe Photoshop in questo preciso orine. In pratica la procedura da eseguire in inglese è chiamata stacking, si tratta di prendere tutte le immagini realizzate e successivamente posizionarle una sopra l’altra e fonderle. Se la procedura sarà corretta il movimento delle stelle, in origine spezzettato nelle singole immagini, si andrà comporre senza interruzioni. Esiste anche una procedura simile utilizzando solo Adobe Photoshop importando ciascuna immagine su un livello sottostante fondendo il tutto con l’opportuno metodo di fusione ma davvero ve lo sconsiglio vivamente.

EDITAZIONE IN BREVE:

Primo passaggio: scaricare tutte le immagini e importare la sequenza esatta in Adobe Lightroom, correggere o comunque se necessario fare le opportune correzioni e copiare la modifica su tutte le immagini (bastano due clik)

Secondo passaggio: passare tutte le immagini in software specifico che andrà a riconoscere l’esatta sequenza e fonderà i vostri scatti io uso Pixinsight ma visto la sua complessità e soprattutto il costo potrete trovare in rete programmi simili esempio: deep sky stacker oppure Startrails.exe che tra l’altro è il più utilizzato

Terzo passaggio: Adobe Photoshop per i ritocchi finali, ma soprattutto con Photoshop potrete prendere tutte le immagini precedentemente lavorate da Lightroom (vi basterà cambiare il formato da raw in jpeg) per creare un filmato di Star Lapse veramente emozionante.

Non andate in confusione se, oltre alla striscia delle stelle, sulle immagini vi appariranno anche altre linee che non seguono il verso dello Star Trail, non sono UFO! Ma sono aerei se la linea sarà tratteggiata oppure satelliti se la linea sarà continua, non mancheranno nemmeno asteroidi che impattano nell’atmosfera, nelle immagini potrebbero essere presenti anche gli IRIDIUM FLARES ossia i riflessi causati dalle antenne dei satelliti per telecomunicazioni che lasciano un flash di luce molto particolare quindi non andate a gridare ai quattro venti HO FOTOGRAFATO UN UFO.

Le stelle sono uno degli spettacoli più belli della natura. Il solo guardarle ci mette davanti la nostra piccola esistenza rispetto all’immensità di quello che ci circonda e ci ricorda quanto la nostra vita sia un viaggio all’interno di qualcosa di così grande che non riusciamo neanche a immaginare.

Ma un cielo pieno di stelle Ã¨ anche una visione romantica che ci toglie il fiato, e che sogniamo di ammirare una notte d’estate in compagnia della persona che amiamo con la speranza che il tempo si fermi per sempre.