ESSERE PADRONI DELLA PROPRIA VITA

Se hai ragione non hai bisogno di gridare.
(Proverbio zen)

Ci sono libri di veri e propri guru che ti dicono che diventare padroni della tua vita è elementare, che raggiungere la consapevolezza è una cosa normale e  che meditare è la cosa più facile di questo mondo, mentono sapendo di mentire!! Ora come ora, sulla terra sono poche le persone veramente padrone della loro vita persino gli “esperti i cosiddetti illuminati” che ti insegnano queste tecniche, non sono veramente consapevoli, nemmeno loro sono padroni delle loro vita, il motivo è semplice, la nostra società è strutturata in modo che tu non sia mai completamente padrone del tuo tempo. Se queste poche parole ti fanno sorgere delle domande è giusto! Anch’io me ne faccio molte, soprattutto quando per un corso di cinque incontri ti chiedono cinquecento euro, eccome se mi faccio delle domande!

Una grande illuminazione nasce
da un grande dubbio.

Porsi delle domande è giusto anche se la risposta non è sempre semplice da trovare, bisogna avere fiducia perché poco alla volta passo dopo passo “lezione dopo lezione” si percorre veramente molta strada e la cosa bella è che si inizia un percorso per scavare dentro di noi, non pensare che sia semplice infatti per l’essere umano andare in profondità è veramente complesso, perché da un lato c’è il nostro enorme ego che ci domina e dall’altro c’è la paura di scoprire dentro di noi una parte “cattiva”. Penso che questa paura venga dall’educazione ricevuta però sinceramente poco importa è tempo di lasciarsi alle spalle il passato anche perché non può essere cambiato, “il momento più prezioso al mondo è quello che tu vivi ora, e il futuro dipende solo da te, e da quello che pensi e fai in questo momento”. Io sto facendo i primi passi nella crescita personale quindi ti voglio avvisare se continuerai la lettura costante dei miei articoletti potresti avere un terremoto interiore, quando ho iniziato ho avuto l’impressione che tutto potesse crollarmi addosso e soprattutto la meditazione all’inizio mi si è ritorta contro per i troppi problemi da affrontare, ora invece la considero come una scossa ed è stata anche la prova provata che dentro di me stava effettivamente succedendo qualcosa quindi se anche a te succederà la stessa cosa non ti devi spaventare bisogna “fare pulizia per migliorare la qualità della nostra vita”.

Io ho iniziato con prestare maggiore attenzione ai miei pensieri, certo ho fatto dei corsi ma non sempre sono riuscito a mettere in pratica gli insegnamenti forse perché troppo intrisi di concettualità e poco di praticità, riuscivo a eseguire una meditazione solo se guidata poi appena finito il corso tutto tornava come prima, non basta il fatto di aver deciso di esperire una crescita personale seguendo corsi, ascoltando conferenze, leggendo libri, per renderlo possibile serve tanta forza interiore, per iniziare questo lungo cammino occorre cambiare genere di azioni se vuoi veramente che la tua vita migliori; più te lo ripeti meglio sarà, poco alla volta, passo dopo passo. Ti faccio un banale esempio: se prendiamo un bicchier d’acqua sporca di fango e molto lentamente ci versiamo dentro allo stesso bicchiere acqua limpida e pura cosa succede? Lentamente vedrai straripare il bicchiere e l’acqua contenuta in esso che prima era torpida va via via purificandosi, più versi acqua limpida più nel bicchiere rimarrà solo acqua pulita fino a che non otterrai un bicchiere di acqua limpida e trasparente, questo è quello che accada dentro di te quando entri davvero a contatto con la tua crescita personale.

L’ego è ciò che ci separa da noi stessi, da ciò che siamo veramente, è un “compagno immaginario” che tenterà di controllarci, assumendo il dominio della nostra vita, fino a che non riusciremo a riconoscerlo.

Una delle prime cose da imparare è lasciare andare il nostro ego, dominandolo avrai una sensazione sgradevole, perché riuscire ad ammettere che non siamo infallibili non è semplice, una cosa che per me è stata veramente complicata è stato il fatto di riuscire ad ammettere che altri avessero ragione e riconoscere che i loro consigli facevano al caso mio, troppo spesso il mio ego voleva imporsi nelle discussioni con la pretesa di voler cambiare le persone solo per il piacere di avere ragione; questa è una grande prova da superare ed è solo la prima tappa obbligata per tutti quelli che iniziano questo percorso, perché meglio gestiremo il nostro ego meglio potremo gestire il nostro atteggiamento verso le situazioni esterne. Primo esercizio vero e proprio di questa mini giuda verso la consapevolezza: Gestire l’ego, prendi coscienza dei tuoi pensieri soprattutto quando ti trovi in una situazione difficile che ti infastidisce, poniti delle domande: perché sta accadendo? Cosa e perché mi infastidisce? Perché questo o quello mi sta dicendo quella cosa? Come posso porvi rimedio? Ma soprattutto sto realmente ascoltando con la mia mente sgombra oppure è il mio ego che sta pensando al posto mio?

(Henepola Gunaratana)

La consapevolezza è proprio questo: vivere attimo per attimo con pienezza e senza aggiungervi interpretazione. E’ solo l’attimo. Stai facendo qualcosa di ‘spiacevole’ me se lo vivi attimo per attimo dov’è che la nozione di ‘spiacevole’ può trovare una base d’appoggio?
La consapevolezza è attenzione cosciente al momento presente; avviene nel qui ed ora; è l’osservazione di quel che succede proprio adesso, in questo preciso istante. Sta sempre nel presente, perpetuamente sulla cresta dell’onda fugace del tempo che passa. Se ti ricordi della maestra delle elementari, allora quello è ricordo; quando ti rendi conto che stai ricordando la maestra delle elementari, quella è consapevolezza; e quando concettualizzi il processo e dici tra te e te: «Oh, sto ricordando», quello è pensiero
“.

Prossimo articolo il respiro consapevole!

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MINDFULNESS: ASCOLTA IL TUO CORPO

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Oggi festeggio un anno di pratica della mindfulness, è stato un periodo molto duro dove il coronavirus e di conseguenza le restrizioni applicate da questo governo hanno portato grossi cambiamenti nella vita di tutti, segnando varie fermate nel cammino intrapreso nelle discipline per il benessere e la crescita personale. Dapprima l’interruzione dei corsi presso centri specializzati, poi la scarsa voglia di dedicarci anche solo brevi momenti, hanno cancellato i risultati che avevo ottenuto nei primi mesi dello scorso anno, ho capito che la mindfulness non è poi così semplice come appare non basta fare un paio di corsi, leggere due o tre libri sulla questione, bisogna essere pronti ad accettare il cambiamento e questo non può avvenire se nella nostra mente dimora la pigrizia.

Ora devo tornare necessariamente al punto di partenza e definire bene scopo e obbiettivi, ritengo fondamentale partire da questi due punti perché il primo insegnamento appreso è che c’è bisogno di consapevolezza, e tutto questo mi porta a chiarire un concetto fondamentale della mindfulness e cioè che devo rispondere a precise domande: perché lo faccio? Come posso impormi di seguire un percorso giornaliero se considero queste pratiche troppo noiose? Ma soprattutto mi sto chiedendo: tutto questo mi aiuta veramente?

Queste sono le domande che penso tutti quanti si pongano appena iniziano un percorso di consapevolezza, a dire il vero io me le ero già poste all’inizio del percorso, pensavo erroneamente di essere in grado di dar loro una risposta ma non è stato così.

I primi mesi pensavo di essere entrato in un mondo meraviglioso essere finalmente in grado di eliminare lo stress migliorarmi psicologicamente portando dentro di me un po’ di luce, tutto questo era vero ma solo in parte, mi sentivo meglio ma l’infatuazione provata all’inizio per queste discipline è gradualmente sparita non sono stato in grado di alimentarla ed è arrivato quello che considero un vero e proprio fallimento, ho lasciato che la pigrizia entrasse a far parte della mia vita prima praticavo yoga trenta minuti al giorno meditazione altri trenta minuti al giorno poi leggevo almeno un’ora libri dedicati al tema della crescita personale, mi ero dato un preciso schema segnando su carta orari e tempi ben definiti giorno dopo giorno i minuti che dedicavo a queste pratiche scendevano sempre di più fino a smettere quasi completamente passando da ogni giorno ad un giorno a settimana fino a qualche volta al mese, era come se si fossero insediate due personalità nel mio cervello: una che sapeva che era per me fisicamente importante praticare mindfulness e l’altra quella prevalente che si opponeva con forza facendomi restare inebetito davanti alla televisione o allo schermo del telefonino a seguire notizie  della pandemia in corso badate bene se non ci fosse stata la pandemia sarebbe stata la medesima cosa avrei trovato altre scuse per non fare yoga o meditare.

Se come ho detto voglio iniziare da capo questo percorso la prima cosa che devo fare è spegnere televisione e smartphone e non essere distratto da ogni tipo di apparecchio che possa anche solo inviare notifiche, di sicuro seguire un corso sarebbe meno complesso in quanto il gruppo di porta ad essere concentrato e ti impone serietà e coinvolgimento, ma in questo periodo di pandemia globale non è possibile, il mio problema principale è portare fuori dai corsi a cui ho già partecipato, nel quotidiano questo percorso di crescita personale e farlo diventare stile di vita (questa è la cosa veramente più complicata). Per chi non ha letto gli articoli precedenti praticare mindfulness o anche solo essere consapevole del respiro mentre questo avviene, c’entra con lo stress che ogni persona sente a fine giornata e che può causare molti problemi.

Lo stress, non è altro che un adattamento negativo a ciò che sta accadendo nella nostra vita, il mio intento è uscire da una solita routine di pigrizia mentale e cercare di creare non una nuova routine ma un nuovo stile di vita in pratica: un nuovo modo di comportarsi con gli altri, con sé stessi, cambiare il modo di vedere un evento, optare per una scelta che al momento sembra impossibile;  quando a cambiare è qualcosa intorno a noi, qualcosa che non possiamo controllare o gestire, la situazione diventa inevitabilmente stressante. Il lavoro, il capo, il collega, il compagno o compagna di una vita, risolvere un qualcosa che da tempo mi affligge, affrontare una nuova malattia, convivere con una cronica situazione di malessere che peggiora di anno in anno e così via… tutti questi così detti stressor o eventi stressanti sono facilmente identificabili: mal di testa, mal di stomaco, mal di pancia, affanno, tachicardia, problemi di ansia, depressione, contratture, vomito, nausea, fare fatica ad addormentarsi, o viceversa voler dormire di più, svegliarsi più volte durante la notte e non riuscire più ad addormentarsi.

Io ho un disturbo molto brutto ho una grande difficoltà a memorizzare e ricordare, questo mi porta a sentirmi triste, scoraggiato, e se considerate il tutto una banalità vi dico che anche se è un problema mentale questo si somatizza nel mio corpo: alopecia o perdita dei capelli, colite, malattie della pelle come la psioriasi o altre così dette malattie psicosomatiche. Comunque ora parlando in generale, solitamente tutti i problemi qui sopra elencati portano la persona a richiedere l’aiuto del proprio medico. Gestire lo stress è difficile e complicato ma una buona crescita personale può aiutare, sebbene la mindfulness non fa miracoli, intendiamoci.

Oggi sappiamo che essere consapevoli delle proprie sensazioni fisiche, delle emozioni che proviamo, dei pensieri che la nostra mente è abituata a produrre per le specifiche situazioni ambientali, e soprattutto ascoltare i segnali del proprio corpo,  ciò che manifesta (sensazioni, emozioni e pensieri) è determinante  per la propria salute.

Non tutti hanno sviluppato la capacità di analizzare  la propria situazione per poi successivamente spiegare le proprie sensazioni fisiche, soprattutto parlo delle esperienze emotive e i pensieri che ci guidano nelle scelte a cui ogni giorno ci troviamo di fronte: non ce ne rendiamo conto ma anziché trovare una adeguata espressione nella parola le esperienze utilizzano come canale privilegiato il corpo, dando così luogo ai sintomi descritti sopra, che però se protratti a lungo e non gestiti sono in grado di alterare l’attività fisiologica del nostro organismo, aggiungendo ulteriore sofferenza psico-fisica allo stress fisiologico di tutti i giorni.

Il mio intento è quello di riprendere il mio cammino con una consapevolezza in più so che il “sistema funziona” ma devo trovare il mio percorso cioè fare mie le conoscenze acquisite, ma non solo devo anche studiare un metodo che possa essere replicabile giorno dopo giorno e possa aiutare me e soprattutto chi mi legge a comprendere che non c’è solo noia nella mindfulness

Partirò dal respiro consapevole, ma per il momento la chiudo qua non voglio dilungarmi troppo, anticipo che il prossimo articolo tratterà questo argomento in quanto prima di imparare la meditazione vera e propria, inizierò proprio da questo apprendendo come respirare consapevolmente, penso sia il miglior modo per imparare a rilassarci e a fermarci, infatti quando respiriamo e siamo coscienti che stiamo respirando, la nostra mente anche se da subito vagabonda per i meandri dei nostri pensieri inizia piano piano a riposare e tutto questo grazie solamente nostro respiro consapevole, fino ad arrivare ad una sensazione di calma e di piacevolezza che sorge naturalmente (a me aiuta anche ad addormentarmi ma di questo parlerò in seguito).

L’amore è l’arte di stare con gli altri, la meditazione è l’arte di essere in relazione con se stessi, lascia che l’amore e la meditazione siano le tue due ali.
(Osho)

La parola “meditazione” viene dal latino “meditari”, forma passiva del verbo che letteralmente significa “essere mosso verso il centro”. La coscienza rimane passiva mentre è mossa verso il centro (l’inconscio), dove può raggiungere la totalità: una riunificazione con i contenuti e con le tendenze che sono stati esclusi dalla coscienza.

(Milton Erickson)

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